Coronavirus, lo sport di base rischia il tracollo

Terminata l'emergenza un terzo dei centri e delle associazioni rischiano la chiusura. Un quadro a dir poco preoccupante per quei 20 milioni di giovani, dilettanti ed amatori che in Italia praticano una disciplina. Emblematici i dati sfornati dal calcio non professionista: ben 3.000 società potrebbero non proseguire l'attività. Il Ministro Vincenzo Spadafora pronto ad incontrare i rappresentanti degli sport minori.

Alessandro Salines

Lo sport come passione

Il coronavirus ha tolto il respiro allo sport. Senza se e senza ma. Basta pensare alle Olimpiadi di Tokyo e all’Europeo di calcio rinviati all’anno prossimo. O ai campionati di tutte le discipline sospesi in ogni angolo del pianeta a parte qualche rara eccezione. Out la Formula 1 e il circus del motociclismo. Annullati o rinviati i grandi tornei di tennis come le corse ciclistiche che hanno sempre infiammato le nostre primavere. Per non parlare dell’atletica o del nuoto che avevano in programma meeting e manifestazioni importanti. Tutto fermo tra l’incertezza di un futuro ancora sconosciuto. 

Ma lo sport-business in un modo o in altro si rialzerà animato da interessi economici miliardari. Al contrario c’è lo sport di base quello dei campetti di provincia e delle palestre di quartiere che si è fermato dopo i primi decreti del Governo e rischia di sparire colpito a morte dagli effetti del covid-19. Le previsioni degli analisti fanno paura. E qualcuno dice che siano addirittura ottimistiche.

Uno su tre non ce la fa

Partito di Futsal

Secondo un’inchiesta di Marco Iaria, giornalista della Gazzetta dello Sport, esperto di “sport-economy“, sono a rischio chiusura un terzo dei centri che si occupano di sport giovanile, dilettante e amatoriale. Con un danno economico e sociale ad oggi incalcolabile se si pensa che sono 100 mila i circoli ed associazioni frequentate da 20 milioni di italiani. Stando agli ultimi dati del Coni in Ciociaria i club superano quota 500 con oltre 32.000 tesserati tra atleti, tecnici, dirigenti e ufficiali di gara. Il numero lievita a Latina con 56.000 tesserati e 600 società. Mentre in tutto il Lazio le associazioni sono quasi 6.000 con mezzo milione di atleti, dirigenti, allenatori e ufficiali.    

Ma il grido di dolore era già arrivato nei giorni scorsi dall’Associazione Nazionale Impianti per lo Sport e il Fitness che in una nota aveva disegnato un quadro a dir poco drammatico lanciando al Governo una serie di proposte per evitare il collasso del sistema. In ballo un milione di posti di lavoro tra dipendenti e collaboratori sportivi. In una nota l’Anif aveva chiesto ammortizzatori sociali per i lavoratori, sospensione ratei mutui, proroga di 6 mesi delle bollette, agevolazioni sugli adempimenti fiscali e contributivi ed accesso al credito sportivo con finanziamenti di ripartenza a 20 anni. Proposte che in buona parte sono state recepite nel decreto Cura Italia. Una luce di speranza in fondo ad un tunnel che sembra infinito. 

 “Non permettiamo che uno tra i più importanti network di promozione di salute e di un sano stile di vita si trovi al collasso – chiosa l’ANIF – Quando il Paese ripartirà i bambini, gli adulti, gli anziani e i patologici avranno bisogno di esercitare il loro diritto allo sport come corollario del diritto alla salute riconosciuto anche dall’Unione Europea. Visti questi primi successi ottenuti grazie al lavoro di squadra che Anif ha saputo gestire con le istituzioni siamo decisi di continuare a portare avanti un tavolo di lavoro interministeriale per riqualificare le normative applicate dai centri sportivi, troppo spesso interpretate dagli enti di controllo in maniera fuoriviante“.

Il caso emblematico del calcio

Gabriele Gravina Foto © Imagoeconomica / Paolo Lo Debole

I numeri sfornati dalla Lega Dilettanti la dicono lunga sulla crisi che attende lo sport minore. “Abbiamo presentato una nostra analisi alla Figc e potremmo perdere il 30 per cento dei club – è l’allarme di Cosimo Sibilia, presidente della Lnd, riportato da tuttoC.comSarebbe una vera catastrofe. Le società della Lnd sono oltre 12.000 e rappresentano il 98% del movimento calcistico italiano. Con la Federazione abbiamo istituito un tavolo per fronteggiare la crisi di liquidità nel breve periodo. Questi club contribuiscono non solo economicamente ma anche socialmente al benessere dell’Italia offrendo ad oltre un milione di praticanti la sana occupazione del tempo libero attraverso verso lo sport“. 

Sulla stessa lunghezza d’onda lo stesso Gabriele Gravina, presidente della Figc. “Sono preoccupato per tutto il calcio – ha spiegato a Sky Sport – Rischiamo di perdere oltre 3 mila società di base: un disastro“. Insomma se il calcio piange, figuriamoci le altre discipline che non hanno un movimento di vertice forte che può contare su risorse importanti.  

Gli interventi del Governo

Vincenzo Spadafora

Il decreto Cura Italia sulla carta qualche risposta ha dato. Ma ovviamente non basterà. Nei prossimi mesi serviranno provvedimenti ad hoc per il mondo dello sport di base in modo tale che si possa scongiurare il crollo del sistema. Il grido di dolore degli operatori verrà ascoltato nelle prossime ore dal Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora.

L’esponente del Governo ha annunciato un incontro con il Coni e i  rappresentanti dello sport di base per affrontare l’emergenza  che sta mettendo in ginocchio tante associazioni sportive. “Voglio confrontarmi con coloro che rappresentano lo sport di base – ha detto Spadafora – Il momento è difficile anche per lo sport, soprattutto per tanti lavoratori fermi con il blocco delle attività, e a loro va prestata massima attenzione“.

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