Dal vandalismo al linguaggio dell’odio: due episodi, un unico clima nel Lazio

Le scritte contro Nicola Procaccini a Roma e gli atti vandalici agli Horti di Cassino rivelano una deriva comune. Non episodi isolati, ma segnali di un clima politico e sociale segnato da delegittimazione e tensione crescente.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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Presi singolarmente, possono essere archiviati come atti di vandalismo. Letti insieme raccontano qualcosa di più profondo. E, soprattutto, più inquietante.

Nel giro di poche ore, due fatti hanno attraversato il territorio del Lazio Sud: da una parte le scritte “sionista” e “satanista” contro Nicola Procaccini, ex sindaco di Terracina, figura di riferimento del centrodestra pontino e ciociaro, comparse sotto casa sua a Roma. Dall’altra, gli Horti di Porta Paldi a Cassino imbrattati con frasi omofobe, richiami al Duce e inviti espliciti alla violenza. Non è la stessa mano. Ma è lo stesso clima.

Perché qui non siamo più di fronte a una bravata. Siamo dentro una grammatica dell’odio che torna a circolare con troppa disinvoltura. E che colpisce bersagli diversi — un esponente politico, un luogo simbolo di inclusione — ma con lo stesso linguaggio: quello della delegittimazione, dell’intimidazione, della disumanizzazione.

Bersagli diversi, stesso linguaggio

Nicola Procaccini

Colpire Nicola Procaccini con epiteti caricati di odio ideologico significa provare a trasformare il confronto politico in un regolamento di conti. Non è critica. Non è dissenso. È un tentativo di marchiare, di isolare, di indicare un nemico.

Allo stesso modo, imbrattare gli Horti di Porta Paldi — uno spazio restituito alla città come laboratorio di pace, memoria e inclusione — significa colpire non solo un luogo fisico, ma un’idea di comunità. È un gesto che parla contro ciò che Cassino rappresenta: una città che ha fatto della memoria della guerra un argine contro la violenza.

Figli della stessa deriva

Giuseppe Memeo punta una pistola contro la polizia durante una manifestazione di protesta (Foto di Paolo Pedrizzetti)

E allora il punto non è stabilire quale sia più grave tra i due episodi. Il punto è riconoscere che entrambi sono figli della stessa deriva. Perché c’è una linea sottile che separa il dissenso dall’odio. E quella linea, quando viene oltrepassata, produce effetti concreti: legittima comportamenti estremi, crea un clima in cui tutto diventa possibile.

E quando l’odio diventa linguaggio quotidiano, non resta mai confinato ai muri. Prima o poi, trova il modo di scendere da lì. Noi, i ragazzi che si sparavano con le P38 per ideologia, li abbiamo visti. E non ha portato a niente, da nessuna delle due parti.

Senza Ricevuta di Ritorno.