Dalla Serie A alla… Serie A per sfatare il tabù-salvezza e unire un territorio

[IL MOTIVO] Una favola lunga 12 stagioni con un poker di promozioni memorabili firmate da Maurizio Stirpe, garanzia di programmazione. Un risultato ancor più straordinario perché ottenuto in parte nel post-covid. I grandi obiettivi ora sono quelli di confermarsi per la prima volta nel massimo campionato e cercare di allargare i confini di un bacino d'utenza ampio solo sulla carta

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

Dalla Serie A alla Serie A quattro volte in 11 anni, dal 16 maggio 2015 (stagione di serie B 2024-’15, crocevia decisivo alla penultima giornata, il 3-1 al Crotone) alla serata magica dell’8 maggio 2026 del campionato 2025-’26 con la ‘manita’ al Mantova. Scusate se è poco. Passando per il 2-0 al Palermo nella finale di ritorno del 16 giugno 2018 (stagione 2017-2018) e per il 3-1 alla Reggina del 1° maggio 2023 (alla terz’ultima giornata della stagione 2022-2023). E con 4 allenatori diversi (Stellone, Longo, Grosso e ora Alvini). Tutti alla prima promozione in Serie A.

Garanzia di programmazione

Le 12 stagioni da ricordare (ma prima di quella data non si possono dimenticare 1 promozione in Serie C1 e 2 in Serie B di cui una storica) come lo spartiacque che ha permesso al Frosinone del presidente Maurizio Stirpe di scrollarsi di dosso l’etichetta di eterna squadra rivelazione, un fenomeno ridondante fin troppo su carta, radio e televisioni fino a stancare.

Il presidente Maurizio Stirpe

E far diventare il club giallazzurrouna garanzia di programmazione tra i Cadetti, seppure tra il mare perennemente agitato del mondo del calcio italiano che ha accumulato stress e tossine dalla stagione della pandemia senza mai riuscire a trovare gli anticorpi finanziari per uscirne del tutto. Sì, perché la stagione 2019-2020 nel calcio planetario è stata come l’11 settembre 2001 per la storia del mondo.

E il Frosinone, piccolissima entità della galassia calciofila, ha dovuto sgomitare per sopravvivere da quella data in poi. Ha sofferto. Ha rischiato ed ha raschiato il fondo del barile. Nel frattempo si è tolto la soddisfazione di vincere 2 volte il campionato di serie B – l’ultima con il record di punti ottenuti rispetto alle precedenti, 81 -, una sorta di Vietnam a colori tra trappole, assalti, paludi, colpi a tradimento.

Il piano… A

L’esultanza di Ghedjemis (Foto © Mario Salati)

Può accadere di inciampare, evitando (anche) le buche più dure senza per questo cadere nelle tue paure cantava Lucio Battisti. Proprio come avvenuto ad esempio la scorsa stagione. Cadetteria salvata all’ultimo secondo dai conti tenuti in ordine da Maurizio Stirpe, la vera carta che la Società giallazzurra ha potuto giocarsi quando sono saltati i conti del Brescia.

La Società di Viale Olimpia non si è cullata perché non c’erano allori sui quali cullarsi. Sarebbe stato come farlo sui rovi misti a carboni ardenti. Subito dopo c’è stata immediatamente la volontà e la capacità di ripulire dalle scorie, snellire, ricostruire e ripartire con un profilo basso. Adesso – provando per un attimo a gettare lo sguardo oltre la festa -, nel binocolo si inquadra il prossimo picco da scalare, sul quale piantare il vessillo giallazzurro, tentando allo stesso tempo di stabilizzarsi da quelle parti.

Non sarà una navigazione semplice, affatto. La Serie A di calcio è un altro sport. Velocità, visione, tecnica, tattica, furbizia, costi raddoppiati se va di lusso. Il Presidente sicuramente nella sua cartellina di pelle che lo accompagna ad ogni conferenza stampa aveva tracciato per tempo il Piano A e il Piano B. Il secondo è stato riposto con cura. Il primo è il nuovo dossier all’attenzione.

E attraverso il capo ufficio stampa, Massimiliano Martino, ha fatto sapere che è giusto che la ribalta del trionfo sia dei protagonisti e che solo più avanti ci sarà la consueta conferenza stampa di di fine stagione. E per Maurizio Stirpe quel dossier non è un mondo sconosciuto. Anzi, nell’attuale compagine tecnico-dirigenziale del Frosinone lui, il direttore finanziario Rosario Zoino e l’attuale dgPiero Doronzo (inquadrato nella sua prima esperienza in Serie A come figura apicale amministrativo-organizzativa) conoscono tutto di quel Piano A. Pregi, difetti, timori, umori, fruscii, rischi.

Mister Alvini (Foto © Mario Salati)

Non a caso il direttore sportivo Renzo Castagnini nell’immediato dopo partita, anzi dopo-promozione, ha dichiarato che il Frosinone ha raggiunto le 4 promozioni con altrettanti direttori diversi (Salvini e Giannitti le prime due, Angelozzi la terza e Castagnini quest’ultima) e che la vera garanzia di successo porta il nome di Maurizio Stirpe.

Dodici stagioni da protagonisti

L’invasione di campo dopo la storica promozione in Serie A nel 2015

Dalla Serie A alla Serie A, abbiamo detto. In 12 stagioni. Nove campionati di Serie B con 3 promozioni dirette delle quali 2 da secondi classificati – compresa quella della notte magica di venerdi 8 maggio – e 1 da primi assoluti. Tra queste, una doppia finale playoff vinta con il Palermo che anche questa volta ha sperato prima l’aggancio, poi il sorpasso, quindi la possibilità cambiare l’epilogo in un possibile remake del giugno 2018. Invano.

