Gori, l’ultima “bandiera”: Mirko al Frosinone fino al 2024

Il centrocampista ciociaro prolunga il contratto ed in prospettiva potrebbe diventare il giocatore più presente della storia del club giallazzurro. La bella storia di un ragazzo partito dal settore giovanile ed arrivato fino all’esordio in serie A.

Alessandro Salines

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In un calcio dove le “bandiere” sono quasi tutte ammainate o ridotte a brandelli a Frosinone ce n’è una che continua a sventolare alta e fiera sul pennone della navicella giallazzurra. È Mirko Gori, l’unico ciociaro della squadra canarina, protagonista degli ultimi campionati con 3 promozioni in 8 stagioni. Il centrocampista, 27 anni, ha rinnovato il suo matrimonio con il Frosinone, prolungando il contratto fino al 2024.

Scavallerà i trenta con la maglia giallazzurra numero cinque sulle spalle. E la probabile fascia da capitano intorno al braccio. In pratica canarino a vita o quasi.

Il messaggio della società

La foto simbolo di Mirko Gori: a San Siro, con Balotelli a terra

Una bella storia che dunque prosegue. Gori è cresciuto nel vivaio giallazzurro fino all’esordio in serie A del 23 agosto del 2015. Era un bambino ed è diventato un uomo. Come Maldini, Del Piero, Totti e De Rossi solo per fare qualche esempio.

Il presidente Maurizio Stirpe, il direttore dell’area tecnica Ernesto Salvini e il suo collaboratore Alessandro Frara hanno deciso di puntare ancora sul mediano di tante battaglie, amatissimo dai tifosi, scatenati sui social per celebrare il rinnovo del loro idolo.

Una scelta non casuale che arriva in un momento delicato della società reduce dalla crisi covid e dalla cocente delusione per la promozione sfiorata nella finale playoff. Un segnale forte e chiaro: il Frosinone riparte a testa alta come sempre e lo fa dal giocatore simbolo di questi anni.

Gori diventa centrale nel progetto tecnico e non solo del club. Diventa un modello e valorizza il settore giovanile che nelle intenzioni di Stirpe dovrà essere fondamentale nel futuro del Frosinone. Una risorsa imprescindibile. E Gori è uno degli esempi.

La conferma del centrocampista originario di Tecchiena è il primo importante passaggio della nuova stagione. E il risalto dato sui canali social del club è emblematico. “Al cuor non si comanda”, hanno scritto sotto una significativa foto di Gori. (Leggi qui Il Frosinone si prepara a voltare pagina. Ecco come).

La storia aspetta Gori

Mirko Gori, sale sul bus della storia del Frosinone

Mirko Gori aveva anche altre offerte. Monza, Spal e Lecce si erano interessate al centrocampista ciociaro che in serie B è un giocatore di primissima fascia. Inoltre da svincolato era più che appetibile. Ma erano solo voci.

Il “cobra”, come viene soprannominato, aveva in testa solo il Frosinone e probabilmente non ha mai pensato di lasciare la Ciociaria. D’altronde spesso aveva rivelato di voler chiudere la carriera a Frosinone da capitano.

Il rinnovo poteva arrivare molto prima. Ma la pandemia, il lockdown e la ripresa della stagione in piena estate hanno stravolto i piani. Malgrado i rumours la sua permanenza a Frosinone non è  stata mai in dubbio. Il direttore Salvini lo ha scoperto e lanciato. Era una scommessa come tanti altri giovani che ha cresciuto. Una scommessa vinta. Non poteva farselo scappare. E così è stato. 

Per me è un orgoglio difendere i colori della squadra della mia città di cui sono stato sempre tifoso – ha spesso sottolineato Gori – Con il Frosinone ho coronato un sogno: arrivare in serie A e giocare a San Siro”.

