Dal Teatro Romano ai cinque milioni di ricadute economiche, il Rally del Lazio cambia passo: il motorsport incontra università, imprese e persino la prevenzione sanitaria. Questa sera la partenza in Corso della Repubblica.
Prima ancora che si accendano i motori, si è acceso il territorio. Il Rally del Lazio ha trasformato il Teatro Romano di Cassino nel proprio paddock, nel suo quartier generale, mettendo allo stesso tavolo piloti, università, imprese e istituzioni. È il modo con cui la manifestazione racconta il salto compiuto: non più soltanto sport ma un evento che prova a far correre insieme economia, innovazione e città. E perfino l’università ha trovato il modo di infilare una monoposto elettrica dentro il racconto della manifestazione.
La conferenza di ieri sera ha avuto il sapore delle presentazioni importanti: istituzioni, organizzatori, piloti, Automobile Club d’Italia e territorio tutti nello stesso posto, con una certezza ormai difficile da contestare.
In appena sei edizioni il Rally del Lazio ha smesso di essere una promessa. È diventato un appuntamento stabile del calendario nazionale, con il Campionato Italiano Assoluto Rally Sparco, la Coppa Rally di Zona e, da quest’anno, anche il sigillo internazionale del FIA European Rally Trophy. (Leggi qui: Cassino mette il casco al campionato: il Rally del Lazio può decidere il tricolore. E qui: (Leggi qui: Cassino riaccende i motori. Tre giorni, undici prove, un titolo).
Il Teatro Romano come sala di partenza

La cornice non era casuale. Il Teatro Romano racconta duemila anni di storia. Fuori, invece, aspettano vetture da quasi trecento cavalli. Il contrasto funziona perfettamente.
Il sindaco Enzo Salera ha rivendicato il lavoro fatto per mantenere il cuore della manifestazione dentro Cassino, mentre il presidente dell’Automobile Club Frosinone Maurizio Federico e il generale Tullio Del Sette per l’ACI nazionale hanno inserito il Rally dentro quella tradizione automobilistica italiana che continua a trovare nel Lazio meridionale uno dei suoi palcoscenici più credibili.
Il passaggio più interessante della serata, forse, è arrivato dall’Università di Cassino. Perché mentre fuori si preparano le Škoda, le Toyota e le Citroën Rally2, dentro si parlava di trasferimento tecnologico. Il progetto Scuderia Unicas, con la monoposto elettrica progettata dagli studenti per la Formula Student, racconta un’idea piuttosto semplice: il motorsport può essere anche un laboratorio dove si imparano progettazione, innovazione e lavoro di squadra.
In altre parole, il rally non produce soltanto adrenalina. Produce competenze.
Cinque milioni che non finiscono sul podio

Poi ci sono i numeri che interessano gli alberghi molto più delle classifiche. Secondo le stime illustrate dalla Banca Popolare del Cassinate, il Rally potrebbe generare una ricaduta economica di circa 5 milioni di euro, con un aumento previsto del 25% dei pernottamenti e una crescita del 20% della spesa media tra ristoranti e commercio. Tradotto: mentre i piloti inseguono i decimi di secondo, il territorio prova a guadagnare giorni di lavoro. Ed è probabilmente questa la curva più importante dell’intero weekend.
L’altra sorpresa arriva lontano dall’asfalto. Il Rally ospiterà infatti anche “Un Consiglio in Salute”, il progetto promosso dal Consiglio regionale del Lazio che porterà controlli e attività di prevenzione tra Cassino, Pico e Itri, sfruttando la grande partecipazione dell’evento per avvicinare i cittadini ai temi della salute.
Non capita spesso che una prova speciale conviva con uno screening. Qui succede.
Adesso tocca ai motori

Le parole, ormai, hanno finito il loro lavoro. Questa sera Corso della Repubblica diventerà la passerella dei 77 equipaggi, con gli autografi prima della partenza ufficiale. Da domani, invece, parleranno le prove speciali: Pico, Viticuso, Terelle, la lunghissima Torre di Cicerone e la Power Stage di Itri decideranno molto più di una semplice vittoria di tappa.
Perché il Rally del Lazio arriva nel momento in cui il Campionato Italiano comincia a scegliere il suo padrone. Ma Cassino, almeno una partita, l’ha già vinta: quella di essere diventata molto più del luogo dove passa una gara.
È il posto dove, per tre giorni, il motorsport mette radici.



