Totò aveva ragione: ora anche la Fontana di Trevi ha il biglietto

Dal 2026 due euro per accedere al catino della Fontana di Trevi. Il Campidoglio parla di gestione e decoro, ma la scelta riapre il dibattito sul prezzo dei simboli e sul confine tra tutela e gag all’italiana.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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C’è una scena immortale del cinema italiano: è quella in cui Totò prova a vendere la Fontana di Trevi a un ingenuo turista. Era una farsa geniale sul confine sottile tra furbizia e sacralità dei simboli. Oggi quella scena torna alla mente mentre si legge che il Campidoglio ha deciso di istituire, dal primo febbraio, un ticket di due euro per avvicinarsi al catino della Fontana.

Il segnale è forte. Per la prima volta Roma mette un prezzo, seppur simbolico, a uno dei suoi miti universali. Il sindaco Gualtieri la presenta come una misura di buon senso. Due euro per contingentare gli accessi, ridurre la congestione, raccogliere sei milioni l’anno. Numeri, stime, efficienza. Tutto razionale. Tutto ineccepibile.

Roma è una città emozionale

Roberto Gualtieri (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Eppure Roma non è una città razionale. È un organismo emotivo, stratificato, e ogni gesto su un luogo simbolo produce onde lunghe. Perché la Fontana di Trevi non è solo un monumento: è un rito laico, un fotogramma collettivo, una promessa lanciata alle spalle. Il paradosso è che si paga per guardare, non per entrare. Si tassa la soglia, non l’esperienza. Come se il problema fosse il troppo amore e non l’abuso.

La scelta di rendere gratuiti i musei ai residenti è giusta, quasi necessaria. Roma non può diventare una scenografia a pagamento per chi la abita. Ma per i turisti il messaggio è chiaro: l’accesso all’incanto ora ha un prezzo.

Due euro non cambieranno il destino della Fontana. Ma cambiano il racconto. Fino ad oggi siamo stati un immenso museo a cielo aperto, una Disneyland della cultura, dei panorami, dell’arte e della bellezza. L’Italia ne è piena in ogni angolo.

Quei due euro dicono che anche i sogni hanno bisogno di manutenzione, altrimenti collassano, come la Torre dei Conti. Ed il sogno non può più restare gratuito.

Senza Ricevuta di Ritorno.