Ad Isola del Liri una storia moderna di... 60 anni fa. Un gruppo di volontari pensò di realizzare la soglia della Collegiata in bronzo con materiali di scarto raccolti dagli studenti dell'Istituto Professionale. L'opera fu forgiata dallo scultore Giorgio Ranaldi
L’ultimo dibattito parla di riciclo, filiere circolari, materie prime sempre più difficili da reperire. Oggi lo chiamiamo “economia sostenibile”. Sessant’anni fa, a Isola del Liri, era semplicemente buon senso. Nel cuore del centro storico, il portale in bronzo della Collegiata di San Lorenzo nasce così: non da grandi finanziamenti, ma da ferro raccolto per strada, mani giovani e una comunità che faceva senza proclami ciò che oggi studiamo nei convegni.
Per decenni quel portone era stato di legno. Poi qualcuno decise che si poteva fare di più, usando quello che c’era.
La raccolta di metallo degli studenti

Tutto nacque per volontà di alcuni isolani “veraci”, di quelli che lavoravano per la città senza chiedere nulla in cambio. L’idea di sostituire il vecchio portone in legno con uno in bronzo prese forma alla fine degli anni Cinquanta. I soldi erano pochi. La domanda, semplice e concreta: come fare?
La risposta arrivò quasi naturalmente. «Abbiamo i ragazzi dell’avviamento professionale – si disse in una riunione con il parroco don Federico Mazza – mandiamoli a raccogliere il ferro».
Oggi la chiameremmo attività didattica. Allora era la normalità: “raccogliete ferro, lattine e tutto ciò che è metallo, dobbiamo fare un portone”. A coordinare tutto fu l’assistente di laboratorio Giorgio Sarra. Anni Sessanta, pochi soldi in tasca e tanti sogni da realizzare. Recuperare più possibile ferro, rame, bronzo, alluminio portarlo a scuola e consegnarlo a Giorgio Sarra.
Il lavoro nella bottega de “il biondo”

Il docente mise in moto la macchina organizzativa, lo scultore incaricato di disegnare le scene e di creare gli stampi fu Giuseppe Ranaldi di Arpino, morto nel 2012 a Latina dove si era trasferito agli inizi degli anni ’70. La lavorazione dei metalli dove fondere tutto il materiale raccolto all’interno del laboratorio di Vincenzo Iafrate detto il “biondo” (il padre dell’architetto Omero e dell’ingegnere. Leandro), che era di fronte ai Giardinetti di via Po, dove oggi c’è un locale di ristorazione.
Uno dei ragazzi che frequentava regolarmente il laboratorio del “biondo” era
Ortelio Villa, che la città ha conosciuto come commerciante avendo avuto per 30 anni una cartolibreria in centro, oggi pensionato ed apprezzato artista con i suoi olii su tela.
”Andavo – racconta – dal ”biondo” nel suo laboratorio a spazzolare il lavoro grezzo, era la cosa più facile per me da fare per quel portone, il resto lo lasciavo ai ”grandi” avrò avuto tra i 14 ai 15 anni. Il portale l’ho visto nascere dalla sabbia, alla cera, alla fusione. Si divise in varie fasi per la sua costruzione”.
Un gioco di squadra

Ortelio Villa ricorda quei giorni. “L’artista Ranaldi usava la creta di mio padre Loreto per fare le bozze che poi modellava con la cera – ha aggiunto – Il passaggio tra cera e creta non lo ricordo perfettamente, ma questi furono i materiali che usò per dare forma ai personaggi che sono raffigurati sul portone. Alla fine riempito il tutto con la sabbia avveniva l’atto finale la colata dei materiali raccolti e fusi”.
“Il liquido incandescente riempiva gli spazi delle sagome di cera che si scioglieva ovviamente e veniva fuori il “pezzo” grezzo – ha sottolineato Villa– In questo caso si decise di raffigurare oltre le scene della passione di Cristo, lo stemma della città, degli angeli e delle croci (otto quadrati centrali, otto rettangoli e 4 quadrati alla base), che una volta realizzati sarebbero stati saldati tra loro ed avrebbero creato il portone.
“Uno sforzo notevole per la mia memoria sono passati 60 anni e più, ma vi confermo che ci fu un lavoro di squadra imponente, tanti parteciparono per realizzare un’opera che è nel cuore della città – ha chiosato Villa – Anche le statue di San Pietro e di San Giovanni che sono sulle facciate della chiesa furono realizzate da Ranaldi, ma il ferro raccolto finì e furono realizzate di cemento”.
Le opere di Ranaldi

Gran parte delle opere disseminate ad Isola del Liri, sono state realizzate dallo scultore Giuseppe Ranaldi. La Fontana in bronzo dedicata ai Lavoratori ed agli Artigiani (per intenderci quella di fianco all’ex edicola di Uccellino). Il cippo, monumento commemorativo raffigurante l’aviere Aldo Catallo, messo in opera nel 2010, eroe di guerra, collocato nella piazza di Capitino, uno dei suoi ultimi lavori, prima della sua dipartita nel 2012.
Oggi parliamo di riciclo come di una scoperta recente. In realtà, quel portone racconta altro: una comunità che trasformava il limite in risorsa, il bisogno in progetto, l’assenza di fondi in partecipazione collettiva.
Non c’erano slogan, né bandi europei. C’erano studenti, artigiani, un laboratorio e una chiesa da sistemare. Il risultato non è solo un’opera d’arte: è una lezione silenziosa su come si costruiscono le cose che durano. Prima che diventasse una moda, a Isola del Liri il riciclo era già una pratica quotidiana.