Il piccolo Frosinone ha messo la testa davanti alla supercorazzata siciliana marcata Manchester City con capitali arabi che dovrà tentare di vincere i playoff partendo delle semifinali, al pari del Monza. Ma vale la pena di ricordare altre 3 stagioni del Frosinone che non potranno essere mai ascritte al capitolo degli insuccessi. In ordine misto.

Un’altra doppia finale playoff, questa volta lasciata all’avversaria di turno – lo Spezia – e solo per il peggior piazzamento al termine della stagione regolare (sconfitta 0-1 al ‘Benito Stirpe’ e vittoria 1-0 al ‘Picco’ con brivido finale). Era il campionato 2019-2020 scosso dalla pandemia, fermato il 6 marzo 2020 e ripreso il 20 luglio.

E poi nel campionato 2016-2017 (dopo la prima retrocessione dalla Serie A) anche una semifinale playoff persa in casa – con il Carpi – a 4’ dallo scadere dei tempi regolamentari, con il doppio vantaggio da poter sfruttare: aver pareggiato all’andata (0-0) e trovarsi con 2 uomini in più in vista dei supplementari.

Pasquale Marino

Quel Frosinone aveva ottenuto 74 punti, solo per 1 gol di differenza a favore del Verona non andò in Serie A direttamente. E poi c’è anche la seconda stagione di Fabio Grosso sulla panchina dei canarini, quella del 2021-2022. I playoff inseguiti, accarezzati e sfumati sul traguardo (sconfitta interna col Pisa all’ultima giornata) ancora una volta per gli scontri diretti, con il Perugia (0-0 al ‘Benito Stirpe, 3-0 per i grifoni al ‘Curi’) arrivati a pari merito e guidato – ironia della sorte – da quel Massimiliano Alvini che qualche anno dopo sarà l’artefice della quarta promozione nella massima serie.

I 3 campionati di Serie A tra inesperienza e sfortuna

La festa dopo la seconda promozione in Serie A

Nelle 9 stagioni di Serie B, fatti due conti sulle dita delle mani, il Frosinone ha rischiato solo in 2 occasioni: l’anno scorso, con 3 avvicendamenti in panchina (Vivarini, Greco e Bianco) e il dribbling strettissimo che permise di evitare la lotteria dei playout e l’anno dopo la promozione sfumata a La Spezia, nel secondo anno di Alessandro Nesta in panchina, poi rilevato ad aprile 2022 da Fabio Grosso. Da un campione del mondo ad un altro. Perché non si può dire che questa Società sia rimasta immobile. Signore e signori, è il bello e il brutto del calcio. Gioie e dolori. Lacrime, sudore e sangue.

E poi ci sono le 3 stagioni di Serie A alle spalle. Trentuno punti nella prima stagione (penultimi, -8 dalla salvezza), 25 nella seconda (penultimi, a -7 dalla salvezza), 35 nella terza (terzultimi, a -1 dalla salvezza). L’ultima la più amara e non solo nell’epilogo finale. Ma per il modo in cui è avvenuta, al di là dei fattori esterni che non serve rievocare.

La prima squadra di Serie A era una sorta di scommessa: sullo zoccolo duro – compreso il tecnico Stellone – che aveva vinto i playoff di Lega Pro col quale la Società aveva un debito di riconoscenza, l’aggiunta di qualche innesto (tra questi S. Longo, Kragl, Diakite, Bardi, Chibsah, Sammarco, Tonev, Verde, Castillo). Eppure quel Frosinone se la tirò fino al crocevia casalingo perso col Palermo (corsi e ricorsi storici con i rosanero).

La sfida di allargare i confini della passione

Il Frosinone promosso nel 2023

La formazione post-promozione 2017-2018 ai playoff pagò inevitabilmente il grande ritardo al quale fu costretta ad operare sul mercato la Società per i continui ricorsi ai quali la obbligò il Palermo (…). Ma anche il ritardo nell’assemblaggio di un gruppo rivelatosi composto da troppi solisti, con tesserati che non riuscirono a comprendere i contorni del proprio ruolo all’interno di una squadra neopromossa e troppi giocatori che non entrarono praticamente mai in sintonia anche dopo l’avvicendamento in panchina tra Moreno Longo e Marco Baroni. Della squadra della retrocessione al termine della disgraziata stagione 2023-2024 – oltre gli innumerevoli infortuni – si può solo dire che andò in Serie B una squadra dal valore di circa 140 milioni di euro (leggi qui: L’amarcord del Frosinone… milionario e quella retrocessione immeritata).

Il portiere Palmisani, simbolo del Frosinone neo promosso (Foto © Mario Salati)

Insomma, il gioco del calcio esiste per esultare ed anche per criticare, ma è inconfutabile che a Frosinone con Maurizio Stirpe è stato fatto qualcosa di straordinario per una piazza come il Capoluogo ciociaro. Che dovrà, ora più che mai dopo la quarta promozione in Serie A, anche a vincere un’altra sfida oltre a quella di restare nella massima serie: provare a ridefinire, allargandoli all’intera provincia, questi famosi confini di quel territorio tanto nominato e sbandierato ma dove i colori giallazzurri non trovano ancora terreno fertile. E il consenso non è solo il biglietto per la partita.

Con il Venezia altra proprietà Usa in Serie A. Al momento il modello americano non ha funzionato nella Serie A italiana, tranne i casi in cui c è stata delega a manager italiani esperti (vedi Marotta-Inter e Percassi-Atalanta).