Quando una madre diventa complice

A Cassino, una madre viene arrestata mentre tenta di consegnare droga al figlio detenuto durante il colloquio. Un gesto d’amore? No, un errore grave che accende i riflettori su un fenomeno in crescita e su quanto l’amore, se cieco, possa diventare distruttivo

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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L’amore è cieco. È una delle poche certezze che ci tramandiamo dalla notte dei tempi. Non guarda l’estetica, non guarda i modi: segue strade sue senza pensare.

Altre volte, l’amore sa essere pericolosamente distruttivo. E non è il caso di chi instaura una relazione tossica o diventa stalker perché non sa accettare la fine di una storia. Succede quando l’istinto di protezione si trasforma in complicità. 

L’ultimo esempio arriva da Cassino, dove una madre, durante un colloquio col figlio detenuto, ha tentato di consegnargli della droga nascosta nelle parti intime. L’hanno arrestata in flagranza dagli agenti della Polizia Penitenziaria.

L’amore non è mai criminale

È solo l’ultimo episodio di una serie che racconta di madri, fidanzate, fratelli o amici pronti a trasformarsi in corrieri per amore o per abitudine. Come se il confine tra affetto e illecito fosse diventato talmente labile da essere ignorato. 

Ma l’amore, quello vero, non spalanca la porta al crimine. Non aiuta ad ammazzarsi poco alla volta con una sostanza che brucia l’anima ed il corpo. Chi ama chiude quella porta se vuole salvare la persona alla quale vuole bene.

È un dolore vedere un figlio dietro le sbarre. C’è la voglia di alleviare la sofferenza. Ma passare la droga significa uccidere quel figlio, non significa salvarlo.

Non servono scanner più avanzati, più agenti, più telecamere: serve un cambiamento nella mentalità di chi considera l’illegalità una forma di protezione familiare.

È tempo di smettere di giustificare tutto in nome dell’amore. Perché un amore cieco può diventare pericoloso. E quando finisce in manette, smette anche di essere amore.

Senza Ricevuta di Ritorno.