Un invito che è gesto concreto. Per dire ai 18enni di Ceccano "Benvenuto nella Repubblica: che è anche tua e nella quale sei cittadino”. E questa è la nostra carta fondamentale
Atti amministrativi. E gesti concreti. Andrea Querqui, sindaco di Ceccano, ha adottato un atto che è un gesto: ha scritto una lettera personale a tutti i diciottenni della sua città e li ha invitati in Municipio il 2 giugno, Festa della Repubblica, per festeggiare insieme e ricevere una copia della Costituzione.
Non è una cerimonia protocollare. Non è un discorso del sindaco davanti alle autorità e gli applausi al momento giusto. È qualcosa di diverso, più diretto, più umano, più onesto. È un primo cittadino che si rivolge ai suoi concittadini più giovani nel momento preciso in cui diventano cittadini a pieno titolo. E dice loro: questa Repubblica è anche tua. Questo libro è anche tuo. Vieni e festeggiamo insieme. Festeggiamo l’atto con cui abbiamo smesso di essere sudditi e siamo diventati cittadini.

In questo Paese la partecipazione civica si misura sull’astensionismo. La Costituzione si conosce più per sentito dire che per averla letta, il 2 giugno rischia di diventare un giorno di ponti e gite fuori porta. Per questo il gesto del sindaco ha il valore delle cose semplici che si fanno perché sono giuste. Esattamente come ha fatto il suo collega di Veroli, Germano Caperna.
Querqui ha scelto di rivolgersi ai ragazzi: quelli che votano per la prima volta, quelli che stanno costruendo la propria idea di cittadinanza, quelli che di lì a pochi anni saranno i protagonisti della vita civile di Ceccano e del territorio.

La Costituzione che consegnerà loro non è un oggetto decorativo. È il documento che spiega perché in questo Paese non si può essere arrestati senza motivo, perché tutti hanno diritto alla difesa, perché la scuola è pubblica e gratuita, perché i lavoratori hanno diritti che nessun padrone può togliergli. Perché le cure in ospedale non si pagano, a differenza degli Stati Uniti dove ti lasciano a terra se non hai la carta di credito.
È il libro che i padri costituenti scrissero pensando esattamente a loro: ai ragazzi che sarebbero venuti dopo, a quelli che avrebbero dovuto costruire qualcosa di diverso e di meglio.
Querqui glielo ricorda con una lettera. È già un atto di Repubblica.



