Isola del Liri, un impero di… granito partendo da una mattonella

La storia imprenditoriale della famiglia Venafro che a partire dal 1900 ha costruito un'impresa importantissima nell'ambito dei materiali lapidei, arenarie, marmi, quarziti e sintetici. Un boom culminato nel 2010 quando l'azienda ha avuto una flessione dovuta alla crisi del mercato dell'edilizia

Gianpiero Pizzuti

Pronti, pazienza e via

Chi lo ha detto che Isola del Liri era solo la patria della carta? Il suo è stato un popolo laborioso, pieno di iniziative e soprattutto di idee imprenditoriali vincenti. La storia della famiglia Venafro ne è la testimonianza più autentica: 100 anni tra acqua e polvere, da una mattonella (le cementine, quelle a scacchi per i marciapiedi) ad una S.p.A..

Una storia che parte da lontano

Isola del Liri ai primi anni del ‘900

Bisogna partire da lontano e tornare agli inizi del 1900. La città industriale ha le fabbriche in piena produzione. Tutti o quasi lavorano negli stabilimenti disseminati lungo il Liri. Operai geniali, con il mestiere tra le mani. Tutto ha inizio in una sala parto agli inizi del ‘900 dove la famiglia di Achille Costantini di Isola del Liri è in attesa che venga al mondo la sua primogenita. Nasce una bambina paffuta e graziosa: ma la gioia si trasforma in dramma, perché la mamma muore di parto.

La bimba viene chiamata Rosa ed in seconde nozze il suo papà Achille avrà un altro figlio di nome Carlo. La famiglia dei piccoli Rosa e Carlo ha un negozio di casalinghi ad Isola del Liri superiore nei lunghi caseggiati costruiti per le maestranze lungo la strada che costeggiava gli opifici isolani. La nuova mamma gestisce l’attività, mentre papà Achille è falegname all’interno delle Cartiere Donzelli e Meridionali.

Nel primo dopoguerra, quando la ricostruzione impone regole e condizioni, Carlo trasforma una sua idea in un’impresa, prima familiare, poi con tanto di operai. Da tempo ha in mente un prodotto semplice e rivoluzionario al tempo stesso, facile e rapido da realizzare. Che con la ricostruzione trova il suo immenso mercato. La sua mattonella in cemento rivoluziona il mercato nel basso Lazio e non solo.

Quel viaggio Torino-Isola lungo 8 giorni

Gli anni della ricostruzione. I muraglioni in via Chiastra (Foto © Archivio Gianpiero Pizzuti)

La storia è scritta dalle gesta di uomini coraggiosi e questa inizia con un camion che per percorrere 800 chilometri (da Torino a Isola del Liri) impiega otto giorni, tra guasti al motore e ruote dilaniate.

Appena terminata la guerra c’è molto da fare, un intero mondo da ricostruire. Ed il giovane Carlo decide di iniziare la produzione di mattoni in conglomerato cementizio e la trasformazione di lastre di marmo per l’edilizia. Così apre il suo laboratorio di fronte alle Cartiere Meridionali. Il lavoro c’è ed è tanto, le mattonelle per i marciapiedi non riescono neanchè ad essere prodotte che sono già vendute. Carlo ha bisogno di macchinari per la produzione e di un socio che lo affianchi in quella crescita.

I soci Carlo Costantini ed Enrico Venafro

Le macchine vengono acquistate in Piemonte e per il loro peso eccessivo una volta caricate sul camion che le deve trasportare ad Isola del Liri, il viaggio diventerà un’odissea: le ruote non riuscivano a sopportarlo e ogni 50 chilometri cedevano. Ci vogliono otto giorni per rientrare in riva al Liri. Carlo nel frattempo trova la persona giusta con cui condividere i suoi progetti: costituisce la società con il marito di sua sorella Rosa, Enrico Venafro.

La scelta di andare a Torino

Dopo un paio di anni dall’apertura del laboratorio Carlo chiede di essere liquidato, perché decide di trasferirsi a Torino (aprirà un’officina dove costruirà tavoli da disegno per il Politecnico.; non avrà figli e morirà nella città piemontese). Sua sorella Rosa, che nel frattempo aveva avuto tre figli (ne avrà altri tre successivamente), riesce a racimolare i soldi necessari per liquidare il fratello con il contributo della borsa anticipata (era una formula di accumulo settimanale delle operaie delle cartiere, che mettevano i soldi da parte ed alla fine del mese o ogni 15 giorni avevano la liquidità per fare la spesa).

Il disegno dei primi macchinari

Rosa raccoglie le quote da oltre trecento di queste operaie e garantisce ad ognuna di esse la spesa per alcune settimane, quei soldi ed alcuni risparmi consentono a suo marito di acquistare il laboratorio, che diventa la Enrico Venafro e figli.

Le macchine sono sempre accese, serve un laboratorio più grande e l’attività si sposta in via Garibaldi, avvicinandosi al centro cittadino.

Il cambio di marcia per la Venafro

Elpidio Venafro (al centro) con due operai

Nel 1958 il salto di qualità in capannoni più grandi lungo via Capitino e la società si trasforma in I.M.M.A. (Industria Mattoni, Marmette ed Affini) di Enrico Venafro e figli. Nel 1968 i tre figli di Enrico e cioè Elpidio, Liberato e Gianfranco fondano l’ILMEA. Nel 1971 nasce la Venafro Marmi S.p.A..

Nel frattempo la fabbrica si evolve e si trasforma anche sul piano industriale. Nel 1982 vengono montati nuovi macchinari per la produzione di lastre di granito e la produzione si raddoppia.

L’ingegnere Enrico Venafro

Per qualcuno arriva il tempo di mettersi da parte. È il 1984, papà Enrico cede in parti uguali il 33% delle quote a ciascuno dei tre figli. Nel 1988 il giovane Enrico Venafro, fresco di laurea in ingegneria, entra come tecnico in azienda. Ed in quello stesso anno Elpidio e Gianfranco si separano: al primo va la Venafro Marmi, al secondo l’ILMEA.

In poco tempo arriva il nuovo millennio e nel 2006 l’ingegner Enrico Venafro diventa amministratore unico della Venafro Marmi S.p.a. .Dall’azienda isolana parte il progetto per la realizzazione della villa di Zara a Cipro.

Dal boom alla flessione

Lo stabilimento Venafro Marmi

Il boom del granito dal 1982 al 2010 proietta l’azienda in ogni parte del mondo. A vent’anni dal suo insediamento Enrico ha dovuto modificare piani e strategie in un mercato sempre meno propenso alle pietre naturali rispetto alla commercializzazione di manufatti industriali.

Una flessione inesorabile dovuta anche alla crisi dell’edilizia. Nei capannoni e nel piazzale non si sente più il rumore delle grosse seghe che tagliavano incessantemente i blocchi di granito e che hanno segnato un’epoca di una storia familiare lunga 100 anni, tutta isolana.

Oggi, nei capannoni dove il rumore delle seghe si è affievolito, resta però qualcosa che non conosce crisi: la memoria di un’impresa costruita con il coraggio, il lavoro e l’intelligenza di generazioni. La storia della famiglia Venafro non è solo una parabola industriale ma il ritratto di Isola del Liri quando sapeva trasformare l’acqua in energia, la polvere in prodotto e le idee in futuro. Dalle cementine dei marciapiedi alle grandi commesse internazionali, fino alle sfide di un mercato che cambia, quel secolo di fabbrica racconta un territorio capace di reinventarsi. Perché anche quando le macchine tacciono, le radici di chi ha costruito restano, e continuano a parlare a chi saprà ascoltarle.