Se ci indigniamo per i Mondiali ma ignoriamo le nostre vere sconfitte

La mancata qualificazione ai Mondiali scatena indignazione collettiva, mentre crisi industriali e occasioni perse restano sullo sfondo. Il calcio diventa specchio di un Paese che reagisce più allo sport che ai problemi reali.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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Gli italiani vanno alla guerra come se fosse una partita di calcio e alle partite di calcio come se fossero una guerra”: si dice che lo abbia osservato sir Winston Churchill. Forse esagerava, forse no. Di certo, basta guardare alla reazione collettiva dopo l’ennesima mancata qualificazione ai Mondiali per capire quanto quella frase comunque colpisca nel segno.

Indignazione, processi sommari, dimissioni immediate, piani di rifondazione annunciati con tono solenne. Tutto in poche ore, come se il destino del Paese fosse legato a un pallone che non entra in porta.

Non lo abbiamo fatto quando la benzina è volata a prezzi fuori controllo. La stessa rabbia non si è vista quando lo stabilimento Stellantis di Cassino è rimasto fermo in un anno più giorni di quanti ne abbia lavorati. O quando una stazione Tav ci è stata promessa senza che nessuno ci abbia più fatto sapere se si poteva fare o non. O ancora, quando un investimento da un miliardo (mica bruscolini), come quello di Novo Nordisk ad Anagni, è svanito nel nulla da un giorno all’altro.

La risposta, forse, è semplice e amara: nessuno di questi problemi scende in campo la domenica.

Il vero specchio del Paese

(Foto © Figc.it)

E così il calcio diventa lo specchio più fedele del Paese.

C’è un intera generazione che non ha mai visto il quarto posto in Argentina sulle prime tv a colori. Non ha mai visto un’armata di peones andare a vincere contro ogni pronostico il Mundial in Spagna. E nemmeno quello vinto a capocciate contro i francesi a Berlino.

Gloria passata. Viviamo di ricordi. E soprattutto sprechiamo grandi occasioni: come le 800 pagine di Baggio per rifondare il calcio. Possiamo anche fingere che non esistano: ma prima o poi arriva una Bosnia che ti riporta con i piedi per terra.

Senza Ricevuta di Ritorno.