Negli anni più duri del terrorismo, scelse la via delle idee e dell’impegno civile. Comunista mai ortodosso, Ernesto Cossuto ha indicato un’alternativa alla violenza. La sua eredità resta una lezione di coerenza e libertà.
Esistono molti modi di fare politica. Durante gli Anni di Piombo il professor Ernesto Cossuto di Cassino decise di scendere in campo. Con la forza delle idee, spiegando alla sua generazione che non c’era bisogno di impugnare una P38 per fare una rivoluzione.
Quella scelta, in un’epoca in cui la logica dello scontro armato esercitava un fascino brutale su molti giovani, non era scontata. Non era comoda. Richiedeva il coraggio di dire che la rivoluzione si poteva fare anche così: alzando un braccio, chiudendo un pugno, studiando, insegnando, spiegando.
Fu il suo esempio di non violenza a rappresentare un argine ed al tempo stesso una linea di rottura. È l’esempio a contare spesso molto più delle parole. E fu grazie a quell’esempio che tanti hanno scelto l’impegno sociale ripudiando, al tempo stesso la lotta armata.
Cossuto mai omologato

Comunista convinto negli anni del Pci non era affatto un ortodosso: aveva sempre il dubbio come stella polare, quasi come la redazione del Manifesto che a furia di pensare venne messa ai margini. Lui non sconfinò mai: valutò, criticò, ma fu soprattutto fedele a se stesso ed alla lotta ad ogni forma di prevaricazione, di sfruttamento, di sopraffazione. Senza una pistola in mano, con un braccio alzato ed un pungo chiuso.
L’ultima lezione l’ha data oggi che è andato via e tutto ciò che ha costruito, all’improvviso, in un attimo, è tornato al centro: facendo apparire tutti noi molto più piccoli ed insignificanti.
Senza Ricevuta di Ritorno.



