Cento Miglia Valle di Comino: tra motori d’epoca, il viaggio che racconta la Ciociaria

Dalla benedizione delle auto al Santuario di Canneto fino ai borghi della Valle di Comino, la prima edizione della Cento Miglia è molto più di un evento motoristico: è un racconto lento del territorio, tra tradizioni, sapori e sicurezza stradale. Un’iniziativa che unisce turismo, cultura e comunità, mostrando una Ciociaria autentica e vissuta.

Benedette le auto, benedetto il viaggio. Don Antonio Molle ha alzato la mano sulla prima delle cinquanta vetture d’epoca davanti al Santuario di Santa Maria di Canneto, a 1030 metri sul livello del mare, e la Cento Miglia Valle di Comino è partita come si parte nelle storie: con un rito, una preghiera e la strada davanti.

Un viaggio lento nel cuore della Ciociaria

Ci sono tanti modi di attraversare un territorio e tanti modi di abitarlo. Sfrecciare sull’autostrada è un’opzione. Percorrerlo al volante di un’auto d’epoca, a passo d’uomo, fermandosi a mangiare le tacconelle con i fagioli cannellini DOP ad Atina e le pizze fritte ad Acquafondata, è il secondo. Cento Miglia Valle di Comino — prima edizione, già indimenticabile — ha insegnato che slow è più bello, come insegnava Lucio Battisti nella sua iconica Si Viaggiare : Sì, viaggiare / Evitando le buche più dure / Senza per questo cadere nelle tue paure / Gentilmente senza fumo con amore / Dolcemente viaggiare / Rallentando per poi accelerare / Con un ritmo fluente di vita nel cuore / Gentilmente senza strappi al motore.

L’Automobile Club Frosinone, cinquanta automobili storiche, due giorni, venti Comuni del Frusinate, un percorso che è anche un racconto: di paesaggi incontaminati, di borghi che resistono al tempo, di cucine che tramandano saperi invece di brevettarli. IanniRent e l’Aci — che quest’anno celebra il proprio centenario — hanno costruito qualcosa che i depliant turistici non riescono mai a fare: hanno dato a questo angolo di Ciociaria la possibilità di mostrarsi senza filtri, nella sua versione autentica.

Il viaggio

Tutto comincia a Settefrati, davanti alla Basilica-Santuario di Santa Maria di Canneto, a 1030 metri sul livello del mare, incastonata nella natura selvaggia del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e MoliseDon Antonio Molle celebra la messa e benedice le vetture. È un inizio che sa di pellegrinaggio laico — e in qualche modo lo è: si parte per scoprire qualcosa, non si sa ancora cosa.

Il corteo scende verso San Donato, dove il Comune offre colazione e gadget. Poi Gallinaro, poi Atina per il pranzo — le tacconelle, pasta romboidale che ha la forma di un sorriso e il sapore di un’altra epoca. Nel pomeriggio, Villa Latina e il Museo Laboratorio della Zampogna: uno strumento che suona da secoli nelle valli pastorali della Ciociaria e che qui trova finalmente casa in un museo degno di questo nome. Chi entra capisce che certe culture non si conservano nei libri: si conservano nell’aria.

Il percorso da Picinisco a San Biagio Saracinisco fino a Vallerotonda — nel cuore del Parco, a lambire il lago di Cardito, con l’Abbazia di Montecassino che domina l’orizzonte da lontano — è il tipo di strada che i navigatori satellitari non sapranno mai consigliarti. Ad Acquafondata le pizze fritte. A Viticuso — ultima tappa del sabato — il primo e unico museo italiano dedicato alla Pop Art intitolato a Sir Edoardo Paolozzi, inaugurato nel 2025. Un museo di arte contemporanea in un borgo del Parco nazionale: la Ciociaria sa ancora stupire, quando vuole. Per cena, la focaccia con l’abbuoto viticusano di agnello — insaccato cotto, spezie, uovo, peperone. Il tipo di cibo che non hai mai assaggiato ma che riconosci subito come qualcosa di tuo.

Il santuario di Canneto

La domenica riparte da Belmonte Castello:  centro storico da manuale, rinfresco offerto dal Comune. Poi di nuovo Atina per un caffè in piazza Nassirya e una visita alla Cantina La Ferriera per un cabernet doc. Poi il fiume Mollinaro, affluente del Melfa, come filo conduttore invisibile attraverso CasalatticoCasalvieriFontechiariPosta FibrenoCampoli AppenninoPescosolidoBroccostellaVicalvi. Chiusura ad Alvito, con la sagra in corso e le penne all’arrabbiata offerte dal Comune. Il tipo di finale che non si sceneggia: succede e basta.

I ragazzi e il casco

Il secondo appuntamento della rassegna ha un sapore diverso — più severo, più necessario. Il 14 aprile, alla scuola secondaria di primo grado di Atina, l’iniziativa «La sicurezza stradale si impara con il cuore e con il casco» ha riunito studenti, ProvinciaCarabinieri e Polizia Locale per un pomeriggio di teoria, simulazioni ed esperienze reali. La novità assoluta: per la prima volta il modulo formativo dell’ACI ha incluso il tema della fauna selvatica, grazie all’intervento del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Come comportarsi quando un lupo attraversa la strada. O un cervo. O un cinghiale. Cose che in questo territorio accadono, e che nessun manuale di guida aveva mai pensato di spiegare.

La dirigente scolastica Angela Bianchi ha accolto l’iniziativa con entusiasmo. I ragazzi pure.

C’è una lezione che la Cento Miglia Valle di Comino lascia, al di là degli itinerari e delle degustazioni. Un territorio non si promuove con le brochure. Si promuove vivendolo, percorrendolo lentamente, fermandosi dove c’è qualcosa da guardare, mangiando quello che sa fare meglio. La Valle di Comino lo sa. Aveva solo bisogno che qualcuno lo organizzasse.