Quando Forlani mollò il governo per colpa sua e del “ciociaro” Licio Gelli

Il 1981 vide la caduta di Arnaldo Forlani, travolto dallo scandalo della massoneria deviata P2, presieduta da Licio Gelli. Che all'epoca ancora risiedeva a Frosinone. La loggia puntava a instaurare uno Stato autoritario e controllare vari settori. Ma a ben guardare, molte delle cose previste nel suo Piano di Rinascita Nazionale sono state poi realizzate

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Renderli pubblici subito oppure temporeggiare in attesa che quel terremoto si assestasse? Con questo dubbio irrisolto in petto Arnaldo Forlani alla fine si dimise e divenne pezzo della slavina che a maggio del 1981 travolse l’Italia. Tutta colpa di una massoneria deviata e risorta e di un un “frusinate”. O meglio, di Licio Gelli che nel capoluogo ciociaro risultava domiciliato. A via Brighindi 44, dove un vigile urbano, Giovanni Vona, si era recato nella primavera del 1961 suonando per verificare che quella fosse la residenza del Venerabile Maestro.

Ma nello scandalo legato alla loggia massonica Propaganda 2, più nota come P2, di colpe e colpevoli si parlò per anni senza mai riuscire a mettere bene a fuoco le prime ed i secondi. Forse perché tra questi ultimi c’erano troppo nomi mainstream. O forse perché asseverare un piano eversivo al di fuori di piani dello Stato che vedeva irregimentato un terzo di quello stesso Stato era troppo anche per l’Italia che vedeva gli Anni di Piombo languire.

Da Arezzo a Frosinone

Giulio Andreotti con Licio Gelli all’inaugurazione della Permaflex di Frosinone

E dopo di essi spuntare i germogli di un edonismo folle e mezzo baccante che sarebbe culminato, di lì ad un decennio, con Tangentopoli. Noi italiani nei misteri ci sguazziamo, forse più di quanto non siano in realtà “misteriosi”, perciò una cosa va chiarita. Della Loggia Propaganda Due si sa molto più di quanto noi cripto-corteggiatori del noir si sia disposti ad ammettere. Solo che tenerle addosso quel velo funziona da comburente per una narrazione gotica e melodrammatica, e ad un italiano togligli l’ossigeno piuttosto, ma non il melodramma.

La Massoneria a volte devia dal suo percorso da “club sacrale”, da ghenga simbologica, e prende una strada per la quale sembra fatta apposta. Cioè, inglobando al suo interno personaggi con ruoli chiave, vive di dossieraggio. E con i fascicoli raccolti a massimi livelli decisori fa due cose: ancora più adepti oppure ottimi ricatti. Quindi ad un certo punto di quella partenogenesi nera si crea un Leviatano dietro lo Stato ufficiale che può guidarne le scelte.

La Commissione parlamentare e lo scioglimento

Tina Anselmi con Franca Falcucci (Foto: Carlo Carino © Imagoeconomica)

Ecco, la Commissione parlamentare di inchiesta presieduta da Tina Anselmi giunse alla conclusione che la Loggia P2 era una “organizzazione criminale ed eversiva. E la sciolse nel 1982.

Un anno prima, quando il bubbone era scoppiato ed esattamente il 26 aprile, Arnaldo Forlani decise di rimettere il suo mandato a Palazzo Chigi. Il Pci lo accusava del ritardo nella pubblicazione delle liste degli affiliati, un ritardo di due mesi netti, perciò Forlani scelse il reset di se stesso come capo del Governo. Ci riprovò ma gli andò male e per la prima volta dal 1945 l’Italia ebbe un “premier” non democristiano: Giovanni Spadolini, repubblicano e storico del Risorgimento di grana finissima.

Ma cosa si prefiggeva quel “Piano di rinascita democratica” in agenda della P2? Cosa volevano fare quegli iscritti sui quali si indagò prima da MIlano e poi da Roma, perdendo l’occasione di anticipare di dieci anni la stessa Tangentopoli? Stato autoritario, “impostazione selettiva e classista dei percorsi sociali” e solo due grandi macropartiti. Poi magistratura controllata dal potere esecutivo, carriere dei magistrati separate, addio bicameralismo perfetto. Meno parlamentari, abolizione delle province.

Quel piano irrealizzato, anzi riuscito

E ancora: rottura dell’unità sindacale, controllo sui mezzi di comunicazione di massa ed “adozione di una politica repressiva contro la piccola delinquenza e avversari politici“. Sì, è così: la Loggia P2 aveva in animo di fare cose che poi per la gran parte sono state fatte. Il che pone un dubbio duplice.

Per gli amanti del mistero: che essa non abbia mai cessato di tramare. Per gli amanti della storia: che quella massoneria deviata avesse intercettato già quasi mezzo secolo fa le rotte politiche a cui per gradi si è arrivati oggi. O quanto meno gli scenari auspicati ed in parte realizzati da alcuni governi specifici fin dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi. Nessuna eversione dunque, e non più ammanicamenti nella strategia della tensione. Ma solo un sole diverso alla luce del quale realizzare compiutamente quello che 40 anni di controllo mediatico ha fatto agli italiani con l’incentivo dell’avvento dei social.

E Forlani? Cadde nella rete di un sospetto mai sanato: quello di aver voluto insabbiare l’inchiesta traccheggiando per troppe settimane sulla pubblicazione delle liste degli iscritti. Per Botteghe Oscure quella fu manna dal cielo e il Presidente del Consiglio finì sotto un pressing politico a cui non resse a lungo.

L’attacco di Botteghe Oscure

Botteghe Oscure

Il 19 maggio alla Camera non disse nulla ed eluse la questione, perciò venne accusato di un “atteggiamento minimizzante” poco consono alla “gravità e pervasività” della questione.

Dieci anni dopo il filo di bava che gli colava dalla bocca davanti ai giudici di Tangentopoli sarebbe diventato una delle immagini-simbolo di una stagione che forse una sua maggior decisione avrebbe potuto anticipare. E poco meno di un anno fa la sua morte fece scomparire l’ultimo Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana ancora vivente.

Ma non certo l’ultimo di quelli che sulla Loggia P2 sapevano più di quanto non ci abbiano detto. E che forse, non dicendocelo, ci hanno ridotti a vivere quel “Piano di rinascita democratica” credendo di averlo fermato.