Quella nostalgia canaglia di Noé e delle “boutique” dello sport

La storia dei negozi di articoli sportivi di provincia racconta un’Italia semplice e appassionata, fatta di tennis, sci e comunità. Il racconto di Noè Sport diventa memoria collettiva di un’epoca in cui lo sport era incontro, non algoritmo.

Gianpiero Pizzuti

Pronti, pazienza e via

Vestirsi sportivo e giocare a tennis diventò una pratica popolare, in un’Italia semplice, spartana, spensierata. I negozi di articoli sportivi nati negli Anni ’80 sono quasi tutti scomparsi, cancellati dalle catene della grande distribuzione. A Sora Noè Sport, Gi.ma.gi. Sport e Sportman, ad Isola del Liri Aspen Sport Shop, rappresentano un passato romantico ed irripetibile, dove entravi e ti sentivi inebriato dal profumo della gomma, delle stoffe, dei costumi, delle corde delle racchette appena incordate, della sciolina.

Una dimensione onirica per un adolescente che voleva cimentarsi nel suo sport preferito ma anche chi in tarda età scoprivala sua nuova dimensione di uomo dello sport.

Tanta passione e rispetto, nessuna concorrenza

In compagnia dell’allenatore della Roma Nils Liedholm

Oggi con un click trovi le marche che più rispecchiano il tuo modo di essere ma quarant’anni fa dovevi sceglierti il negozio dove volerti vestire. Perché se da Noè Sport trovavi Diadora o Adidas, da Gi.Ma.Gi. trovavi Ellesse e Sergio Tacchini. Da Sportman c’era Lacoste, da Aspen Sport Shop invece si trovavano Fila e Cerruti. Nessuno si faceva concorrenza – racconta Errico Di Prizito, per tutti Noè SportAnzi c’era molta collaborazione e massimo rispetto, ognuno aveva una marca diversa ed il cliente poteva scegliere come vestirsi”.

Ciascuno di questi negozianti nella propria vita aveva iniziato altri lavori, nessuno di loro inizialmente aveva pensato ad un negozio di articoli sportivi. “Noè” era mastro falegname alla Tomassi, Tonino Iacoucci di“Aspen Sport” era emigrato in America, dove aveva lavorato come minatore, meccanico, tecnico di laboratorio. Uomini sportivi ma non negozianti.

Il boom dell’abbigliamento sportivo

Con Gianni Rivera e la Coppa dei Campioni

Errico Di Prizito, nessuno lo ha mai conosciuto con il suo vero nome perché per tutto l’hinterland è stato sempre Errico Noè Sport. Apre la sua attività alla vigilia del Natale del 1977: è un piccolo negozio dietro al Bar “Panzone”. Ha contratto debiti per cinque milioni di lire con i quali comprare scaffalature, bancone, merce. Ma non ha un nome da dare alla sua attività.

Aveva pensato di chiamarlo con un nome americano, ad effetto. Nel bar di papà Emilio mentre è intento ad ordinare materiale per il negozio arriva il momento di decidere il nome per l’insegna. Visto che Emilio aveva “Bar Noè” gli consigliò di chiamarlo Noè Sport: intuito straordinario, anni dopo gli studi di marketing parleranno di diplopia ed effetto trascinamento del nome. In quel frammento degli anni Settanta andò in maniera più pragmatica e così venne commissionata l’insegna per l’inaugurazione del 22 dicembre 1977.

”Alla fine degli anni ’70 – le parole di Errico Noè Sportfummo tutti fortunati. Ci trovammo nel posto giusto nel momento storico adatto per i negozi sportivi, perché ci fu il boom del tennis e dello sci. La Coppa Davis vinta nel 1976, le discese di Gustav Thoeni e Pierino Gross, di Ingemar Stenmark, le imprese di Bjorn Borg aprirono un mondo nuovo accessibile a tutti e non solo all’elité facoltosa. E per noi fu una manna dal cielo“.

Un punto di riferimento per 36 anni

Errico “Noè Sport” continua il racconto della sua avventura tra scarpette, magliette, sci e racchette. “Nel 1982 mi trasferì in piazza Garibaldi, avevo quattro vetrine e tre dipendenti, le cose andavano bene, il negozio era un punto di riferimento – ha aggiunge -. Nuovo trasferimento nel 1992 in piazza Risorgimento, locale grandissimo perché nel frattempo era cambiato il modo di commercializzare. Bisognava avere più marche e una scelta maggiore”.

Tutto andava secondo una programmazione studiata, quando nel 2005 all’improvviso ho perso mia moglie Daniela a 40 anni. Li si è spenta la luce. Ho continuato sino al 2014 quando dopo 36 anni ho chiuso definitivamente l’attività”, ha chiosato “Noè Sport”.

Quei tubi delle palline che sembravano fantascienza

Errico saluta aprendoci il suo cancello della casa che aveva comprato per la sua Daniela a Broccostella. Vive da solo, ha un ginocchio malandato e fa fatica a camminare. Gli brillano gli occhi quando mostra le foto del Cai di Sora, delle squadre dei tornei rionali della città volsca e dei personaggi sportivi mondiali che ha incontrato con le case madri dei sui sponsor che sono appese ai muri. C’è il mitico Nils Liedholm che trasforma la Roma in una squadra da scudetto, c’è Gianni Rivera con la Coppa dei campioni in mano, ci sono i miti del Roland Garros.

”Non ho più nessuno in famiglia, ho tanti amici che mi vengono a trovare – ha concluso Noè SportE’ stato un bel viaggio tra la gente il mio, perché io regalavo divertimento. Pensate che i tubi che contenevano le palline da tennis li vedevano come qualcosa di astratto, di fantascientifico”.

Alla fine resta una sensazione precisa: quei negozi non vendevano solo articoli sportivi, vendevano un’idea di comunità. Erano luoghi di passaggio, di consigli, di chiacchiere, di sogni ancora da rincorrere. Oggi tutto è più veloce, più economico, più impersonale. Ma nessun algoritmo potrà mai restituire l’emozione di entrare in un negozio di sport di provincia e sentirsi, per un attimo, già un po’ campione. Noè Sport e gli altri non sono solo un ricordo commerciale: sono un pezzo di educazione sentimentale di un’intera generazione.