Quell’amarcord formiano che fece tappa al ‘Matusa’

Nel maggio del 1990 si consumò l'epopea del Formia calcio, che guidato da 'Baffo' Sibilia strapazzò il Cynthia sul campo di Frosinone. E consegnò alla storia un manipoli di eroi del pallone.

Una città come Formia ha alcune date scolpite nella memoria collettiva. Una di queste è il 13 maggio 1990. In questo giorno, ma in un altro anno, i credenti ricordano la prima apparizione della Madonna ai tre pastorelli portoghesi di Fatima. O anche l’attentato del 1981 in piazza San Pietro a San Giovanni Paolo II. Quello che fu sventato grazie all’intervento della Vergine che avrebbe dirottato il proiettile. Gli appassionati e gli amanti del calcio, di quello genuino e aggregativo di un tempo andato, sono convinti anche di altro. Che il giorno di trent’anni fa – naturalmente era domenica – abbia dimostrato che anche la malasorte può essere messa all’angolo. Questo se c’è la necessaria consapevolezza nei propri mezzi e forza.

Quel giorno sul rettangolo di gioco dell’ex stadio “Matusa” di Frosinone prevalsero due ingredienti. Ingredienti che resero vincente una ‘ricetta’ preparata da tempo a tavolino da una società perfetta. La  formianità di un manipolo di tifosi e la forza di una squadra che, plasmata a immagine e somiglianza da un tecnico vincente qual è stato Giancarlo “Baffo” Sibilia, aveva un imperativo. Quello d’obbligo di tornare in serie C/2 dopo 19 anni. E così è stato. Quel giorno il Formia si aggiudicò l’incontro di spareggio valido per la vittoria del girone I dell’allora campionato di Interregionale. Parliamo dell’attuale serie D.

I ragazzi ‘schiacciasassi’ di Sibilia

Giancarlo Sibilia Foto © Giornalisti Indipendenti

Quel torneo quella pattuglia davvero perfetta di Sibilia l’aveva vinto sul campo. Vinto al termine di una trionfale stagione regolare. Tuttavia fu costretta a disputare un ‘over time’  inatteso contro il Cynthia di Genzano.

Con esso infatti aveva concluso appaiata al primo posto in classifica a quota 49punti.

L’incredibile si verificò la settimana che precedette l’ultima fatica stagionale. Una fatica pareggiata il 6 maggio per 0 a 0 dal Formia al “Tomei” di Sora di Claudio Di Pucchio. La commissione disciplinare della Lega Nazionale Dilettanti inflisse alla società tirrenica due punti di penalizzazione. Lo fece a causa di una presunta e (tuttora) misteriosa telefonata. L‘aveva ricevuta un giocatore dell’Afragolese con cui avrebbe dovuto favorire il Formia.

Per cronaca quella gara la pattuglia tirrenica l’aveva però disputata due mesi prima ad Afragola. E pareggiandola 1 a 1 con una rete del giocatore, Maurizio D’Antimi, che con 10 “centri” personali risultò il migliore capocannoniere formiano.

Lo spareggio della vita. A Frosinone

Il Formia dei miracoli

Il sodalizio caro  al presidente Vittorio Marciano, ultimo sindaco di Formia prima della tempesta di tangentopoli, tentò di ribaltare quella sentenza. Purtroppo davanti alla Caf, la Commissione d’Appello Federale fu tutto inutile.

Formia e Cynthia furono costrette a disputare la gara di spareggio in campo neutro, a Frosinone per l’appunto. Dovettero farlo per aggiudicarsi l’unico posto utile per guadagnare il professionismo.

La città una settimana prima era uscita da una campagna elettorale durissima che, l’ultima disputata con la legge elettorale proporzionale, vide la Dc comportarsi come il Partito comunista bulgaro di quei tempi. Si aggiudicò ben 28 consiglieri sui 40 disponibili.

