Bonifiche pontine: La “malefica” è di Gino Clerici, non di Mussolini

Il libro di Francesco Moriconi. Che racconta in modo del tutto diverso la bonifica delle paludi pontine. Non fu un'opera epica del fascismo. Ma una speculazione economica. Un'operazione immobiliare. Con molti accenni a quanto sta accadendo in questi giorni con Auostrade

Lidano Grassucci
Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Entra nella stanza dell’ufficio dove abbiamo appuntamento, è minuto, si magro. Occhi grandi, libro in mano, come trofeo di un torneo cavalleresco vinto, ma non ci sono dame. Lo guardo e lo riguardo, ha un poco di barba ed entusiasmo molto di più. Pare, dico pare, come quegli anarchici innamorati della Repubblica di Spagna che si trovarono sotto il fuoco fascista. Ed è normale, ma anche al fianco il fuoco comunista. Destino di chi il destino ha dato la “disgrazia” di pensare.

Lo guardo, lo ascolto e un poco ne sento già le pene. Lo percepisco per quel vecchio filo che lega l’anarchia alla libertà di non badare alle regole che abbiamo anche noi socialisti, vittime sempre delle verità che ogni chiesa, nera o rossa, ha nella sua natura. E per questo è disposta a sparare.

FRNCESCO MORICONI

Si chiama Francesco Moriconi, è archeologo, si innamora per via delle cose di Piscinara (quella che voi gentili chiamate Latina). “Andavo in treno a Roma, nel periodo dell’università con Antonio Pennacchi e conversando mi sono interessato alle cose di qui”.

Si è interessato a quella cosa che Alessandro Di Trapano, sindaco comunista eretico e trozchista di Sezze e capo dei butteri e contadini senza terra, definiva, felicemente, “malefica”. 

La curiosità spesso conduce, appunto, all’eresia e… al fuoco della chiesa fascio-comunista. Questo ragazzo racconta in un libro la storia di un tipoGino Clerici, che lui stesso definisce “un gran figlio di puttana”. 

Popolare, intrallazzino, fiuto per gli affari, capace di catalizzare interessi, baro nella vita. Insomma, un “capitalista”. Capitalista capace di successi e di grandi rovine come s’addice ad uno “speculatore”. Sarebbe come un Berlusconi, un De Benedetti, un Benetton dell’inizio del secolo scorso, un immobiliarista.

L’eresia spesso conduce a scoprire che i dittatori e i loro sodali non hanno fantasia. Del resto obbediscono non pensano e Latina diventa “Pomezia Italica”, la bonifica una operazione immobiliare e capitalista.

Niente giganti, niente epopea, ma quattrini e tanti. Clerici è la prova celata della banalità capitalistica (ma il capitalismo non è mai banale, ma redditizio) della “bonifica integrale”.

LA BONIFICA DELL’AGRO PONTINO

Certo operazione difficile, con grandi rovine, coinvolgimento di banche, capitale internazionale. E uno Stato che doveva inventarsi qualche cosa nella ricostruzione dopo la grande guerra e dentro la crisi del ’29.

C’è lo scandalo della Bonifiche pontine, società di Clerici, ma mica tanto diverso da quello dei privato di Autostrade di questi giorni. E vi parrà banale, ma Giuseppe Conte fa quello che fece il regime con il suo capo qui nelle bonifiche, nazionalista. Il tutto senza bisogno di chiamare in causa l’uomo nuovo, la Provvidenza e di li a qualche anno a dichiarare guerra a oltre 40 stati, come fece il fascismo.

Tesi ardita quella di Moriconi con tanto di scomuniche già in atto da militanti (il colore conta poco) amanti delle adunate e di camice di un unico colore.

Moriconi racconta la storia si appassiona, mostra cartine, documenti, ragioni alle sue ragioni.

LA COPERTINA DEL LIBRO

Bello vedere un ragazzo che ha il coraggio di pensare a pensare per quel che vede e non per quel che dovrebbe vedere. E’ un eretico, ha gli occhi di Giordano Bruno e in piazza gli hanno già preparato il fuoco.

Naturalmente il mio giudizio non cambia. Dei padroni o dei fascisti, quello della bonifica pontina resta un “esproprio” delle antiche comunità di questo luogo e conseguente tentativo di cancellare le loro antiche culture. E l’epica? Ne conosco due sole quella di una maga che si innamora di un marinaio greco e di Ufente che fa lo stesso con Camilla non ricambiato. Altro che giganti.

La tesi del libro è avvincente. È documentato, e c’è anche un bell’intreccio e… vi assicuro tutti i protagonisti sono bassi, di giganti manco l’ombra e di soldi tanti.

Buona lettura. È anche un buon giallo storico: se vi piace Camilleri, Moriconi è un Montalbano meno televisivo.

LA SCHEDA 

Il giardino di Ninfa immerso nella sua palude, pochi anni prima della bonifica

La bonifica fascista dell’Agro Pontino non è stata la creazione di un demiurgo. È stata invece l’esito di una serie di eventi preparatori che questo saggio sviscera con puntiglio. Dal 1920, in un clima economico e legislativo favorevole, venne tentata una via imprenditoriale e capitalista alla bonifica, totalmente sposata dal nascente regime fascista. Per una congiuntura assai complessa, indipendente dalla volontà di Mussolini, si è poi voluto trasformare l’intera impresa in una grande opera di redenzione ed elargizione della terra ai contadini.

Protagonista del tentativo capitalista la figura misconosciuta, eppure da portare sotto i riflettori della storia, di Gino Clerici, sinora ricordato solo come una sorta di faccendiere che voleva approfittare della situazione.

Clerici non fu un pirata che la storia ha liquidato con l’oblio, ma l’artefice di un’avvincente operazione legata alla bonifica delle Paludi Pontine.

L’Agro Pontino dunque deve in parte essere riletto riflettendo su questi eventi, che spogliano dalla retorica di regime e da una propaganda che dal 1931 racconta i fatti attraverso negazioni, errori, omissioni.

L’AUTORE

Francesco Moriconi (Roma, 1971) è archeologo specializzato e, in società con Giulio Fratini, si occupa di studio degli edifici storici, ricerche storico archivistiche, divulgazione storica e storico artistica.

È autore di diversi articoli e monografie relativi al suo campo si indagine e ha insegnato a contratto presso l’Università di Siena-polo aretino (analisi tecnica dell’edilizia storica) e di Perugia (linguaggio formativo nei beni culturali).