[SPOGLIATOIO] Il tecnico del Como Fabregas riconosce i meriti del Frosinone: "Capolavoro della squadra di Alvini ma abbiamo avuto tante occasione e Palmisani ha fatto miracoli". Alvini sottolinea l'ottimo percorso iniziato da 48 partite: "E' stata una buona giornata di calcio per Frosinone, ora niente voli pindarici. Continuiamo a lavorare"
Chi vince festeggia, chi perde spiega. La frase di Julio Velasco, ct della ItalDonne, è buona per tutte le situazioni. Nel post-gara di Frosinone-Como, ad esempio. Dove il tecnico dei lariani, Cesc Fabregas, ha tentato di fornire una motivazione alla ‘debacle’ biancoblu. E a seguire Max Alvini invece ha dispensato elogi, con voce pacata e un po’ rauca.
L’analisi di Fabregas
L’atteggiamento fisico, al limite dello spigoloso dei giallazzurri, è un tema e Fabregas va subito al cuore del problema: non ha funzionato qualcosa nella trasmissione dei concetti dall’allenatore alla squadra: “Due giorni fa l’ho spiegato in conferenza stampa cosa pensavo dei nostri avversari. Il Frosinone ha fatto bene quello che io avevo detto in conferenza. E forse non l’ho spiegato bene ai ragazzi. Ma se oggi il Como oggi avesse vinto 1-4 non avrebbe rubato nulla. Quando la partita la vai a giocare, ad affrontare su quel piano, è merito del Frosinone se l’ha vinta”.

“Non abbiamo avuto il controllo dell’intera partita e questo è un altro merito del Frosinone – proseguito Fabregas – Abbiamo avuto anche 4 possessi lunghi e altrettante grande occasioni per fare gol ma non li abbiamo realizzati. E’ una partita che porta ad arrabbiarsi, quando si perde è normale che sia così. Non siamo stati all’altezza di fare certe cose ma non posso ‘ammazzare’ i miei giocatori che hanno avuto 7 palle gol. Grande merito, lo ripeto, del Frosinone che è stato coraggiosissimo. E grande merito del loro portiere. Detto questo, ci sono ancora tante cose da migliorare”.
Cesc si toglie il cappello: “Capolavoro del Frosinone”
La lentezza della manovra lariana è un altro tema della conferenza. Ma Fabregas chiude all’idea di spostare Nico Paz più dietro: “Non credo che Nico Paz sia possibile arretrarlo. Conosco il ragazzo da quando aveva 15 anni, possiamo parlare di tutto ma lui non può giocare basso”.

Como e Frosinone a pari punti, il tecnico spagnolo è cauto sui numeri di questo scorcio di stagione. Soprattutto sull’ipotesi che la sua squadra ne esca ridimensionata: “Stiamo parlando dopo 5 partite. E’ presto, non conta se ora hai 10 o 15 punti. Mi interessa il risultato sulla base delle 38 partite. Ma è giusto parlare di un grande Frosinone, si è guadagnato tutto. Oggi per noi è la prima sconfitta in 5 mesi, fu un 3-2 in Coppa Italia contro l’Inter. Io sono sempre molto prudente, lo ero anche quando si vinceva e lo sono oggi che abbiamo perso. Ribadisco però il grande capolavoro del Frosinone”.
Il piano partita del Como, che il tecnico consegna alla Proprietà prima di ogni partita: cosa non ha funzionato contro il Frosinone? “Ne ho parlato in conferenza stampa pre-partita, l’ho già detto. Noi lo sapevamo come ci avrebbero affrontato, anche stamattina l’ho ribadito nella riunione tecnica, in settimana ho martellato i ragazzi. Ripeto il concetto espresso in precedenza: abbiamo perso 2-0 ma si poteva vincere 0-4. Loro ogni partita concedono 4 palle-gol, giocano così, ti concedono tanto. Il Frosinone è una squadra divertente, ribatte colpo su colpo e chi vince quella battaglia a distanza prevale nel risultato finale”.
Alvini: “Partita di alto livello”
Dalle spiegazioni di Fabregas alle parole di Alvini. Che si gode i complimenti.
Si parla di gara a livello europeo del Frosinone. Alvini resta con i piedi piantati a terra. Anche per lui è la quinta giornata e in politichese prova a dire la sua: “Non avevo dubbi che avremmo giocato una partita di livello alto, bella da vedere e da godere. Nello sviluppo della gara non puoi mai sapere come va. Ma sono contento chiaramente come è andata. Oggi è stata una buona giornata di calcio a Frosinone”.
Battuta la squadra del momento, le Nazionali gli convocano mezza squadra. E lui incassa col sorriso:“Sono contento per chi va in nazionale ma non sono abituato a perdere 14-15 giocatori tutti insieme. Stavo riflettendo sul piano di lavoro che dovrò affrontare in queste tre settimane. Non ho l’esperienza, gli anni però mi portano ad essere un allenatore riflessivo. Non ho particolari emozioni, sono felice per i miei calciatori, per il mio staff. Sono contento per noi, per la Società, ieri è arrivata anche la Proprietà americana. E’ piacevole aver vinto ed aver regalato loro questa gioia. Queste sono le emozioni che estendi agli altri. Personalmente però ho poche emozioni”.
Il vero… Frosinone e il piano partita
Il Frosinone che dà spettacolo, vince e convince è già una realtà. Il presidente Stirpe disse che la squadra vera si vedrà a Napoli? Alvini ha una memoria di ferro e non è proprio così: “Io penso che il Frosinone vero si vede dal 1 luglio dello scorso anno, il Frosinone ha una identità precisa da 48 partite. E continua il suo percorso di ricerca continua della perfezione contro qualsiasi avversario. Sappiamo bene qual è la strada che dobbiamo percorrere insieme. Il Presidente sicuramente si riferiva all’integrazione dei nuovi sui quali stiamo lavorando. Ma la squadra vera la vediamo dallo scorso anno, con gli opportuni distinguo in funzione della categoria”.

