Mentre l’Inghilterra riforma la scuola introducendo clima, finanza e anti-fake news nei programmi, in Italia restiamo fermi a versioni di latino e programmi che ignorano il presente
In Inghilterra hanno riformato le materie che si insegnano a scuola. Già dalle Elementari e dalle Medie i bambini impareranno a difendersi dalle fake news, a leggere una busta paga ed a capire cosa succede quando la Banca d’Inghilterra alza i tassi. In Italia ci arrovelliamo ancora sui complementi di causa efficiente e sulle colonne doriche.
Dalla riforma dei curriculum scolastici voluta dal premier britannico Keir Starmer arriva un terremoto: via libera all’educazione finanziaria, moduli obbligatori su cambiamento climatico e disinformazione, e un piano per ridurre del 10% il numero degli esami scolastici. In pratica: meno nozionismo, più strumenti per vivere nel mondo reale.
Alla base della riforma c’è una domanda semplice ma fondamentale: cosa deve sapere oggi un ragazzo di 10 o 15 anni per affrontare il mondo? La risposta non è più soltanto Dante o Newton, ma anche criptovalute, intelligenza artificiale, ambiente e spirito critico.
Il nostro menù antico

Nel frattempo in Italia c’è chi pensa che ChatGpt sia il male assoluto. Come lo pensavano delle calcolatrice scientifiche e pretendevano che facessimo i calcoli con le tabelle logaritmiche. Sembriamo convinti che il mondo resti immobile, come i programmi di storia che ogni anno iniziano dall’età della pietra e non arrivano mai alla Seconda Guerra Mondiale.
Eppure anche qui il 70% dei ragazzi usa carte prepagate, fa acquisti online e naviga su TikTok. Ma guai a immaginare una scuola che insegni loro come funziona un mutuo, come leggere un bilancio familiare, o come riconoscere una bufala.
La scuola italiana ha bisogno di un aggiornamento. Urgente. Perché il mondo corre. E noi siamo ancora lì a declinare “rosa, rosae”.
(Foto di copertina © DepositPhotos.com).