Da Formia partì una carovana di tifosi che, invadendo la curva sud e la tribuna laterale del “Matusa”, capì l’importanza. Di cosa? Di stare il più vicino possibile a quella squadra desiderosa  di avere la meglio della malasorte.

La formazione migliore

La formazione del Formia calcio. Foto: Archivio Saverio Forte

Giancarlo Sibilia optò forse per la migliore formazione che avrebbe potuto schierare in quei 90’ decisivi. Di Pasquale, Oliviero, Palladino, Scanu, Morgagni, Cosimi, D’Antimi, Di Trapano, Piciollo, Sarnelli e Roberto Cacciatore.

L’incontro fu tesissimo, avaro di occasioni da rete a conferma dell’importanza della posta in  palio. Il Formia tirò poco in porta e quando tutti pensavano ai tempi supplementari ci pensò il napoletanissimo Gennaro Sarnelli. Aveva piedi buoni alla Maradona ma era ufficialmente dipendente dell’azienda di  autotrasporti nel capuologo campano. Fu lui  ad incaricarsi della battuta di un calcio di punizione dal vertice sinistro dell’area di rigore.

Sarnelli e la magia delle magie al 91°

La festa subito dopo la promozione Foto: Archivio Saverio Forte

Il cronometro segnava già il 91’ quando, dopo una finta, il fantasista partenopeo del Formia infilò il portiere genzanese Branchetti sul secondo palo.

Durante la radiocronaca di quella  partita, trasmessa da Radio Monte Altino, (cui si alternarono colleghi come Massimo Halasz, Umberto Paluzzi, Maurizio Di Rienzo, Amedeo Di Sora e altri) in strada non c’era nessuno. Ma il triplice fischio del signor Branzoni di Pavia provocò scene di giubilò che – raccontarono i più anziani – non si registrarono neppure il 18 maggio 1944. Cioè quando la città venne liberata dalle truppe anglo-americane.

I tifosi rimasti in città si diedero appuntamento allo stadio San Pietro per far festa e attendere l’arrivo della squadra neo promossa in serie C/2.

Quella sera si fece molto tardi a Frosinone. Questo dopo che sul campo non mancarono le scintille per un gesto di  autentica liberazione. Venne rinvolto dal direttore generale biancoazzurro Tonino Stefanelli (papà dell’attuale sindaco di Minturno, Gerardo) nei confronti dei delusi tifosi del Cynthia. Tifosi che erano pochi per la verità rispetto a quelli formiani.

In quel pomeriggio si imponeva anche un modello di società. Modello che, fortemente voluto dall’allora sindaco e compianto senatore Michele Forte, nessun’altra, nei 30 anni dopo, ebbe la capacità ed il merito di ripetere.

Tutti gli uomini di quell’età dell’oro

Non solo Stefanelli ma anche il direttore sportivo Antonio Miele “Marella”. Poi con loro il dirigente Francesco Cenatiempo. Persone che hanno costruito alla corte di Sibilia – per 100 volte esatte seduto sulla panchina del Formia – una squadra che definire forte può apparire, a posteriori, davvero molto riduttivo.

L’esperienza del portiere Di Pasquale, la classe in difesa di Giampiero Morgagni. E ancora l’eleganza del compianto Piero Di Trapano al centro del campo, l’estrosità di Gennaro Sarnelli. Infine l’appuntamento con il gol di Mauro Piciollo. Tutti elementi che hanno rappresentato l’emblema, in chiave calcistica, della formianità.

Ma non solo, anche un modello da seguire. Come per alcuni giovani locali, fra cui spiccava un 20enne di belle promesse, il difensore Davide Palladino. In quell’anno della promozione in serie C/2 mise a segno anche due reti e collezionò 30 presenze. Nei due successivi campionati di C/2 andò in campo 22 volte complessivamente. Questo prima che un gravissimo infortunio nella gara casalinga contro il Matera mettesse di fatto fine, con largo anticipo, alla sua carriera.

Quella volta il fato si prese una sonora rivincita, con tanto di interessi.

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