l vero pericolo non sono i Social: è lasciarci i figli da soli

l divieto australiano ai social sotto i 16 anni rassicura ma non risolve: il problema non è social sì o social no, è l’assenza adulta che trasforma lo smartphone in un educatore silenzioso. Le regole aiutano, ma l’abbandono digitale fa più danni degli algoritmi.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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L’Australia ha deciso di fare quello che mezzo mondo dice di volere ma nessuno ha ancora avuto il coraggio di tentare: vietare i social ai minori di 16 anni. Un gesto epico, quasi biblico, annunciato come lo spartiacque fra l’infanzia salvata e l’apocalisse digitale. Poi però è arrivata la realtà, quella cosa che rovina sempre le migliori intenzioni.

Ragazzi di 14 anni che passano senza fatica i controlli facciali e quindicenni e mezzo segnalati come infanti. Gruppi di amici spezzati da un algoritmo che decide chi è pronto per la vita e chi no. Genitori che spiegano ai figli come aggirare un divieto nato per proteggerli. E minorenni che si rifugiano su piattaforme ancora meno regolamentate.

Il fatto è che il proibizionismo digitale ha lo stesso destino del proibizionismo tradizionale: spinge nell’ombra ciò che vorrebbe limitare alla luce del giorno. Esattamente come accadde quando si misero in testa di proibire gli alcolici.

Più di noi che dei Social

La verità è che questo divieto dice più di noi che dei social. Rivela la nostra tentazione di affidare ad un’età anagrafica il lavoro che spetterebbe a un’educazione complessa, paziente, quotidiana. 

Il punto non è social sì o social no. Il punto è social quanto e social come. Il problema non è il telefonino, ma il telefonino lasciato come surrogato della presenza adulta. Il problema non è TikTok, ma un adolescente che ci passa cinque ore al giorno senza che nessuno gli insegni a distinguere un contenuto da un inganno, un’emozione autentica da un’iperbole costruita per generare like.

Uno studio dopo l’altro ci ricorda che la vulnerabilità non si misura in anni: si misura in solitudini. In disattenzioni. In adulti che delegano alla tecnologia ciò che la tecnologia non potrà mai fare: essere un riferimento affettivo.

Il governo australiano dice: una regola imperfetta è meglio di niente. Forse. Ma nessuna regola sostituirà la responsabilità di stare accanto ai ragazzi mentre imparano a stare nel mondo — anche quello digitale.

Senza Ricevuta di Ritorno.