[L'INTERVISTA] Il presidente del club biancorosso ha svelato i segreti del trionfo della squadra di Galluzzo tornata in Serie D dopo 6 anni. Un progetto ad ampio respiro, legato alla città che va oltre il calcio. L'appello del patron al mondo imprenditoriale: "Questo è il momento giusto. Insieme possiamo costruire qualcosa di ancora più grande ed ambizioso"
Un ritorno nel calcio che conta dopo sei anni di purgatorio. E’ il sogno che sta vivendo Anagni in queste ore. La squadra della Città dei Papi ha infatti vinto domenica scorsa il campionato di Eccellenza, tornando in Serie D, nel calcio nazionale alla fine di una stagione da incorniciare. L’apoteosi è arrivata nel più dolce dei modi: un derby infuocato contro i cugini del Ferentino, risolto da una rete all’89’ di Castro che ha dato il via ai festeggiamenti, culminati in un corteo spontaneo tra le mura del centro storico.
A guidare questa rinascita è stato Simone Pace, presidente e imprenditore profondamente legato alle radici del territorio. Che, negli ultimi anni, è stato il vero artefice della rinascita del movimento in città, puntando sull’identità del gruppo e sul legame con la città. Il tutto legato ad un progetto solido, basato sulla programmazione oculata e sul potenziamento delle infrastrutture. L’obiettivo è adesso l’apertura a nuove sinergie imprenditoriali, per non essere una semplice comparsa nella categoria superiore.
Presidente, vincere il campionato è speciale. Farlo battendo il Ferentino in un derby decisivo è da film. Cosa ha provato al triplice fischio finale?

“Un’esplosione di emozioni difficili da descrivere. È stato un attimo sospeso tra tensione e liberazione, poi pura gioia. Vincere così al 90′ in un derby e con un solo risultato possibile è qualcosa che resterà per sempre”.
C’è stato un momento preciso durante la stagione in cui ha capito che questa squadra aveva davvero la marcia giusta per arrivare al primo posto?
“Sì, nei momenti di difficoltà. Quando non eravamo brillanti ma portavamo comunque a casa risultati: lì ho capito che questa squadra aveva qualcosa di speciale”.
Qual è stata la qualità umana o tecnica più importante che ha permesso all’Anagni di staccare le avversarie in un girone così competitivo?
“Il gruppo. Prima degli schemi e dei numeri, c’è stata un’unione vera tra ragazzi, staff e società. Non abbiamo mai mollato, nemmeno un centimetro”.

A chi dedica questa promozione storica in Serie D?
“Alla città, alle nostre famiglie, agli sponsor che hanno sempre creduto in noi come anche sostenitori e tifosi. È una vittoria di tutti”.
Quanto è stato importante il ritorno dell’entusiasmo dei tifosi per spingere la squadra al successo?
“Fondamentale. Il loro calore è stato il nostro dodicesimo uomo, soprattutto nelle partite più delicate”.
Cosa significa per la città di Anagni tornare nel calcio che conta? Quale impatto si aspetta a livello di immagine e coinvolgimento locale?
“È motivo di orgoglio e identità. Riporta entusiasmo, visibilità e senso di appartenenza. Può diventare un motore importante per tutto il territorio”.
Qual è il segreto della solidità di questa società?
“Programmazione, serietà e passione. Non abbiamo mai fatto il passo più lungo della gamba, ma sempre quello giusto”.

La Serie D è un campionato estremamente oneroso e difficile. L’Anagni ci torna con l’ambizione di consolidarsi stabilmente nei piani alti?
“Ci andiamo con rispetto ma senza paura. L’obiettivo è consolidarci e crescere, passo dopo passo”.
Mister Galluzzo e lo staff tecnico hanno fatto un lavoro straordinario. Possiamo già dire che la base per il prossimo anno ripartirà da chi ha vinto l’Eccellenza?
“Assolutamente sì. Questo gruppo ha dimostrato valori importanti e sarà la base da cui ripartire”.
Ci sono progetti in cantiere per migliorare ulteriormente le strutture sportive a disposizione della squadra?
“Sì, stiamo già lavorando per alzare il livello delle strutture. La crescita passa anche da lì”.
Cosa si sente di dire agli imprenditori locali che volessero avvicinarsi al progetto Anagni Calcio?
“Questo è il momento giusto. È un progetto serio, ambizioso e profondamente legato al territorio. Insieme possiamo costruire qualcosa di ancora più grande”.



