Due fotografi nel turbine della guerra (Storie nelle Storia)

Roberto Molle

Associazione Battaglia di Cassino - Centro studi e ricerche

Dicembre 1943 gli alleati cercano di sfondare la linea difensiva d’inverno, chiamata Winterline, che correva principalmente dal Massiccio del Monte Camino, Monte Lungo, Monte Sammucro sino alle Mainarde.

Nel settore del Monte Sammucro, tra Venafro e San Vittore del Lazio, combattono i soldati della First Special Service Force, una unità d’elite molto motivata, con soldati altamente addestrati alla guerra in montagna, composta da soldati canadesi ed americani.

Quando giungono alla Radicosa, sopra San Vittore del Lazio, trovano una sola casa abitata, dai coniugi Domenico Matteo e Carolina Cascarino. A seguito delle truppe vi è colui che è considerato il più grande fotografo di guerra, Robert Capa, che immortala in tantissime foto di due civili italiani; precisamente il 4 dicembre 1943.

 


Radicosa, 4 dicembre 1943, Domenico Matteo con soldati della First Special Service Force (Robert Capa)

 

Domenico si offre di fare la guida ai soldati alleati, gli mostra i sentieri più nascosti, gli indica le postazioni tedesche ed anche i pericolosi campi minati. Sotto il cappellaccio nero e l’aspetto rude si nasconde un uomo colto ed intelligente, che aveva già viaggiato, che parlava anche diverse lingue. Si perché Domenico, classe 1878, finito il servizio militare nel Regio Esercito, si spostò con la moglie come migrante in Russia, andando ad abitare a San Pietroburgo.

 


Radicosa, 4 dicembre 1944, Domenico Matteo guida un gruppo di soldati della First Special Service Force su un sentiero di montagna (Robert Capa)

A quel tempo non faceva differenza la Russia o l’America, entrambe offrivano opportunità di lavoro. Dopo aver fatto diversi lavori, riuscirono a fare fortuna con la lavorazione dei filati, confezionando indumenti di lana e pull-over. Nel 1915 a San Pietroburgo possedevano nove macchine che lavoravano a pieno ritmo. Dodici anni prima, nel 1903, era nato il loro unico figlio in Russia, Gregorio. Nel 1917, a seguito della rivoluzione d’Ottobre, essendo considerati stranieri e soprattutto capitalisti, furono costretti a tornare in Italia. La signora Carolina fece il viaggio di ritorno con indosso tantissimi rubli, che purtroppo si rilevarono carta straccia. Quindi una vita da ricominciare da capo.

 

Si stabilirono infine alla Radicosa e Domenico rispolverò la sua vecchia passione per la fotografia, mise a frutto la sua “Munchener Optische Anstalt” di Monaco, unica cosa che era riuscita a riportare a casa, e cominciò, con successo, a fare il fotografo. Matrimoni, feste, pose, divenne ben presto famoso nei paraggi e gli affari cominciarono ad andare bene. Il figlio Gregorio, pittore, preparava i fondali per le fotografie. Ed è tra queste montagne, nel dicembre 1943, che si incontrano i due fotografi; Domenico e Robert. Riuscirono a parlare paradossalmente in tedesco, lingua che conoscevano bene entrambe. Quindi un incontro tra due fotografi, ma anche di due culture completamente diverse, che a giudicare dal numero di scatti, divennero anche amici.

 


Radicosa, 4 dicembre 1944, Carolina Cascarino indica ad un soldato della First Special Service Force una mina tedesca (Robert Capa)

 

Anche il destino li ha successivamente accomunati: Domenico Matteo trovò la morte 14 giorni dopo gli scatti, il 18 dicembre 1943, per lo scoppio di una mina antiuomo tedesca, Robert Capa trovò la morte su una mina in Indocina nel 1954 durante un reportage.

 


Radicosa, 5 dicembre 1944, Domenico Matteo regge la gamba di Michele Bucci che viene medicata da un soldato della First Special Service Force (Robert Capa)

 

Mi piace pensare che ora siano lassù, da qualche parte, a fare ancora foto…la loro bruciante passione. E la famosa “Munchener Optische Anstalt” di Monaco? E’ gelosamente conservata dal nipote di Domenico, Luigi Vecchiarino.

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