Tre anziane religiose austriache sfidano una decisione imposta dall’alto e trasformano una disputa interna in un caso internazionale. Tornano nel loro convento, lo riaprono con l’aiuto della comunità e raccontano tutto sui social, mostrando che l’obbedienza cristiana non coincide con la sottomissione.
Obbedienza non significa sottomissione. E una scelta sbagliata resta quello che è: sbagliata, anche se viene da un superiore. La Chiesa di Roma si prepara ad affrontare una delle più importanti rivoluzioni della modernità.
Lo hanno innescato 3 suore austriache, tutte ben oltre gli 80 anni: hanno trasformato una disputa interna alla Chiesa in un caso internazionale.
Il punto non è il convento di Elsbethen o la scelta di trasferirle in una casa di riposo senza sentire la loro opinione. Il punto è che le tre religiose hanno detto basta ad una decisione presa senza ascoltarle, puntando sul fatto che avessero l’obbligo di obbedire e basta. Hanno detto basta come nessuno si aspettava: con un’occupazione ed un profilo Instagram.
Il ritorno delle suore nel convento vuoto

Dopo alcuni giorni di ospizio sono tornate nel loro convento, ormai disabitato. Con l’aiuto di un fabbro, di residenti ed ex studenti, hanno riaperto, i generatori portano la luce, scorte di cibo garantiscono i pasti.
Poi il gesto che cambia tutto: premere “pubblica” su Instagram. E scoprire di colpo che il mondo ti ascolta. Il loro racconto funziona perché è reale. Sono tre donne anziane che non vogliono finire i giorni in una struttura che non hanno scelto. Pregano, cucinano, fanno le scale, rispondono a migliaia di commenti. Mostrano fragilità e insieme una forza che spiazza. E l’algoritmo, che di solito ignora ciò che non è giovane, trendy o scandaloso, decide che quella storia merita di essere vista.

Il prevosto che parla di voto di obbedienza appare improvvisamente fuori tempo. Propone un accordo che prevede il silenzio social. Ma il silenzio è esattamente ciò contro cui le tre suore stanno lottando.
Ora la partita è arrivata in Vaticano. Che ha un bel dilemma: quelle suore hanno suscitato decine di gesti d’amore verso di loro. Chi ha forzato la porta, chi ha portato il generatore, chi assicura la spesa. Anche questo è un modo di essere chiesa. Anzi, soprattutto questo. Perchè è un gesto disinteressato. L’autorità, l’obbedienza, la sottomissione, è nei confronti di Cristo e del suo messaggio. Non dei prevosti, dei vescovi e dei cardinali. Per questo il cristianesimo è messaggio di liberazione, non di sottomissione.
Ma non tutti lo hanno compreso.



