Il maxi-riassetto da 22,2 miliardi non segna la fine ma l’Anno Zero di Stellantis: stop all’elettrificazione forzata, niente dividendi e nuova strategia industriale. Filosa azzera il passato per riportare clienti, volumi e redditività al centro.
L’anno zero di Stellantis è cominciato oggi. Un Big Bang che distrugge il passato recente e scrive una storia nuova per viaggiare su una direzione diversa.
Non devono impressionare le cifre prodotte oggi dalle Borse e nemmeno i numeri operativi che sono stati annunciati: 22,2 miliardi di perdite dichiarate e contabilizzate, la fine di un’illusione industriale durata troppo a lungo. Quella di un’elettrificazione immaginata come destino inevitabile, accelerata oltre il mercato, oltre i clienti, oltre il buon senso. Le macchine elettriche le vogliono in pochi, concentrati nelle grandi città: hanno un senso ma sacrificare tutto per quella sola nicchia di mercato è stato un errore.
La decisione annunciata dall’amministratore delegato Antonio Filosa è un atto politico prima ancora che finanziario. Cancellare programmi, ridimensionare piattaforme, uscire da joint venture simboliche come quella canadese sulle batterie significa dire una cosa semplice e brutale: la strategia precedente non stava in piedi.
Zero e ripartire

Il mercato lo ha capito subito. Il titolo affonda in Borsa, quasi meno 15%. Ma è una reazione di pancia. Perché sotto la superficie c’è altro: il ritorno dei volumi, gli ordini che crescono, gli indicatori di qualità che migliorano, una guidance 2026 che torna a parlare di margini. È il classico paradosso dell’industria: perdere oggi per tornare a guadagnare domani.
Questa volta non pagano gli operai. Ma i soci: niente dividendi. Una scelta impopolare ma coerente. Meglio tenere in cassa risorse – 46 miliardi di liquidità industriale – che continuare a raccontarsi favole verdi mentre i clienti comprano altro. Il messaggio di Filosa è chiaro: non è l’auto elettrica il problema, è l’averne sovrastimato tempi, volumi e desiderabilità. Lo ammette Stellantis stessa, senza giri di parole.
L’Anno Zero comincia così: riportando le decisioni nei territori, riallineando i prodotti ai mercati reali, tagliando ciò che non sta in piedi. È una scelta che farà discutere, soprattutto in Europa. Ma è anche l’unico modo per tornare a fare industria e manifattura anzichè presentazioni e finanza.



