L’Unto dal Signore

A Villa Certosa la famiglia si ritrova per ricordare Silvio Berlusconi, mentre la villa si avvia verso un nuovo proprietario. Un rito privato che diventa l’ennesima fotografia di un uomo capace di sopravvivere anche alla propria morte.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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Silvio Berlusconi è stato un personaggio discusso e discutibile, dotato di un talento fuori scala tanto nella politica quanto nell’imprenditoria: ma in entrambi i mondi è sempre rimasto, agli occhi delle élite di entrambi i campi, un parvenu. La sua vera abilità è stata essere sordo alle critiche e proseguire come un aratro da scasso sulla propria strada, ribaltando consuetudini e schemi antichi che altri avevano solo il coraggio ipocrita di lamentare, mai di smontare.

Silvio Berlusconi

Su molte cose le critiche erano fondate, su altre è stato il tempo a dimostrare che aveva avuto visione. Perfino nelle debolezze e nei vizi è stato lo stereotipo dell’italiano medio: per questo milioni di persone lo hanno adorato come un’Evita Perón tricolore, capace di farsi amare proprio attraverso i propri difetti, non nonostante essi.

Quella cena che a lui sarebbe piaciuta

In queste ore, a Villa Certosa — una delle location che amava di più — si è tenuta la cena con cui ricordarlo, forse l’ultimo evento prima che la villa venga ceduta a un emiro.

Al Cavaliere, quella cena sarebbe piaciuta moltissimo: l’adorazione postuma gli restituisce esattamente quell’aura divina di cui ha sempre avuto la certezza.

Del resto, ebbe la faccia tosta di dire che chi è scelto dalla gente è «come unto dal Signore». E noi, che oggi ne parliamo ancora — a due anni dalla morte, mentre in una villa che cambierà padrone, con i figli Eleonora e Luigi e l’ex moglie Veronica Lario sono riuniti a tavola — già solo per questo gli stiamo dando ragione.

Senza Ricevuta di Ritorno.