Il Rapporto del Consiglio d'Europa che accusa di razzismo le forze dell'ordine italiane. Possibile. ma se applichiamo all'esterno la stessa chiave di lettura allora qualcosa non quadra
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Il Consiglio d’Europa ha mosso le sue accuse all’Italia dicendo che c’è razzismo tra le forze dell’ordine. La premier Giorgia Meloni ha risposto subito che “meritano rispetto”. Sfogliando il Rapporto alla base delle accuse, ci sarebbero frequenti controlli e fermi di polizia basati sull’erigine etnica.
L’errore, come sempre è duplice: quello di buttare ogni cosa in politica, come ha fatto la premier. E quello di fare di tutta l’erba un fascio come ha fatto quel rapporto.
Partiamo da un’evidenza: il razzismo fa parte della nostra natura. Sarà brutto ma siamo naturalmente così: diffidiamo di chi è diverso da noi. Poi è la nostra cultura a fare la differenza: c’è chi è portato verso il dialogo e verso l’incontro tra mondi diversi, c’è chi si chiude a riccio e dice che con il pallone suo ci gioca solo chi dice lui.

Siccome il razzismo fa parte della natura, se quel rapporto ha ragione si può affrontare la cosa. E risolverla spiegando agli agenti che non basta essere neri per essere criminali.
Ma quel rapporto potrebbe essere lui stesso frutto di una forma di razzismo, verso poliziotti e carabinieri. Non tiene conto del fatto che chi sta sulla strada e rischia la vita per avere chiesto i documenti deve decidere in fretta se davanti ha un delinquente o una brava persona.
I finanzieri, quando cercano gli evasori fiscali ai posti di blocco, fermano le macchine di lusso: non sono razzisti ma fanno una scrematura e sanno che in genere i soldi stanno lì. Se cercano droga fermano le auto più anonime: perché i corrieri pensano di rendersi così meno visibili.

C’è poco da fare: a tutte le latitudini i documenti li chiedono a chi potenzialmente rientra nel target. Per anni, in Francia, in America, nel Regno Unito, se sentivano parlare italiano scattava la richiesta di documenti e spiegazioni. Forse qualche italiano, aveva dato buoni motivi per quella nomea.
Se era razzismo, strano che a loro nessuno abbia rimproverato nulla. Ed oggi a noi si.