In prospettiva Gori può riscrivere la storia del Frosinone e diventare il giocatore giallazzurro più presente di tutti i tempi. Con 211 gare in 12 stagioni Mirko insidia l’ex portiere Marco Cari, primo nella classifica dei fedelissimi con 287 gettoni. Nei prossimi quattro anni dovrà disputare 77 partite per conquistare il primato. Una missione possibile.

A proposito di numeri Gori vanta 118 presenze in serie B, 38 in A, 27 in C, 8 nei playoff di B e 5 in quelli di C. Cinque le reti. Statistiche pesanti.

Una vita da mediano e in giallazzurro

Mirko Gori in allenamento

Gori è un centrocampista moderno e di grande temperamento. Dotato di ottimo senso tattico e buona tecnica. Può essere utilizzato da play basso che rompe il gioco avversario e imposta la manovra della squadra. Ma si adatta bene anche da mezzala.

Nella “battaglia” non si tira mai indietro. Grinta da vendere, forte senso di appartenenza e tanta tanta personalità. Non abbassa mai la testa.

La sua esultanza dopo il rigore sbagliato da Balotelli in Milan-Frosinone di 4 anni fa la dice lunga. Ma se in campo è un istintivo, nella vita di tutti i giorni è un ragazzo molto riflessivo. Educato e disponibile con valori importanti. Anche sui social non è mai eccessivo e spesso regala pensieri mai banali come quello dopo la semifinale vinta col Pordenone: “Più forti, di chi ci vuole morti”.  

Mi piace ricordare che il mio percorso nel calcio è iniziato su una strada e poi su un prato – spiegò in un’intervista pubblicata sul sito frosinonecalcio.com –  A quei tempi bastavano due sassi per delimitare una porta, un pallone e poi la ricchezza del tempo da condividere insieme agli amici fino a quando le nostre madri venivano a requisirci il pallone”. Così ha cominciato Gori. Poi i primi passi nelle minori del Tecchiena sul campetto in terra battuta del “Gino Sevi”. Viene notato dagli osservatori del settore giovanile del Frosinone dove gioca per 4 stagioni.

Quella brutta esperienza a Parma

Gori ai tempi delle Giovanili

Nel 2010 viene ceduto in prestito al Parma per giocare nella Primavera. Potrebbe essere una chance importante e invece si rivela un’esperienza negativa (solo 5 apparizioni). Un’esperienza che lo segna al punto che Mirko medita addirittura di lasciare il calcio. Ma spesso quando si chiude una porta, si apre un portone. Ed è così

Il Frosinone  riabbraccia Gori. Il mediano di Tecchiena ritrova lo smalto e diventa uno dei pilastri della Berretti di Roberto Stellone che nel 2012 vince lo scudetto di categoria. La stagione seguente Salvini lo lancia in prima squadra insieme ad altri giovani con in panchina ancora Stellone. Debutta in Lega Pro in casa contro la Carrarese e comincia a mettersi in luce.

Nel 2013-2014 conquista la serie B da protagonista. Segna nella finale d’andata a Lecce il gol del pari. Una rete pesantissima. E’ un crescendo rossiniano. Un anno dopo Gori è uno dei pilastri del Frosinone che scrive la storia volando in serie A. Il centrocampista ciociaro si fa rispettare anche nel grande calcio. Esordisce il 23 agosto 2015 nella gara interna contro il Torino, conclusasi con il risultato di 1-2. 

Dopo la retrocessione riparte con la grinta di sempre. La semifinale persa col Carpi è una grande delusione ma l’anno dopo trionfa nella finale contro il Palermo. Ed è di nuovo in A. Un’altra stagione complicata per il Frosinone che torna tra i cadetti. Gori è sempre un punto fermo per la squadra ed i tifosi.

Il resto è storia recente con un’altra promozione sfiorata. Ma la sua carriera non è stata tutta rose e fiori. Qualche infortunio serio lo ha frenato come quello alla spalla di quest’anno. Malgrado il dolore neppure stavolta si è tirato indietro ed ha continuato a giocare. Come ogni “bandiera” che sventola alta e fiera.

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