Anatomia di una retrocessione

Passa agli archivi la stagione 2023-24. La lettura a mente fredda dei numeri canarini aiuta a fotografare i dettagli della retrocessione. E fa capire da dove ricominciare

Matteo Sansoni

Le storie dietro ai numeri

È passato poco più di un mese da quel 26 maggio, il giorno che ha decretato la terza retrocessione sulle tre partecipazioni alla Serie A del Frosinone. La stagione 2023-24 è ormai materia per le statistiche: leggerle è utile per compiere la radiografia di un campionato che poteva finire in maniera diversa.

QUASI MAI CORSARO

Il gol vittoria di Cheddira a Monza

Lo score parla chiaro: 8 vittorie (7 in casa ed 1 sola in trasferta), 11 pareggi (4 tra le mura amiche e 7 fuori), 19 sconfitte (8 allo Stirpe ed 11 in giro per l’Italia).

A mente fredda, ciò che ha indubbiamente pesato sul bilancio totale della stagione sono i 10 punti ottenuti in trasferta: con la prima (ed unica) vittoria lontano dallo Stirpe ottenuta, di misura, alla penultima giornata contro il Monza. Gli altri risultati da tre punti sono stati a domicilio contro Atalanta, Sassuolo, Verona, Empoli, Genoa, Cagliari, Salernitana).

Visti i precedenti della massima serie, un bottino troppo misero per sperare di riuscire a costruire una salvezza solo sui risultati ottenuti tra le mura amiche. Per ritrovare una squadra capace di salvarsi con 10 punti ottenuti in trasferta ed una sola vittoria all’attivo infatti dobbiamo tornare indietro di ben 12 anni. Correva la stagione 2011/12, con il Palermo che chiudeva al sedicesimo posto una stagione da soli 10 punti in trasferta. Al netto però dei 33 conquistati in casa: un’impresa che però più nessuno è riuscito ad emulare.

MANCANZA DI ESPERIENZA

Eusebio Di Francesco con i suoi calciatori (Foto: Ciro Fusco © Ansa)

Un altro fattore decisamente impattante sull’epilogo della stagione è da individuare nell’inesperienza della rosa gialloazzurra che, nonostante elementi di assoluta qualità, si è ritrovata “sotto età” rispetto ai diretti competitor per la salvezza.

Se andiamo nello specifico possiamo notare come la squadra di Eusebio Di Francesco sia stata la più giovane in assoluto per quanto riguarda la media dell’età dei giocatori schierati per partita (24 anni e 2 mesi), almeno un anno al di sotto della media di tutte le altre squadre impegnate nella lotta per non retrocedere. 

Un dato che sicuramente si rispecchia nelle tante occasioni non sfruttate o sprecate dal Frosinone durante la stagione, tra cui, la clamorosa rimonta subita di Cagliari da 0-3 a 4-3 nei minuti di recupero. A conti fatti, anche un solo punto in quella partita avrebbe potuto cambiare la storia del campionato dei gialloazzurri. 

IL CALORE DEL TIFO

La curva del Frosinone

Purtroppo però la storia non si fa con i sé e con i ma. Ciò che però ha provato a dare un impulso, una scarica di defibrillatore, nei momenti più difficili della stagione ciociara, è stata la passione dei tifosi. Dati alla mano hanno riempito lo Stirpe più di ogni altra stagione, raggiungendo le 278.280 unità complessive nelle 19 partite disputate in casa, con una media di 14.646 per match ed un riempimento dello stadio del 90,26%.

Una percentuale che colloca il Frosinone all’ottavo posto di questa speciale classifica. Magra consolazione per il presidente Maurizio Stirpe che aveva concepito lo stadio proprio in questa maniera: su misura per le esigenze della squadra, attento ad evitare una inutile cattedrale.

LA RICOSTRUZIONE

Allestire una squadra competitiva, capace di assorbire subito il trauma della retrocessione e capace di competere per il ritorno rapido in Serie A è elemento fondamentale per mantenere quella percentuale di pubblico. Non è un caso che l’altro giorno il presidente abbia detto che “sarà fondamentale recuperare la fiducia, avere pazienza e mostrare tanta coesione, umiltà e determinazione“. (Leggi qui l’analisi di Salines: Stirpe traccia la rotta della ripartenza: “Ma ritroviamo lo spirito giusto”).

Che il progetto vada in questa direzione lo dimostrano alcune evidenze. Una su tutte: Maurizio Stirpe si affiderà ancora a Guido Angelozzi, blindato, nonostante le avances di altri club, dalla fiducia incondizionata del Presidente nei suoi confronti. Il DS avrà il compito di provare a monetizzare il più possibile dalle cessioni, soprattutto dai giocatori che hanno un mercato importante in Serie A e per questo più difficili da trattenere nella serie cadetta. 

Servirà, poi, fare qualche innesto, di qualità e in linea con le idee di gioco ed il progetto del nuovo allenatore Vivarini, per cui manca solamente l’annuncio dopo l’accordo degli ultimi giorni tra Stirpe e il presidente del Catanzaro, Noto. Occorrerà, inoltre, aumentare la percentuale del numero di giocatori di proprietà in rosa, anche con innesti direttamente dal settore giovanile, che abbiano la possibilità di crescere gradualmente, mettendo nelle gambe minutaggio in un campionato più competitivo rispetto a quello primavera, per cercare di diventare centrali nel progetto futuro del Frosinone.