Sora, da un giardino a una bici: 82 anni in sella, la storia senza tempo dei Chech

La vicenda della famiglia Chech di Sora che 82 anni fa ha fondato la prima rivendita ed officina di cicli e motocicli della provincia di Frosinone. Ed ancora oggi l'attività va avanti

Gianpiero Pizzuti

Pronti, pazienza e via

Per fare una bici ci vuole un fiore. E, a volte, anche un giardiniere, una famiglia che si mette in viaggio, una guerra alle porte e una città che cambia pelle. La strofa non è nella celebre canzone di Sergio Endrigo ma sembra scritta apposta per raccontare la storia dei Chech di Sora, che da oltre ottant’anni pedalano contro il tempo, conservando il primato dell’attività di cicli e motocicli più longeva della provincia di Frosinone.

Ottantadue anni non sono solo un numero. Sono generazioni che si passano chiavi inglesi e pompetta, telai lucidati a mano, catene ingrassate quando ancora il grasso si comprava a peso. Sono l’Italia che cammina piano, poi accelera, poi frena di nuovo. E tutto comincia, paradossalmente, non da una bicicletta ma da un giardino.

Un veneto a Sora

L’antica Macchina continua nelle ex Cartiere Boimond di isola del Liri

La scintilla iniziale nasce dalla richiesta di un industriale illuminato, Emilio Boimond, che ad Isola del Liri cerca un giardiniere capace di prendersi cura del parco della sua residenza. Un lavoro apparentemente lontano da pedali e ruote ma che in realtà porterà a mettere in moto una storia destinata a durare quasi un secolo.

L’uomo giusto viene individuato nella tenuta di Villa Volpi a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso. È competente, preciso, conosce le piante e sa dare ordine e bellezza agli spazi verdi. Si chiama Luigi Chech. Nel 1930 arriva a Sora con tutta la famiglia: la moglie Isa Zanussi e i tre figli, Giuseppe, Luigi e Renato.

Luigi inizia a lavorare per i Boimond ma intanto mette radici anche nella nuova città.

A raccogliere il testimone del padre è il primogenito Giuseppe, che verrà assunto come giardiniere del Comune di Sora. È lui a lasciare un segno ancora visibile: dà forme e simmetrie alla nuova Villa Comunale e pianta le quattro palme agli angoli di Piazza Santa Restituta, diventate negli anni parte del paesaggio e della memoria collettiva.

Il giardino e la Vespa

Luigi Chech durante un raduno Vespa

Da lì in poi, il passo dal verde alle due ruote sarà meno lungo di quanto sembri. Perché certe storie, come le biciclette, nascono sempre da un equilibrio sottile. E una volta trovata la giusta traiettoria, non si fermano più.

I due fratelli minori Luigi e Renato non seguiranno le orme del padre, anzi, dalla loro intuizione nascerà un’idea vincente. L’area industriale del sorano si stava espandendo e spostarsi da una città all’altra in un’Italia povera era diventato fondamentale per le maestranze.

Due rivenditori storici della Piaggio: Luigi Chech di Sora (il secondo da sinistra) ed Italo Maciocia (con i baffi) di Isola del Liri che per più di 50 anni hanno venduto cicli e motocicli sulle sponde del Liri

I fratelli Chech colgono l’occasione ed aprono il loro piccolo laboratorio di biciclette e motocicli. E’ il 1943 quando alzano la saracinesca del loro negozio-officina prima del passaggio degli alleati, che a Sora arriveranno nel maggio 1944.

La registrazione alla Camera di Commercio di Frosinone, ufficialmente, porta la data del 1950, ma è dal 1943 che i fratelli incessantemente assemblano e vendono bici e motocicli. Li ritroviamo come sponsor sul calendario della squadra del Sora nella Stagione 1946-1947 a certificare una nascita non scritta sulle carte.

La tradizione portata avanti da Gianluigi

Gianluigi Chech, ultimo erede della famiglia e proprietario della rivendita, con il rappresentante dell’Atala Angelo Courrier

Luigi e Renato resteranno in “sella” sino al 1987 quando Gianluigi nipote di Luigi rileverà l’attività. Oggi Gianluigi ad 82 anni dalla nascita del negozio è ancora lì con le mani sporche di grasso, che lucida i telai, ingrassa le catene, assembla le bici, distribuisce consigli a tutti quelli che passano dal suo negozio all’ingresso della città.

Il suo è un mondo di razzi e pedali, si definisce l’ultimo erede di un’epopea romantica che non avrà un seguito. Sarà lui ad abbassare le saracinesche quando riterrà di aver fatto il suo tempo.

Quando quel giorno arriverà, non sarà solo la chiusura di un negozio. Sarà la fine di un modo di stare al mondo, fatto di pazienza, mani sporche e parole scambiate più che scritte. Perché la bottega dei Chech non è mai stata soltanto un punto vendita: è stata un luogo di passaggio, un’officina di storie, un pezzo di città che ha continuato a girare anche quando tutto intorno cambiava.

Fino ad allora, però, quella saracinesca resta alzata. E ogni bicicletta che esce da lì porta con sé qualcosa di più di due ruote e un telaio: porta un’eredità silenziosa, costruita lentamente, come si faceva una volta. Per fare una bici ci vuole un fiore, sì. Ma anche una vita intera passata a pedalare senza mai perdere l’equilibrio.