Attesa crescente per il ritorno del Giro d’Italia a Formia, sede della partenza della tappa più lunga verso il Blockhaus. Evento tra sport, turismo e identità, con un impatto destinato a coinvolgere l’intero territorio.
Un rapporto antico fatto di campioni, pubblico in festa e grandi imprese sportive. Cresce l’attesa a Formia per il ritorno del Giro d’Italia, la corsa rosa che quest’anno taglia il traguardo delle 109 edizioni. La tappa toccherà anche il resto del Sud pontino e la Valle dei Santi, in provincia di Frosinone. L’appuntamento è per venerdì 15 maggio.
Formia si sta preparando. La città ha avviato da metà aprile una serie di eventi promozionali: mostre, convegni e l’illuminazione di colore rosa dei principali monumenti. In primis le torri dei due quartieri del centro urbano, Mola e Castellone. Ma anche il Palazzo Municipale e la fontana della Villa Comunale Umberto I oltre al rifacimento di molte strade.
Sarà sede della partenza della settima tappa, la più lunga del Giro con i suoi 246 chilometri, che dal Golfo arriverà ai 1.665 metri del Blockhaus nel massiccio della Majella, in Abruzzo. Sarà una tappa con le asperità altimetriche tra le più impegnative della rassegna organizzata dal gruppo Rcs. La classifica generale, dopo questa tappa, sarà certamente rivoluzionata.
Il percorso: dall’Appia alla Flacca, tra storia e mare

Il via è in programma alle 10.50 nella centralissima Largo Paone, dove — oltre alla punzonatura dei corridori — sarà allestito un villaggio che chiuderà alle 12.30, quando la carovana sarà già in Molise. Ma prima della corsa vera e propria, il Giro renderà omaggio all’intera Riviera d’Ulisse e ad uno dei suoi brand: la Regina Viarum, l’antica via Appia. Dopo aver percorso la centralissima via Vitruvio, la carovana attraverserà l’Appia per raggiungere Itri e poi Fondi, svoltando verso Sperlonga e tornando a Gaeta lungo la Flacca.
Per permettere agli appassionati di applaudire i corridori nella piana di Sant’Agostino, in via Fontania, sulla spiaggia di Serapo e in via Lungomare Caboto — con un passaggio previsto tra le 11.50 e le 11.55 — l sindac Cristian Leccese e Gianluca Taddeo hanno disposto la chiusura di uffici e scuole.
L’andatura sarà ancora cicloturistica quando si imboccherà la superstrada per Cassino, attraversando i territori di Spigno Saturnia, Minturno, Ausonia, Castelnuovo Parano, Esperia, San Giorgio a Liri, prima dei nervosi saliscendi di Pignataro Interamna e Sant’Apollinare. La tappa approderà in Molise, in provincia di Isernia, attraverso la «porta» di San Pietro Infine. Il Blockhaus — nome dal sapore teutonico attribuito da un ufficiale austriaco durante la Prima Guerra Mondiale — si raggiungerà dal versante di Roccaraso e del Passo di San Lorenzo.
Formia e il Giro: un amore lungo quasi un secolo

Il Giro d’Italia ritorna a Formia dopo 52 anni. L’ultima volta c’è stato il 16 maggio 1974, quando la città fu sede di una tappa del Giro numero 57, partito dal Vaticano. Lo striscione d’arrivo fu posto in via Vitruvio. La tappa fu vinta — dopo 164 chilometri a una media di 38 km/h — dal belga Wilfried Reybrouck. Il connazionale Eddy Merckx, il Cannibale, fu incoronato vincitore a Milano davanti agli azzurri Gianbattista Baronchelli e il suo eterno rivale Felice Gimondi.
Il 17 maggio 1974 la partenza avvenne di nuovo a Formia, con destinazione Pompei. Ma il filo rosso che lega la città alla corsa più amata d’Italia è ancora più lungo: l’esordio assoluto del Giro a Formia è datato 31 maggio 1929. La lunghissima settima tappa — partita da Salerno — fu dominata dal Tadej Pogacar dell’epoca: Alfredo Binda, il mito che, indossando a Formia la maglia rosa, bissò il 2 giugno aggiudicandosi la tappa dal Golfo ai Fori Imperiali.
L’ultima volta in provincia di Latina è stato il 15 maggio 2019. A Terracina, sotto una pioggia battente e gelida, il tedesco Pascal Ackermann vinse al termine di una volata. «Una festa di sport, una festa di popolo», dichiarò l’allora sindaco Nicola Procaccini, riferendosi ai momenti difficili vissuti dalla città dopo un tornado tropicale.
Dalla richiesta del 2023 all’annuncio di Cairo

Dopo Formia e l’Abruzzo, il Giro d’Italia 2026 tornerà nel Lazio per la tappa 21: l’ultima, la Roma – Roma di 131 chilometri. Sarà quella che assegnerà definitivamente la maglia rosa dopo 3.468 chilometri e 48.700 metri di dislivello complessivo.
La città fece richiesta di ospitare una tappa del Giro 2026 nel dicembre 2023, consapevole di dover attendere. Una pazienza coronata il 1° dicembre scorso, quando il presidente di Rcs Media Group, Urbano Cairo, svelò il percorso rosa 2026.
Quel giorno per il sindaco Gianluca Taddeo fu «memorabile e tra i più importanti» del suo primo mandato. «Formia non ha solo ottenuto una tappa del Giro ma una vittoria di comunità, nata dalla tenacia e dalla passione comune. Una vittoria che parla di sport, turismo, cultura, identità. Il nostro Golfo, i nostri paesaggi, le nostre bellezze storiche e naturali saranno sotto i riflettori del mondo».

Gli fa eco l’assessore allo Sport, l’avvocato Fabio Papa, che della proposta fu l’ideatore. «La partenza della settima tappa – dice – sarà una grande sfida sportiva ma anche un potente strumento di promozione territoriale. Sarà capace di mettere in luce le nostre eccellenze e la capacità organizzativa della città».
Sarà un’esperienza senza l’imbattibile Tadej Pogacar, in altura per preparare il Tour de France e la successiva Vuelta. Ma potrà contare su un Jonas Vingegaard in più. Il Giro oggi viene considerato troppo vicino alle classiche di primavera e con troppo poco appeal rispetto alla Gran Boucle. Per questo si è in attesa della riforma del calendario internazionale. E del ritorno degli italiani. Ma pr quest’ultimo Formia non garantisce miracoli.


