La Torre di Cicerone ribalta ancora la gara, Crugnola si ferma e il penultimo atto del Campionato Italiano Assoluto Rally cambia il finale della stagione.
Alla fine il Rally del Lazio Cassino ha mantenuto la promessa. Non ha assegnato un solo vincitore: ne ha consegnati tre.
Il primo è Bostjan Avbelj, che porta la sua Škoda Fabia RS Rally2 sul gradino più alto del podio e firma il colpo più pesante del weekend. Il secondo è Andrea Nucita, che chiude secondo assoluto ma festeggia il titolo matematico del Campionato Italiano Rally Promozione. Il terzo, forse il più silenzioso, è Roberto Daprà: il podio conquistato a Cassino, unito al ritiro di Andrea Crugnola, lo spedisce verso Sanremo con il tricolore praticamente all’orizzonte.
È il tipo di finale che il rally sa scrivere meglio di qualunque sceneggiatore.
La gara è cambiata due volte

Ventiquattro ore prima il protagonista era il diluvio. Questa volta ci ha pensato la Torre di Cicerone. (Leggi qui: Il diluvio ribalta il Rally: Nucita davanti, il campionato si rimette in discussione)
La prova più lunga del campionato, quasi trenta chilometri di asfalto, è tornata a fare quello che le riesce meglio: scegliere chi esce dal bosco con una coppa e chi con i rimpianti.
Lo sloveno Avbelj ha trovato lì il ritmo decisivo, prendendosi il comando e difendendolo fino all’arrivo di Corso della Repubblica a Cassino. Nucita, che aveva iniziato il sabato da leader, ha scelto invece la strada dell’intelligenza: quando il titolo Promozione è a un passo, l’ultima cosa da fare è regalare tutto a una curva. Ha amministrato. E ha vinto quello che era venuto a cercare.
Il colpo di scena si chiama Crugnola

Il momento che cambia davvero il campionato arriva però quando si ferma Andrea Crugnola. Il pluricampione italiano, ancora pienamente in corsa dopo il venerdì, è costretto al ritiro sulla PS11 con la sua Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale. In un colpo solo cambiano due classifiche. La prima è quella della gara, la seconda è quella del tricolore. Perché Daprà, salendo sul podio dopo il nubifragio che venerdì sembrava avergli distrutto il weekend, trasforma una gara di rincorsa in un’enorme ipoteca sul Campionato Italiano Assoluto.
Tra le immagini che resteranno dell’edizione 2026 c’è anche quella di Heikki Kovalainen. L’ex pilota di Formula 1 era arrivato nel Cassinate quasi come un ospite di lusso: è ripartito ricordando a tutti perché certi riflessi non si cancellano con il tempo. Il suo weekend ha aggiunto un respiro internazionale a una manifestazione che quest’anno ha debuttato anche nel FIA European Rally Trophy.
Il Rally che ormai appartiene alla città

C’è poi una vittoria che non compare nelle classifiche ufficiali. È quella di Cassino. Il Teatro Romano trasformato in sala di presentazione, Corso della Repubblica diventato pedana di partenza e arrivo, il pubblico lungo le prove speciali e un evento capace di mettere insieme motorsport, università, imprese e territorio raccontano che il Rally del Lazio ha ormai superato la fase della scommessa.
In sei edizioni è diventato qualcosa di diverso. Non è più soltanto una gara che passa: è una manifestazione che lascia qualcosa. Quest’anno lascia un titolo conquistato, uno quasi assegnato e una certezza. La Torre di Cicerone continuerà a far paura ai piloti ma ormai fa anche parte dell’identità del Rally.
Le voci del podio: lil titolo e il Rally che cresce

Sul podio di Cassino, alla fine, non c’erano soltanto tre equipaggi: c’erano tre modi diversi di festeggiare.
Bostjan Avbelj aveva il sorriso di chi sa di aver rimesso il proprio nome dentro la corsa al campionato. La vittoria costruita tra la Torre di Cicerone e il finale di Itri gli restituisce il ruolo di protagonista nella stagione tricolore e conferma una sensazione che aleggiava già dallo shakedown: quando trova il ritmo giusto, lo sloveno diventa uno dei piloti più difficili da tenere dietro.
Andrea Nucita, invece, aveva un motivo diverso per brindare. Il secondo posto assoluto vale il titolo matematico del Campionato Italiano Rally Promozione, conquistato con una gara intelligente, capace di cambiare registro quando il rischio di perdere tutto era più grande della tentazione di inseguire la vittoria assoluta.

E poi c’era Max Rendina. Per l’ideatore del Rally del Lazio il risultato non si misura soltanto con il cronometro. Il bilancio di questa sesta edizione è quello di una manifestazione che, anno dopo anno, ha allargato il proprio raggio d’azione: il doppio passaggio nel Campionato Italiano Assoluto, il debutto nel FIA European Rally Trophy, il coinvolgimento di università, imprese e istituzioni e un territorio che ormai considera il Rally un appuntamento identitario prima ancora che sportivo.
In fondo è questa l’altra classifica uscita da Cassino. Quella che non sta nelle tabelle dei tempi ma racconta quanto una gara possa diventare patrimonio di un territorio.



