L’ascensore fermo: Cassino sospesa tra passato industriale e futuro incerto

Per anni Stellantis è stata il motore sociale ed economico del territorio. Oggi, tra produzioni dimezzate, rinvii industriali e incertezza occupazionale, lo stabilimento di Cassino racconta una crisi che non è solo industriale ma identitaria: un ascensore fermo che chiede scelte politiche rapide e coraggiose.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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Per decenni è stato l’ascensore sociale, industriale e persino identitario di un intero territorio. Stellantis – prima Fiat, poi Fca – non era solo una fabbrica: era la promessa concreta che a Cassino e dintorni si potesse salire di piano senza emigrare. Oggi, quell’ascensore è fermo tra due piani. E scricchiola.

I numeri del 2025 sono impietosi ma soprattutto simbolici. In meno di due anni le produzioni si sono dimezzate, riportando l’orologio industriale indietro di cinquant’anni. Non è una flessione congiunturale: è una frattura. E Cassino, ancora una volta, paga più degli altri: -27,9% in dodici mesi, il peggior dato della storia dello stabilimento.

Fca Cassino Plant, operai all’ingresso in stabilimento

Diciannovemila auto prodotte in un anno. Bastano questi numeri per capire la portata del problema. Nel 2017, con l’avvio di Giulia e Stelvio, erano oltre 135mila. Un altro mondo, un’altra epoca. Oggi invece oltre cento giornate di fermo produttivo, contratti di solidarietà a raffica, organici ridotti a 2.200 addetti. La fabbrica non si è spenta ma vive a singhiozzo. E quando l’industria tossisce, il territorio prende la polmonite.

L’ascensore che non sale

Il punto più delicato non è nemmeno il presente ma il futuro che slitta. A Cassino è stata assegnata la piattaforma su cui dovrebbero nascere le nuove Stelvio e Giulia, anche ibride. Dovevano essere il segnale della ripartenza. Invece sono diventate l’ennesimo rinvio. Senza una nuova data.

È qui che cresce l’inquietudine. Perché quando un piano industriale resta sulla carta, l’incertezza diventa sistema. E l’ascensore, fermo, inizia a far paura: non sai se salirà, se scenderà o se resterai bloccato dentro.

La catena di montaggio della Fiat 126 a Cassino quando occupava 12mila addetti

Stellantis non è una fabbrica qualsiasi. È stata il motore di una provincia intera, il baricentro economico, il moltiplicatore di reddito, servizi, indotto. Ridurla a una voce di bilancio o a una partita rinviata significa non capire cosa rappresenta.

Il sindacato lancia l’allarme. Fa il suo mestiere. Ora tocca alla politica – tutta – smettere di osservare il display e premere i pulsanti giusti. Ci stanno provando l’assessore Roberta Angelilli ed il professor Raffaele Trequattrini. Perché un ascensore fermo non è neutrale: o riparte, o diventa una trappola. E Cassino non può permettersi di restare sospesa.

Senza Ricevuta di Ritorno.