Piantedosi, la casa di vetro e il confine con Claudia che non può essere opaco

Non è la relazione di Piantedosi il punto, ma ciò che può aver prodotto. Per chi esercita il potere la privacy ha un limite: quando entra in gioco la trasparenza, il vetro diventa inevitabilmente limpido.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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C’è una domanda che il caso Piantedosi pone prima di qualsiasi altra: fino a dove arriva il diritto alla privacy di un uomo pubblico? La risposta semplice — quella che accontenta tutti e non spiega niente — è che la vita privata resta tale. Un ministro è un essere umano. Se intreccia una relazione, sono fatti suoi. 

Vero. Ma fino a un certo punto.

Il personaggio pubblico vive in una casa di vetro. Non per punizione, ma per scelta: ha chiesto ai cittadini un mandato, esercita un potere che appartiene alla collettività, prende decisioni che riguardano tutti. In cambio di questo, accetta una sorveglianza che l’uomo comune non conosce. È il patto implicito con la democrazia.

Matteo Piantedosi

Il problema, nel caso del ministro dell’Interno, non è la relazione in sé. Ognuno risponde alla propria coscienza — e alla propria famiglia — di ciò che fa sotto le lenzuola. 

Il problema è un altro, e ha un nome preciso: trasparenza. Non sulla vita sentimentale. Ma su ciò che da quella vita sentimentale potrebbe essere derivato. La carriera di presentatrice per Claudia Conte è cresciuta in questi anni e rivelare adesso che parallelamente cresceva anche la relazione con il ministro, apre spazi di sospetto. Veri o infondati che siano, questo Governo non ne sentiva il bisogno. (Leggi qui: Claudia, figlia di poliziotto, madrina della Festa della Polizia).

La casa di Piantedosi

Claudia Conte

Colpisce la scelta dei tempi: poteva negare. Non lo ha fatto. Ed ammettendo ha aperto la porta al sospetto su un componente di un governo che proprio contro l’amichettismo ha costruito la sua scalata. 

La casa di vetro non serve a soddisfare la curiosità. Serve a garantire che il potere non si mescoli con ciò che potere non è.

Fin quando quel confine regge, il vetro può restare opaco. Quando si incrina, diventa trasparente per forza. E a quel punto non basta più dire: sono fatti miei.

Senza Ricevuta di Ritorno.