Con l’approvazione all’unanimità della riforma dell’articolo 609-bis del Codice Penale, la Camera riscrive il reato di violenza sessuale. Introducendo un concetto basilare: solo si significa si.
Prendete carta e penna e segnatevi queste due parole se volete risparmiarvi in futuro un sacco di guai: libero e attuale. La Camera dei deputati ha votato oggi la riscrittura dell’articolo 609-bis del Codice Penale: quello che prevede il reato di violenza sessuale. Cambia tutto. Ed introduce, finalmente, quelle due parole.
È una svolta storica, non solo giuridica. Ma anche culturale: allinea finalmente l’Italia alla Convenzione di Istanbul e al principio, tanto semplice quanto rivoluzionario, del “Only yes means yes” cioè solo si significa si.
Solo se lei dice yes

Non è un caso che quel provvedimento sia stato approvato all’unanimità. Relatrici Carolina Varchi (FdI) e Michela Di Biase (Pd), premier Meloni e segretaria Schlein fianco a fianco. Il segnale è chiaro: certi temi non hanno colore politico, il corpo delle donne non è terra di conquista ideologica.
Lo Stato dice chiaramente: il silenzio non è consenso, la paura non è complicità, l’ambiguità non è disponibilità.
La legge, così com’è uscita dalla Camera, definisce tre condotte che, in assenza di consenso, costituiscono violenza sessuale: compiere, far compiere o far subire atti sessuali. E ribadisce le aggravanti legate a violenza, minaccia, abuso di autorità o vulnerabilità.

Ma il cuore della novità sta proprio lì: nel riconoscere che il consenso deve essere espresso, libero, attuale. Non implicito. Non presunto. Non tratto da abiti, atteggiamenti o sorrisi. È il passaggio da una Giustizia che chiedeva alla vittima di dimostrare la sua resistenza, a una Giustizia che chiede all’indagato di spiegare dove fosse il sì. E non è poco.
Ora la palla passa al Senato. E sarà lì che si vedrà se l’unanimità di oggi è vera convinzione o solo una prova costume.
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