La vergogna del calcio che celebra il massacro dei Curdi

Il saluto militare della nazionale turca dopo le gare contro Francia ed Albania è una provocazione. Un'azione di propaganda. Con cui legittimare un massacro. E dare uno schiaffo all'Europa che a parole si dice contraria.

Elisa Ferazzoli
Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

Venerdì 11 ottobre, Istanbul. Nella gara valida per le qualificazioni all’Europeo, la Nazionale Turca – riserve comprese – festeggia la vittoria contro l’Albania simulando un saluto militare. Il gesto è chiaramente volto ad appoggiare l’intervento militare nel nord-est della Siria voluto dal presidente turco Erdogan. Dopo il ritiro delle truppe americane, questa zona è di fatto occupata dalle forze curde del SDF (le Forze Democratiche Siriane) impegnate da anni nella lotta all’ISIS ma contro le quali la Turchia si adopera in operazioni di repressione e violenza, operazioni che oggi rischiano di assumere il carattere di pulizia etnica del popolo curdo.

La nazionale turca dopo il pareggio con la Francia

Lunedì 14 ottobre, Stade de France, Saint Denis. La gara fra Francia e Turchia termina 1-1. Sugli spalti i tifosi turchi fanno il saluto militare. Non è da meno il difensore juventino Demiral in occasione del goal del pareggio e parte della squadra che a fine partita replica lo show noncurante delle implicazioni politiche di un gesto ampiamente condannato dall’opinione pubblica europea.

È facile incorrere nella deduzione che tutta la squadra turca sia ardita sostenitrice delle scelte di Erdogan in materia di politica estera. Ma se si ragiona in termini probabilistici è più verosimile che si tratti di una provocazione politica, sapientemente gestita da un regime spiccatamente autoritario che esercita forti limitazione alla libertà di pensiero e di parola. Insomma, la presa di posizione ufficiale da parte della Nazionale – che pubblica la foto sulle proprie pagine social – lascia pensare che non sia stata per tutti una scelta libera ed individuale. Lascia ipotizzare che opporsi alla linea assunta dalla Nazionale avrebbe avuto delle conseguenze.

La sede della Uefa

Ma la UEFA non può permettersi di avere paura. Anche perché il “Regolamento disciplinare 2019” parla chiaro:“Le federazioni e i club membri, nonché i loro giocatori, funzionari e membri, e tutte le persone incaricate dalla UEFA di esercitare una funzione, devono rispettare le leggi del gioco, nonché gli statuti, i regolamenti, le direttive e le decisioni della UEFA e rispettare le principi di condotta etica, lealtà, integrità e sportività.”

In tal senso sono da considerarsi violazioni: “La condotta che offende o viola in altro modo le regole di base di una condotta dignitosa; che utilizza eventi sportivi per manifestazioni di natura non sportiva; la cui condotta mette in discredito lo sport del calcio, e in particolare della UEFA…” . Di fronte ad un messaggio che ha chiaramente un esplicito intento politico propagandistico, tocca alla UEFA avere il coraggio di condannare in maniera inequivocabile ed esemplare.

“UEFA. We care about football” Recita lo slogan dell’Unione che rappresenta tutte le federazioni calcistiche d’Europa. “Noi ci teniamo al calcio.” A quel calcio fatto di colpi duri e strette di mano, di inni nazionali cantati a squarciagola e di grandi campioni che piangono come bambini. Al calcio di un continente che ha scelto di eliminare barriere e confini, fatto di popoli e di nazioni che hanno scelto di rinunciare ad un pezzetto della propria identità per cercare di crearne una comune e più grande.

Il calcio è passione, colpi duri ma poi strette di mano

Noi ci teniamo al calcio. Perché è l’espressione più istintiva e goliardica di vecchie rivalità, perché ci rappresenta nei colori, nei canti, nelle esternazioni di gioia. Perché questo calcio – che amiamo così tanto – è possibile solo in quel tempo di pace che abbiamo saputo creare, ripudiando la guerra, alimentando il dialogo e rispettando chi ci vive accanto. Non c’è posto per chi offende, per chi fa saluti militari, per chi inneggia alla guerra.

Perché l’identità europea è unione e rispetto. È quel “Respect” impresso su ogni singola maglia di tutte le Nazionale di calcio. Turchia compresa. E va ribadito forte e chiaro a chi crede di poterla indossare pensando di poter trattare quella parola come un insignificante adesivo colorato.