Ariaudo e Salvini: spinta, motivazioni ed equilibrio (di G.Lanzi)

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

di GIOVANNI LANZI
Giornalista senza carta

 

 

La conferenza stampa del difensore diventa congiunta per la presenza del dg del Frosinone che elogia squadra, tecnico e tifosi

Ariaudo e Salvini: spinta, motivazioni ed equilibrio
Il dirigente prefigura tre scenari: “L’importante è che si replichi il risultato di due anni fa”

 

Conferenza stampa con sorpresa. Anzi conferenza stampa congiunta, casualmente però. Nel giorno deputato al difensore Lorenzo Ariaudo, il direttore generale del Frosinone, Ernesto Salvini, non fa mancare la sua presenza. Discreta ma precisa e puntuale come un orologio svizzero.

Esattamente nel momento di riavvolgere il nastro sulle parole dell’ex giocatore del Sassuolo arriva la domanda per il dirigente, che aveva assistito alla conferenza di Ariaudo con grande attenzione. E così ne esce un bel mix di sostanza, tra le parole del giocatore e quelle del dg. Se la cosa fosse stata preparata, davvero non sarebbe riuscita meglio.

Salvini è sempre portatore di equilibrio. Fondamentale in situazioni così delicate. Parole, le sue, nelle quali è complicato infilarsi proprio perché hanno una consecutività ed una logica perfetta.

 

Ma andiamo per ordine perché quando inizia la conferenza e i cronisti vedono Salvini («sarebbe stato impossibile non vedermi» dirà poi il direttore generale al momento della domanda che lo chiamerà sulla scena) tutti hanno la mente rivolta al fuoco di fila su Ariaudo.

La prima domanda per il piemontese, come da cliché consolidato da qualche settimana (e non ha portato granché bene…), arriva dai canali social: cosa hai provato nel post gara quando è scattato l’applauso dei tifosi (della Nord, in verità…)? «Un grande piacere perché comunque era un momento difficile ed evidentemente i nostri tifosi hanno compreso fin in fondo il nostro stato d’animo. Noi giocatori siamo i primi a star male quando non riusciamo ad esprimere quello che vorremmo, quello che abbiamo provato per tutta la settimana. Per questo diciamo grazie ai tifosi perché ci sono stati vicini. Che ci hanno sostenuto, ci hanno applaudito anche di fronte ad una sconfitta. E speriamo di ripagarli già da Terni».
C’è l’angolo dei numeri, dei dati statistici. Che dopo una sconfitta non possono certamente essere ‘rose e fiori’. E che Ariaudo contesta a prescindere: «Nessun calo fisico e mentale. Con il Novara fino all’ultimo abbiamo provato a riprendere il risultato. In precedenza, con l’Ascoli abbiamo creato 10 palle gol nitide. Provo a fare un paragone: lunedi scorso è capitato quello che potrebbe capitare ad ognuno sul lavoro, una giornata negativa. Preferisco guardare avanti, cercando di essere positivo e propositivo. Da parte nostra ci sarà sempre il massimo impegno».
A Terni il Frosinone non si presenta da lepre e nemmeno da seconda. A Terni arriva un Frosinone che ora deve rincorrere perché il Verona oggi, per effetto di quel 2-0 dell’andata rispetto all’1-0 patito al ritorno è davanti ai canarini: «Stiamo preparando quella partita perché sarà una lotta e dobbiamo riprenderci quello che abbiamo perso. E’ chiaro che bisognerà mettere quel qualcosa in più per arrivare ad un risultato positivo». All’andata con gli umbri allenati da Carbone (Liverani è il terzo tecnico dopo Gautieri) terminò 1-1 e Ariaudo fece gol: «L’importante per tutti noi è vincere e non chi fa gol».
Dopo il ko c’è stata la inevitabile discesa in campo del presidente Maurizio Stirpe, quindi faccia a faccia tra i giocatori e tra giocatori ed allenatore. Tutto risolto? Ai posteri, anzi al campo, l’ardua sentenza. Ariaudo si aggrappa ai luoghi abbastanza comuni ma non potrebbe fare altrimenti: «L’unica cosa che possiamo fare è mettere tutto sul campo. Abbiamo esaminato la partita, ci siamo detti delle cose con il mister e tra di noi. Adesso dobbiamo guardare solo al nostro cammino e pensare positivo».
Margini ci sono. E la crisetta, si è visto, ha abbracciato un po’ tutte lassù. Ma la squadra è forse stanca? O forse è arrivato il momento di cambiare? E dove cambiare? E ancora: quanto i giocatori che hanno assistito a lungo dalla panchina, se chiamati ad essere primi protagonisti avranno la forza di dire la loro in campo? Ariaudo è la persona meno indicata per dare questo tipo di risposte: «Sono scelte del mister, sa benissimo cosa deve fare. Sa come giudicare le partite». Terreno minato.
Serenità e brillantezza da ritrovare ma per Ariaudo c’è di più: «Anche lo spirito di gruppo – lancia il sasso nello stagno il difensore – perché vinciamo e perdiamo tutti insieme. Tutti dobbiamo arrivare allo stesso obiettivo. Quindi serenità, brillantezza e spirito di gruppo. Noi non vogliamo vedere alla fine del campionato gente che festeggia al posto nostro. La B è difficile, noi ci siamo meritati di stare dove siamo a lottare, continueremo a farlo uno accanto all’altro per arrivare all’obiettivo».
E’ il momento di Ernesto Salvini, un attimo prima dell’ultima domanda per il calciatore. Troppo ghiotta evidentemente l’occasione per il cronista. E l’assist lo fa proprio il comportamento della tifoseria giallazzurra dopo l’ultimo rovescio: «Questa società – dice Salvininell’accezione migliore rende molto conto ai propri tifosi, alla loro continua vicinanza. Una testimonianza diretta è lo stadio che si sta realizzando il più possibile a misura di tifoso (quindi è chiaro che lo stadio lo sta realizzando il club e non il Sindaco o questa Amministrazione, ndr)».

