Il coraggio del soldato semplice nell’inferno di Montecassino

di KELLY MCLAUGHLIN
per The Daily Mail

 

 

Le immagini strazianti della battaglia di Montecassino, durante la II guerra mondiale, rivivono in un nuovo libro sull’offensiva militare che fa luce sulle atrocità commesse.

Per quattro mesi gli Alleati lanciarono assalti alla linea Gustav, in Italia, dove erano stanziate le forze tedesche che bloccavano il cammino verso Roma. Lungo il percorso c’era anche la famosa abbazia di Montecassino con il suo monastero medievale in cima a una collina. Gli alleati si trovarono di fronte pendii rocciosi e montagne inaccessibili dove li aspettavano le mitragliatrici dei soldati tedeschi.

Lo storico Angelos Mansolas ha raccontato tutto questo nel suo nuovo libro “Monte Cassino, gennaio-maggio 1944”. Tra le varie foto colpiscono quelle sconvolgenti del monastero prima e dopo il bombardamento americano. Un’altra immagine drammatica mostra il B-25 Bombers degli Stati Uniti che sorvola il Vesuvio per poi dirigersi verso la città di Cassino, vicino Frosinone. E ancora, un’immagine di un paracadutista tedesco appollaiato sulle vette dei monti circostanti pronto a sparare sulla valle sottostante. La presa di Montecassino ha provocato 55.000 vittime tra gli alleati mentre tra le fila tedesche 20.000 tra soldati uccisi e feriti. Perdite molto pesanti per il contingente polacco che subì 4.000 perdite.

 

L’UFFICIALE POLACCO

Il comandante del plotone polacco, il tenente Edward Rynkiewicz, ha scritto nel suo diario: «Le armi tedesche ci hanno spazzato in modo così efficace che eravamo costretti a gettarci stanchi e strisciare intorno a cercare coperture, praticamente inesistenti, poiché tutti i grandi massi erano stati soffiati a pezzi dalla nostra artiglieria. Mentre cercavamo un nascondiglio, i difensori di Montecassino ci hanno colpiti con tutto quello che avevano».

«Sembra impossibile che gli uomini possano vivere in un tale olocausto. Respirando una preghiera, ho tentato con prudenza di affacciarmi verso l’apertura di una grotta. Era piena di corpi, che si fronteggiavano tra loro. La maggior parte di loro erano senza vita».

«I difensori erano così abilmente nascosti e così abili a sparare che anche la più breve esposizione allo scoperto avrebbe significato per noi una morte o una ferita grave. Non sapevamo più dove sparare o chi mirare».

 

LE ATROCITA’ SUI CIVILI

Mansolas ha anche evidenziato atrocità poco conosciute commesse da truppe di montagna irregolari marocchine dei corpi spedizioni francesi sui cittadini italiani durante il corso della campagna italiana, soprattutto dopo la battaglia di Montecassino.
Un esempio di questo tipo fu la notte del 19 maggio 1944, subito dopo il crollo della linea Gustav, quando 12.000 soldati coloniali marocchini chiamati ‘Goumiers’ e altre truppe coloniali si sono lanciate su un gruppo di villaggi di montagna della provincia di Frosinone commettendo violenze di massa.

Il sindaco di una città di 2.500 abitanti ha riportato la violenza di 700 donne tra cui due sorelle, di 15 e 18 anni, violentate da più di 200 soldati.

Alcuni giovani furono violentati, gli edifici furono distrutti e tutto il valore fu rubato.

Un testimone oculare italiano ricorda: «Abbiamo pensato che una volta che eravamo dietro le linee alleate, i nostri problemi sarebbero finiti; infatti erano appena inizio. I soldati marocchini hanno puntato la pistola contro il marito e violentato la moglie davanti ai suoi occhi. Praticamente tutte le donne che sono state violate da loro sono morte. Lentamente tutti sono morti».

Un altro ha dichiarato: «Abbiamo subito più durante le 24 ore di contatto con i marocchini che negli otto mesi sotto i tedeschi».

Si stima che durante la campagna italiana siano state violentate circa 60.000 donne, di età compresa tra 11 e 86 anni, mentre un paese dopo l’altro era sotto il controllo di Goumiers.
Circa 800 uomini civili che hanno cercato di proteggere le loro famiglie sono stati uccisi anche.

 

LA STALINGRADO ITALIANA

L’autore del libro, Angelos Mansolas, 55 anni, è un ufficiale militare ellenico oggi in pensione. Nato ad Atene, in Grecia, ha dichiarato: «Il capitolo sulle violenze di massa in Italia rivela una pagina trascurata nella storia. Anche se alcuni storici contemporanei menzionano l’argomento, tendono ad evitare i suoi dettagli terribili».

«La battaglia di Montecassino sarà sempre ricordata come la più lunga battaglia mai combattuta sul suolo europeo, paragonabile a perdite a quelle battaglie costose come La Somme, Verdun o Stalingrado».

«È stato il più sanguinoso confronto bellico con una prima  linea tedesca ben fortificata sul fronte occidentale. Montecassino era una battaglia epica solo per il coraggio dei soldati che l’hanno combattuta. Era una lotta per la sopravvivenza: contro il nemico e il campo di battaglia stesso».

«In queste montagne, due tedeschi appostati, armati di una mitragliatrice, potrebbero facilmente individuare e colpire un numero di nemici 10 volte superiore. Per gli aggressori, la costruzione di trincee e buche nel terreno di granito di Montecassino era quasi impossibile. Non c’è niente che possa abbattere il morale di un soldato più velocemente della mancanza di una copertura adeguata».

 

«Di tutti gli assalti con le baionette, le scambi di granate, il combattimento selvaggio, spesso con le mani nude per catturare un cortile di terreno roccioso o un mucchio di macerie sotto l’oscurità, la pioggia e la neve, una cosa spicca: la pura determinazione, la forza e il coraggio del soldato medio».

 

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