Se vogliamo dire la verità su cicogna e bimbi

Le polemiche sull'ora di Educazione Sessuale a scuola. Cosa c'è da sapere ed a chi fa paura.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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Ogni volta che si pronunciano le parole “educazione sessuale” e “scuola” nella stessa frase, in Italia si scatena il solito cortocircuito: genitori in allarme, politici in trincea, opinionisti in estasi polemica. E così, anche stavolta, si è alzato il solito polverone ideologico su una proposta che altrove – nei paesi civili e moderni – è semplicemente prassi, buona educazione e salute pubblica.

Chiariamo subito una cosa: l’educazione sessuale nelle scuole non significa trasformare le aule in camere da letto. Non è un reality per adolescenti in cerca d’autore né un’ora di pornografia istituzionalizzata, come qualcuno, con foga degna di miglior causa, vuole far credere. Si tratta, invece, di dare ai ragazzi strumenti per conoscere il proprio corpo, rispettare quello degli altri, affrontare relazioni, emozioni, limiti. Tutte cose che, lo diciamo sommessamente, gli influencer non spiegano bene su TikTok.

A chi dà fastidio

(Foto © DepositPhotos.com)

Ma il problema non è tanto cosa insegnare, quanto a chi dà fastidio l’idea stessa di insegnarlo. Perché dietro lo spauracchio dell’indottrinamento si nasconde il terrore, tutto adulto, di perdere il controllo sulla narrazione del sesso. Troppo spesso si preferisce lasciare che siano la rete, la pornografia o il passaparola a colmare il vuoto. E intanto aumentano le gravidanze precoci, le malattie sessualmente trasmissibili, gli episodi di revenge porn e le relazioni tossiche tra giovanissimi.

L’educazione sessuale non è un attentato alla morale, ma un alleato dell’etica. Non ruba nulla alla famiglia, ma semmai la aiuta. Non spoglia i ragazzi, ma li riveste di consapevolezza. E poi, diciamolo: la vera volgarità non è parlare di sesso a scuola, ma far finta che non esista.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com).