La sPartita – Il via vai di certezze nel Frosinone

Davvero il Frosinone ha perso otto punti, come dicono? Oppure ne ha fatti sei in più? La classifica è un falso problema. Perché il Frosinone è terzo: non è terz'ultimo.

di Fabio CORTINA
& Giovanni GIULIANI

 

Certezze: quelle che di colpo dopo il Brescia sembravano essere ritornate in pompa magna nel gruppo giallazzurro e che dopo Carpi, invece, sono state rimesse pesantemente in discussione. In un campionato che forse il vero attore protagonista lo ha trovato, vedi Palermo, questo Frosinone deve fare un corso accelerato di autostima per stabilizzarle quelle certezze, anche perché il cammino dei giallazzurri in questo torneo è un po’ cosi.

 

Spesso e per lunghi tratti di match, dà l’impressione di poter fare il bello e cattivo tempo. Gioca, non chiude ed immancabilmente viene punito. Una squadra che, (vedi proprio Carpi) fa pensare a tutti che, sì davvero è la volta buona per iniziare a scavare un solco, salvo poi far tornare tutti ad una realtà beffarda. E allora quelle belle impressioni rimangono tali, purtroppo.

 

Un refrain che si è visto fin troppe volte e che sta portando via un bel po’ di punti cosi come era accaduto già l’anno scorso. Ed allora gira e rigira si torna a quelli che forse sono i difetti insiti di questo gruppo: l’attenzione e l’incapacità di chiudere con ferocia i match quando si ha la possibilità. L’esempio di Carpi è emblematico. Per 80 minuti Bardi sembrava uno spettatore non pagante visto che non era stato mai impegnato. Poi al primo tiro il gol subito, che ha riportato via quelle certezze appena ritrovate.

 

Ed allora come in ogni fatto che riguarda gli uomini c’è la necessità di trovare un colpevole, un nome su cui puntare il dito.

 

La colpa allora di chi è? Dell’allenatore? Forse questa sarebbe la strada più facile da imboccare. Eppure l’equazione non è così immediata. Marino prima, Longo poi: può essere che in Ciociaria sono arrivati due allenatori con le medesime lacune? Se così fosse ci sarebbe una sorta di masochismo patologico da parte della dirigenza.

 

La colpa è del gruppo? Eppure questi giocatori rappresentano la crema della serie B a livello tecnico e tattico. Per non parlare dell’affiatamento che vede unito l’80% di questi uomini dal lontano 2013. E allora se si fanno i conti della serva, il Frosinone è davvero così indietro rispetto a quanto meritava?

 

A fronte di otto punti persi in rimonta (Spezia, Empoli, Cesena e Carpi), potremmo mettere di contro sei punti guadagnati e su cui, o non c’erano grandi meriti o non si faceva più affidamento (Pescara, Bari, Ascoli e Salernitana). Solo due punti di scarto, che potrebbero aumentare se si dovesse aggiungere qualche svista arbitrale, ma a tal proposito le questioni tecniche c’entrano poco.

 

Forse non è che il campionato non sia poi così scarso e gli avversari non siano tutti pippe? E allora siamo così sicuri che la classifica del Frosinone non rispecchi quanto visto a causa delle rimonte? O c’è un problema diverso? Quello dei recuperi subiti, forse, sta diventando un alibi che nasconde altre verità.

 

Il Frosinone ora deve fare i conti, più che con i punti persi, con sé stesso. Ed è la fiducia che non deve venir meno in questo momento, perché la squadra è terza e non terzultima. Perché undici risultati utili consecutivi sono tanta roba. Perché per raggiungere l’obiettivo, il calcio ci insegna che può bastare anche un semplice colpo di reni alla fine, piuttosto che i filotti di vittorie. Pancia a terra ed attributi in vista quindi, il Frosinone è forte e può solo migliorare, affinando quegli ingranaggi che a volte sembrano inceppati. Non rotti.

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