Lucescu e il sacrificio senza ritorno: restare quando tutti andrebbero via

Dal mito di Teseo a Pietro Micca fino a Teseo Tesei, il filo rosso è uno solo: non tirarsi indietro. Mircea Lucescu ha scelto la stessa strada, tornando in panchina a 80 anni per chiudere il cerchio con la sua Romania. Non eroismo, ma fedeltà a se stessi.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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C’è una parola che la modernità ha quasi smesso di usare: sacrificio. Non quello retorico, da discorso ufficiale, ma quello vero. Quello che ti chiede di restare quando sarebbe più facile andare via.

Gli antichi lo sapevano bene. Teseo entra nel labirinto non perché sia certo di uscirne, ma perché qualcuno deve farlo. Pietro Micca accende la miccia sapendo perfettamente che non ci sarà ritorno. In tempi più moderni, Teseo Tesei lanciato contro la flotta nemica a cavallo di un siluro, si accorge che il detonatore non funzione ed imposta la spoletta su ‘zero secondi’ esploderà con lei.

Il sacrificio, quello autentico, non è mai una scelta comoda. È una scelta inevitabile per chi non accetta di tirarsi indietro. Mircea Lucescu apparteneva a quella razza lì.

Il sacrificio di Lucescu

Mircea Lucescu (Foto © DepositPhotos.com)

A ottant’anni, con un corpo che già mandava segnali chiari, ha detto sì alla sua Romania. Non per calcolo, non per nostalgia, ma per una forma antica di coerenza. «Non potevo scappare, non potevo fare la figura del codardo». È una frase che oggi suona quasi fuori tempo massimo. E proprio per questo pesa di più.

Lucescu non era solo un allenatore. Aveva girato il mondo, vinto ovunque, insegnato a generazioni di calciatori. Poteva fermarsi. Poteva scegliere la tribuna, il commento, il ricordo. Invece ha scelto la panchina. Ancora.

Perché c’è un momento, nella vita, in cui non si tratta più di aggiungere qualcosa al proprio percorso. Si tratta di chiuderlo nel modo giusto. E il “modo giusto”, per alcuni, coincide con il restare fino in fondo.

La sua storia finisce come spesso finiscono le storie di chi non conosce il compromesso: senza retromarcia. Un allenamento, un malore, l’ospedale, il coma. Poi il silenzio.

Non è romanticismo. È una linea di condotta. nIl sacrificio non è eroismo. È fedeltà a se stessi. E Lucescu, fino all’ultimo giorno, è rimasto fedele.

Senza Ricevuta di Ritorno.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com)