«Credo che un calciatore senta la presenza del tifoso quando questi è dentro lo stadio. Un po’ come un attore di teatro, la sua migliore interpretazione è in grado di rappresentarla davanti ad una platea gremita. Se ci troviamo tutti a disputare una stagione da protagonisti è proprio perché il presidente rimase colpito, si commosse di fronte a quello striscione all’ultima partita del campionato di A (“Presidente, riproviamoci”). E da lì è scoccata una nuova scintilla».
Nessuno interrompe le parole del dg. Che guarda avanti. E prefigura degli scenari di arrivo all’ultima di campionato: primo posto, secondo posto o playoff. Ci sarebbe anche l’opzione del terzo posto che conduce diretto in A ma il dirigente preferisce non toccare quell’opzione. Forse per un pizzico di scaramanzia che non guasta mai: «Arrivo a paragonare in questo momento l’attività del Frosinone ad una trasmissione tv: può andare in diretta in prima serata, in diretta in seconda o anche in differita. L’importante è che poi si replichi il risultato di due anni fa. Questo è un obiettivo che il presidente ha sempre perseguito. Stirpe disse che l’importante era stare dalla parte sinistra, pronti a giocarci il rush finale. Io dissi prima della gara con la Spal che quel risultato non sarebbe stato determinante».

«Anche in quel caso ci abbiamo indovinato: stiamo dalla parte sinistra della classifica, partecipiamo al rush finale, a Ferrara abbiamo vinto ma non è stata determinante perché abbiamo ancora tutto da giocarci in queste sei giornate che mancano. Credo quindi che siamo in linea con i programmi. Ora serve serenità e tranquillità ed anche consapevolezza dei propri mezzi. Nel calcio ci sono giornate positive ed altre meno. E se ultimamente non ci sta riuscendo il massimo questo non significa che non siamo una squadra importante. Da tecnico ai giocatori, tutti di primissimo livello. E questa è una società importante. E tutti lotteremo fino alla fine per quell’obiettivo».
Salvini poi rende merito ad Ariaudo e rilancia: «I nostri tifosi capiscono quando è il momento di dare una spinta in più e l’intelligenza di un professionista come Ariaudo è aver percepito che i tifosi hanno compreso quel momento, applaudendo la squadra. Quando ci sono queste alchimie nessun risultato è precluso».
L’ultima domanda è proprio per il difensore che aveva ascoltato il dirigente in religioso silenzio come tutti nella sala conferenze dello stadio: la Ternana con l’acqua alla gola che effetto fa? «Ambiente ostico ma a livello di motivazioni ne abbiamo anche noi molte. Sarà un ambiente che ci potrà dare la carica giusta per far bene
».

 

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