Il saldo è positivo — appena, ma positivo — in uno dei contesti geopolitici più instabili degli ultimi decenni. Nel territorio di Frosinone e Latina, quel saldo vale 147 unità. Non è un numero che fa titoli. Ma racconta qualcosa di preciso su un territorio che tiene, anche quando il vento soffia contro.
Quello che succede nel Golfo Persico in queste ore è in grado di far aumentare del 30% il costo dei profilattici nelle farmacie di Frosinone e Latina. È una provocazione, certo. Ma è anche la sintesi più brutale e più onesta di ciò che significa vivere in un’economia globale nel 2026: niente è locale, niente è separato, niente è al riparo. (Leggi qui: Il 2026 delle imprese di Frosinone e Latina: un territorio che resiste in un mondo che trema).
I dati Movimprese del primo trimestre, cioè l’analisi delle imprese che aprono e di quelle che hanno chiuso, dicono che Frosinone e Latina resistono — 147 imprese in più – il Lazio primo in Italia per tasso di crescita. Ma la resistenza è un fatto difensivo. Non sono nate più imprese: ne sono morte meno. È la differenza tra chi corre e chi rallenta meno degli altri. Importante, ma non sufficiente.
Il futuro di questi due territori si gioca su tre tavoli contemporaneamente e tutti e tre sono aperti. (Leggi qui: Il 2026 delle imprese di Frosinone e Latina: un territorio che resiste in un mondo che trema).
I tre tavoli

Il primo è Stellantis. Il 21 maggio il piano industriale dirà se Cassino Plant ha ancora un futuro. Non è una questione locale: è la questione più urgente che il territorio abbia di fronte, perché attorno a quello stabilimento ruota un indotto che è in grado di condizionare pesantemente i dati Movimprese se dovesse collassare.
Il secondo sono la ZLS e la Zona Franca Doganale. Sono strumenti che non toccano direttamente i cittadini ma le imprese che creano economia ed occupazione per loro. Sono strumenti reali non promesse. Ma richiedono imprese che siano capaci di usarli e istituzioni capaci di accompagnare senza perdersi nella burocrazia: quella stessa burocrazia che – dice l’ex ministro Giovanni Tria questa mattina – ha fatto scappare un investimento della società farmaceutica Moderna anni fa, mentre Novo Nordisk arrivava ad Anagni grazie a un Commissario di Governo che ha rimosso gli ostacoli in tempo reale. Serve anche la politica e serve il coraggio delle scelte. (Leggi qui: Top e Flop, i personaggi di mercoledì 22 aprile 2026).

Il terzo punto è l’energia. Finché le imprese ciociare pagheranno l’energia più delle concorrenti europee qui c’è poco spazio per nuove fabbriche: ce lo dobbiamo dire con chiarezza. E lo dobbiamo dire soprattutto a chi non ha voluto farci realizzare qui occasioni che non hanno costruito sviluppo energetico.
Il mondo trema. Frosinone e Latina reggono. Ma reggere non basta. La navigazione è appena cominciata e il mare, fuori, non è affatto calmo.
Senza Ricevuta di Ritorno.



