Quando l’ordine spara e la democrazia arretra

Un’auto che si allontana, tre colpi d’arma da fuoco, una donna uccisa dagli agenti federali. A Minneapolis si riapre la ferita mai chiusa di George Floyd e il sospetto che il caos serva più del dialogo.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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C’è un punto, nella storia americana recente, in cui il déjà-vu smette di essere una sensazione e diventa una condanna. Minneapolis, ancora. A meno di un miglio dal luogo dove George Floyd fu soffocato a morte, una donna viene uccisa da agenti federali. Tre colpi. Un video. Un’auto che si allontana. Un corpo senza vita sull’asfalto. E la Storia che torna a bussare, senza chiedere permesso.

Renee Nicole Good non era armata. Non stava caricando nessuno. Stava andando via. Eppure è morta. E già questo dovrebbe bastare a imporre silenzio, cautela, rispetto. Invece no. La macchina politica si è messa in moto più veloce dell’indagine. “Legittima difesa”. “Terrorismo domestico”. “Agitatrice professionale”. Parole che rimbalzano prima ancora che il sangue sull’asfalto si asciughi.

(Foto: Michael M. Santiago / Getty Images via Afp / Ansa)

C’è un copione ormai noto. Prima lo sparo. Poi la versione ufficiale. Poi il video che la smentisce. Poi la rabbia. E infine l’appello alla calma, che arriva sempre dopo, quando il danno è fatto. Minneapolis è di nuovo sull’orlo di una frattura, e chi governa da Washington sembra non temerla: anzi, sembra attenderla.

La rabbia per giustificare i blindati

Perché una città che esplode è utile. Serve a giustificare blindati, uomini in mimetica, retorica dell’ordine. Serve a trasformare il conflitto sociale in problema di sicurezza.

Il paradosso è che Renee Good non era un simbolo. Era una madre. Una poetessa. Una cittadina. È diventata un simbolo solo dopo essere stata uccisa. E questo è il punto più feroce: in America si continua a produrre simboli invece di fermarsi a proteggere le persone.

(Foto by Octavio Jones / Afp / Ansa)

Ora tutti invocano un’indagine. Non basta. Perché finché la gestione dell’immigrazione sarà guerra interna, finché l’uso della forza sarà scorciatoia politica, finché la paura sarà moneta elettorale, Minneapolis non sarà un’eccezione. Sarà un avvertimento ignorato.

E ogni colpo sparato così non è solo un errore operativo. È una crepa ulteriore in una democrazia che rischia di confondere l’ordine con il silenzio, e la sicurezza con il terrore.

Senza Ricevuta di Ritorno.