Dalle lastre al digitale, un secolo di immagini, mestiere e passione. La storia dei Barone racconta l’evoluzione della fotografia e dell’ottica a Sora, tra memoria familiare e futuro.
Dalle lastre su vetro, alla pellicola, al digitale. Dagli occhiali da taschino, alle lenti sofisticate e tecnologiche. Un viaggio lungo 100 anni, tra ricordi, passioni, scatti e frammenti di generazioni che hanno dato forma ad un’idea partita da lontano e che ancora oggi alimenta speranze e futuri successi. Per raccontare cento anni di bianco e nero e di lenti bisogna ascoltare chi è rimasto, Alessandro, che oggi sottolinea l’importanza di essere sempre stati a servizio della gente e della città di Sora, senza mai perdere lo spirito che ha contraddistinto la famiglia Barone.
Questa è la storia di una famiglia che parte agli inizi del secolo scorso con Vincenzo Barone (1900 – 1971) proiettato al mondo della foto sia per bravura ma soprattuto per un’incontro “di spirito”. Vincenzo si distinse tra i fotografi sorani per la perizia tecnica e per il temperamento artistico, mentre dai tradizionali gruppi di famiglia si andava affermando Il ritratto. Ad avviarlo a questa attività fu Don Loreto Cappello, l’abate parroco di San Silvestro, che seppe incoraggiare le sue doti.
La scuola a Milano

Nel 1925 Vincenzo Barone andò a formarsi e perfezionarsi a Milano. Lo fece presso la scuola del maestro Namias, famoso artista della fotografia, conseguendo il diploma dopo aver frequentato un regolare corso. In quegli anni seppe far tesoro delle nuove tecniche legate anche ai primi esperimenti del colore. Sono andate perdute, con grande rammarico, le formule chimiche che egli apprese e perfezionò per lo sviluppo fotografico, fruendo della collaborazione di un suo amico farmacista una volta rientrato a Sora, dove si stabili definitivamente. A nulla valsero, infatti, i ripetuti inviti a trasferirsi a Roma che gli venivano rivolti da affermati fotografi, i quali gli riconoscevano la grande maestria nel fissare le Immagini su pellicola.

Aprì un primo laboratorio in Corso dei Volsci sulla piazza di S. Restituta, nei locali oggi occupati dalla Farmacia Savoia. Passò, successivamente, nel pressi di Vicolo Macciocchi sempre a Sora. Vincenzo allestì un laboratorio fotografico poco prima dell’ultimo conflitto mondiale tra Corso dei Volsci e Via Firmio.
Il periodo bellico limitò necessariamente l’attività, che finita la guerra tornò ad essere intensa soprattutto negli anni Cinquanta quando ci fu il trasferimento in Corso dei Volsci, di fronte a Piazza Palestro.
L’ora dei figli

Fu graduale l’ingresso dei figli Marco e Giuseppe all’interno del negozio, che differenziarono l’offerta. Giuseppe avviò la sua attività in Via Ospedale nel pressi di Piazza indipendenza, per passare, successivamente, nel negozio di Via Firmio dove muterà il suo essere da fotografo ad ottico.
Molta della documentazione fotografica relativa all’attività di Vincenzo Barone – ricordava il figlio Marco, al quale si devono le notizie qui riportate – andò purtroppo distrutta negli anni della Seconda Guerra Mondiale durante i bombardamenti del Campo Vescovo, pressi dell’attuale stazione ferroviaria dove egli aveva la sua abitazione. Altro prezioso materiale è andato disperso. Restano comunque negli album di molte famiglie di Sora e del circondario numerose testimonianze dell’arte fotografica di Vincenzo.
Maestro dei ritratti

Barone, maestro della ritrattistica. Nel 1975 la famiglia Barone è pronta per un nuovo capitolo della sua lunga storia. All’attività di Ottico Optometrista da Marco Barone si trasferisce al figlio Alessandro, che agli inizi fu affiancato dallo zio Peppino.
Nel 1988 Alessandro diventa l’unico titolare dell’ottica Barone nell’attività in Corso Volsci, insieme alla compagna, poi moglie, Anna Rita Mastroianni. Nel 1991 si trasferisce in Piazza Palestro e nell’aprile 2006 si stabilisce in Corso Volsci 112, dove tuttora esercita l’attività.
Da alcuni anni si sono aggiunti i figli Marco ed Edoardo diplomati il primo in ottica e master in Optometria all’istituto Zaccagnini di Bologna, e il secondo anche lui diplomati e frequentante il master in optometria presso lo stesso istituto.
La storia continua …

La storia dei Barone non è solo una storia familiare. È, a tutti gli effetti, la storia di una città e del suo circondario. Dentro quelle immagini, dentro quelle lenti, c’è la crescita di Sora, i suoi cambiamenti, le sue ferite e le sue rinascite. C’è un territorio che si trasforma, che passa dal Novecento agricolo e artigiano alla modernità, provando a non perdere se stesso.
Dalle lastre su vetro alla pellicola, fino al digitale. Dagli occhiali da taschino alle lenti sofisticate e tecnologiche. Un viaggio lungo cento anni che non è mai stato solo tecnico, ma umano. Perché ogni fotografia scattata, ogni vista corretta, ogni cliente ascoltato racconta un pezzo di comunità. Generazioni intere sono passate davanti all’obiettivo o dietro un banco, lasciando tracce piccole ma decisive di un’identità collettiva.
Oggi, per raccontare davvero questo secolo di bianco e nero, di luce e di precisione, bisogna fermarsi ad ascoltare chi è rimasto. Alessandro lo dice con semplicità: essere sempre stati al servizio della gente e della città di Sora è stata la vera bussola della famiglia Barone. Mai perdere il contatto con le persone, mai smarrire quello spirito fatto di competenza, rispetto e discrezione.
È forse qui la sintesi più autentica di questa lunga storia. Un secolo di attività dei Barone è il racconto della crescita del territorio. Il loro sviluppo riflette quello di una comunità che, pur cambiando, ha continuato ad avere bisogno di sguardi attenti, di mani esperte, di qualcuno capace di vedere un po’ più a fondo. E mentre il tempo continua a scorrere, tra nuove tecnologie e nuove sfide, una cosa resta chiara: questa non è una storia conclusa. È una storia che continua, come la città che l’ha generata.