Il piano gara contro il Como, tutto studiato a tavolino: lavorare molto sui riferimenti, anche a rischio di allungare la squadra: “Dovevamo decidere sul percorso da intraprendere con il Como. Innanzitutto tenerci saldamente aggrappati alla nostra identità e poi seguire la strategia di gara, che varia a seconda dell’avversario. E che ti porta a determinate scelte. C’è stato un momento in cui abbiamo sofferto, prima del 2-0, quando ci difendevamo bassi senza andare forte sui riferimenti. La scelta di andare forte sui loro riferimenti è stata valutata e ponderata in settimana, sapevamo che avremmo potuto correre dei rischi nel duello a campo aperto”.
“Il percorso è ancora lungo”
Sui social si esalta il Frosinone. Ma Alvini non si esalta: “Il percorso è di ogni squadra con il proprio allenatore. Puoi avere il tempo di lavorare su quel tipo di percorso solo se lo dà la Società. Alle spalle c’è il lavoro con il ds Castagnini, con la dirigenza. Il percorso è fondamentale. Ma non ti godi mai una tappa di quel percorso. Oggi è bello, stasera quando tornerò a Fucecchio e farò tappa all’autogrill mi godrò un momento di relax. Ma quello che conta è altro. Lo dice anche Cesc. La tappa la vinci ma quello che conta il Giro, il traguardo finale”.

Il lavoro quotidiano condiviso alla base di questo Frosinone: “Io rido quando leggo che la squadra gioca con entusiasmo. C’è un lavoro alle spalle, da parte di tutte le componenti. Del presidente Stirpe, della proprietà americana, del direttore sportivo, della Società”.
La ribalta di Kvernadze: “Il suo livello di crescita è ancora alto. Mia madre è un po’ anziana e mi chiede: Massi, quel ragazzo mi piace come gioca. E io le dico: sì mamma un ragazzo che ha ampi margini di miglioramento, è fotte, intelligente. Sono contento che vada in Nazionale e noi lavoreremo sempre per poterlo migliorare”. Il saluto con Cesc: “Mi ha fatto i complimenti a fine gara e io l’ho fatti a lui. Sono felice di avergli stretto la mano. E oggi siamo altrettanto felici di aver ospitato il Como, una squadra forte e fantastica ma anche per la visione della Società che ha alle spalle”.
La sosta e i nuovi arrivati, Max pianta i paletti con eleganza. Non esiste un Frosinone vecchio e nuovo, un Frosinone italiano e uno più straniero: “Ve lo dico con tutta sincerità: il Frosinone è uno, con 26-27 giocatori. E le scelte le faccio io. Tanti andranno in nazionale. Al ritorno dei ragazzi ci sarà quel percorso, di cui abbiamo parlato ripetutamente, da compiere tutti insieme”.




