Ciofani&Dionisi, un valore ma anche un limite (di G.Lanzi)

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

di GIOVANNI LANZI
Giornalista senza carta

 

 

La scarsa incisività offensiva segnata da un dato: 1 solo gol su azione nelle ultime 10 giornate, Kragl a Perugia
Ciofani&Dionisi, un valore ma anche un limite
In tre turni la ‘remuntada’ di Spal e Verona favorite dal calendario. Frosinone, 1 punto in più dell’andata. Ora il Vicenza da battere

 

Bisogna saper perdere. Per ricominciare a vincere rapidamente. Bisogna saper perdere guardando in faccia la realtà che non è drammatica ma nemmeno si può dire sia del tutto a favore. Bisogna saper perdere scrollandosi di dosso quella naturale supponenza – che non è reato – propria di una capolista. E’ capitato al Verona che credeva troppo presto di aver ammazzato il campionato per poi ricredersi e riprendersi al punto di non ritorno, poi al Frosinone che si è cullato sulle polveri bagnate e sulla difesa rinnovata e non è detto che non capiti anche alla Spal che l’ex Stellone, bontà sua, ha accostato al suo Frosinone che ottenne la promozione in serie A.

Se così fosse, il collega Leonardo Semplici farebbe bene a stringere la mano a tutti e lasciare Ferrara dopo feste e allori visti i precedenti. Questa di oggi però è tutta un’altra storia e niente è deciso per fortuna del Frosinone.

 

GIRONI E DIRETTE RIVALI A CONFRONTO – Alla 9.a di andata – 5 al Comunale e 4 fuori – il Frosinone aveva ottenuto 14 punti perdendo 3 volte. Nel girone di ritorno alla stessa giornata – 5 trasferte e 4 gare interne – i punti sono 15, con 2 sconfitte. Un punto in più nonostante ci sia una trasferta in più e chiaramente una gara interna in meno. Una media di 1.6 punti a partita quella del girone di ritorno. Che il Frosinone dovrà alzare di qualche decimale. La Spal con 19 punti è ad una media di 2.1 a partita, il Verona a scartamento ridotto è a quota 11 con una partita in meno. Ma sono da considerare anche gli scontri diretti. Calma e gesso.

 

CALENDARIO E PUNTI DISSEMINATI – Certo i giallazzurri la vita se la solo complicata da soli. Avevano il gioco in mano, non il match-point ma almeno la palla del secondo set a loro favore. Lo dicono i numeri, basta leggerli dalla parte giusta. Anche se il calendario come coefficiente di difficoltà non favoriva certo la squadra di Marino (Perugia e Bari fuori, Cittadella in casa) rispetto a Spal (Salernitana fuori, Pisa e Cesena in casa) e Verona (Ternana in casa e Brescia fuori in attesa di lunedi sera).

Nelle ultime 3 partite però – dalla classifica della giornata numero 27 ad oggi – Dionisi & compagni hanno dilapidato 5 punti di vantaggio su Verona (oggi a 52, lunedi sera in campo con l’Ascoli ha la possibilità di agganciare la vetta e spedire i canarini al terzo posto) che ne ha presi a sua volta 2 di vantaggio sui canarini, se ne è fatti riprendere 3 più 2 dalla Spal (nuova capolista a 55 punti), 5 dal Bari (46) oggi quinta in classifica, nessuno dal Benevento che viaggia a scartamento ridotto anche se, a -5 dai canarini, non è distanza di sicurezza semplicemente perché il Frosinone ha in mente di prendersi uno dei primi due posti.

Nel prossimo turno quel coefficiente di difficoltà si capovolge a favore del Frosinone ma solo perché i canarini avranno il fattore-campo dalla loro parte con il Vicenza mentre trasferte per tutte le altre big, Benevento (venerdi a Perugia), Spal (a Carpi) e Verona (a Vercelli).

 

GOL POCHI, SU AZIONE… UN’IPOTESI – Un altro dato numerico che può contribuire a mettere la parola fine alla favoletta della ‘prestazione’ che continua a campeggiare nei discorsi nonostante le 12 giornate che mancano alla fine. Il Frosinone nelle ultime 10 partite – dalla trasferta di Vercelli del 30 dicembre a quella di Bari di sabato scorso, quindi in due mesi e mezzo – ha messo a segno appena 7 reti e lo straccio di 1 gol su azione, più precisamente a Perugia con Kragl. Per il resto tutte marcature da palla inattiva.

Vediamole una per una.

Il vantaggio effimero di Chiavari (la città è Chiavari e non Entella come l’ha chiamata anche il buon Colantuono in diretta Sky… e se cerchi l’uscita di Entella arrivi lontano) è arrivato da palla inattiva (calcio d’angolo di Soddimo).

Il gol-partita con il Brescia firmato da Ariaudo è partito da palla inattiva (ancora angolo di Soddimo, poi circolato sulla testa di Krajnc, il palo di Daniel Ciofani e il tap-in dell’ex del Sassuolo).

Il gol-partita di Latina firmato da Dionisi è stato su rigore.

Il gol decisivo con il Carpi realizzato da Terranova ancora partito da palla inattiva (calcio d’angolo poi ripreso da Soddimo).

Il gol che ha permesso di battere il Verona è arrivato su rigore di D. Ciofani.

Quindi la rete su azione di Kragl a Perugia (momentaneo vantaggio) per finire alla zuccata di testa imparabile di Daniel Ciofani con il Cittadella su angolo di Kragl.

 

IL VALORE, IL LIMITE, L’ASSENZA PIU’ PESANTE – Le difficoltà realizzative del Frosinone sono evidenti per quanto espresso dai dati numerici. Quindi la famosa ‘prestazione’ conta zero. Daniel Ciofani e Dionisi sono un valore da sempre ma per effetto del rovescio della medaglia sono un limite. Perché fanno inevitabilmente da tappo a tutte le soluzioni anche quando non sono in perfette condizioni fisiche (Dionisi martellato da Tonucci ma troppo scontato nelle giocate, Ciofani macchinoso).

Alle loro spalle Mokulu è fermo e Marino preferisce tenersi un cambio inutilizzato piuttosto che rischiare di mandare allo sbaraglio il giovane attaccante Volpe. Che morde il freno a tal punto da averlo arrugginito. Fa bene Marino a tenere il ragazzo al riparo da responsabilità? Lui è l’allenatore e lui ha il polso della situazione quotidianamente. Ma se contro il Cittadella provare a smuovere le acque intorbidite dopo il pari veneto non avrebbe nuociuto, con il Bari l’occasione sarebbe stata ancora più ghiotta vista l’impalpabilità e l’assenza di incisività offensiva. Laddove giornata dopo giornata si sente la mancanza di un ‘cavallo pazzo’ come Paganini, un falco rapinatore, il giocatore capace di spaccare la partita più chiusa. E comunque di dare forza e presenza nell’area avversaria.

E’ vero che non si deve mai parlare degli assenti. Ma l’arrivo di Fiamozzi a colmare la lacuna da quella parte ha permesso solo di cambiare modulo, avanzando Mazzotta dall’altra parte. Il risultato è che se perdono colpi anche loro, tutti ne soffrono e il motore del Frosinone batte in testa. E allora bisogna saper perdere per ripartire guardando in faccia la realtà. Senza mai nascondersi dietro i luoghi comuni. Tradotto, più punti e meno ‘prestazioni’.

 

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