Pende, la scienza, il razzismo e quel capitolo che manca nei libri

L’Università di Bari celebra il professor Nicola Pende, primo rettore e pioniere dell’endocrinologia. Ma tace sul suo ruolo nel Manifesto della Razza. Una polemica che nasce da un fatto: l'Italia non ha ancora fatto i conti con la sua storia. Ed alcune paagine mancano

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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L’Università di Bari ha celebrato il centenario della Facoltà di Medicina realizzando un libro commemorativo. Un capitolo è dedicato al professor Nicola Pende, primo rettore e stimato clinico, padre dell’endocrinologia in Italia. Non fa riferimento alle sue responsabilità storiche, gravissime. 

Pende fu infatti il primo firmatario del Manifesto della Razza del 1938 che diede il via alle persecuzioni contro gli ebrei. L’omissione di queste parti della sua biografia ha suscitato sconcerto, nella comunità accademica e  nell’Associazione Partigiani: hanno denunciato il rischio di revisionismo.

Molti docenti hanno espresso indignazione, ricordando che l’Università oggi si fonda su valori opposti: come l’inclusività e l’accoglienza. Ed ignorare il passato razzista di Pende contrasta con lo spirito della Repubblica.

Quelle pagine che mancano

Il vero problema è un altro: che ad 80 anni da quei giorni l’Italia non ha ancora avuto gli attributi per fare i conti con la sua storia. Ne sono bastati molti di meno a Brasile ed Argentina per tracciare un solco ed affidare le polemiche sul passato alla giusta destinazione che meritano: i libri di storia.

E forse proprio per questo nella polemica di Bari manca un capitolo. Quello del processo che Pende dovette affrontare di fronte alla Commissione per l’Epurazione, chiamata a fare piazza pulita di tutti quelli che si erano compromessi con il fascismo.

A presiederla fu un ebreo, il capo della comunità di Roma decimata dalle deportazioni. Decise di assolvere Pende. Fondamentale fu una testimonianza, di un giovane allievo del professore. Che disse fondamentalmente due cose.

Delfo Faroni con la signora Nadia ed i figli Jessica e Christopher

La prima. Pende avrebbe ri firmato il giorno stesso il Manifesto della Razza: perché era scientificamente convinto dei concetti medici scritti lì, fu il fascismo a sfruttarlo per fini razzisti. La seconda. Pende, visto cosa stavano facendo della sua firma si inventò uno stratagemma per nascondere alcune decine di ebrei in ospedale con la scusa di una malattia pericolossima e misteriosa che affliggeva i ricoverati in quel reparto. 

La Commissione per l’Epurazione decise di riammetterlo all’insegnamento ed alla ricerca scientifica. Tanto dovevamo a quell’allievo: si chiamava Delfo Faroni e grazie alla scienza appresa da Pende ha salvato centinaia di vite.

Senza Ricevuta di Ritorno.