La (s)Partita – Longo ed il viaggio nello psicodramma dei giallazzurri

Il giorno dopo la partita con il Cesena, nell'analisi di Cortina e Giuliani, ne esce un Frosinone che deve investire sulla concentrazione. Ora più che mai.

di Fabio Cortina
& Giovanni Giuliani

 

E no… Il motore giallazzurro a ripartire non ce la fa proprio. Gli ingranaggi sono intoppati e occorre ancora un delicato lavoro ai box. Il problema di questa squadra, come hanno fatto notare sia Longo sia Daniel Ciofani al termine del match con il Cesena, è essenzialmente di testa.

Ed allora nella mente di tutti tornano ricordi di un passato recente. La scorsa stagione la serie A volò via anche e soprattutto per la componente mentale; per l’incapacità nel gestire i momenti fondamentali.

E, dunque, è questa l’ora di intervenire per scacciare via vecchi fantasmi che stanno riaffiorando nel gruppo giallazzurro.

 

Noi lo diciamo ora che siamo neanche a metà stagione.

Con questo andazzo si rischia di buttare via davvero qualcosa di importante. Perché al di là delle dichiarazioni di facciata, che per carità ci stanno, una squadra che l’anno scorso ha perso la promozione pur facendo 74 punti, quest’anno non può nascondersi.

Sta a Longo fare l’analista. Il tecnico deve esser bravo dove non riuscì Marino: entrare nella mente di un gruppo che nei momenti che contano si fa sorprendere dagli avversari.
E al termine di ogni match, in questa ultima fase, non si può non far notare un altro aspetto. Ogni allenatore avversario, dopo aver preso punti ai giallazzurri, continua a ribadire che il Frosinone è la formazione più forte del torneo cadetto.

E allora questo concetto bisognerà pur dimostralo e bisogna farlo da subito. Da Fabrizio Castori ad “Uccio” Marino: il passato, recente, che ritorna.

 

Però Longo in sala stampa, perdendo il suo proverbiale aplomb sabaudo e lasciando spazio ai globuli rossi pugliesi che gli scorrono nel sangue è stato chiaro: “A me non interessa ciò che c’è stato prima, io devo risolvere i problemi di adesso”. Una frase detta battendo la mano sul tavolo, sottolineando che lui non può farsi carico dei problemi di altri, perché se ti fai rimontare per due gare consecutive e non vinci da quattro, poco c’entra la partita di Ascoli ad aprile o quella con il Carpi dei play off.

 

La ricetta è il lavoro, un lavoro che prima però necessita di una bella “guardata in faccia” generale e poi dovrà proseguire affondando i tacchetti sul campo, registrando le distanze tra i reparti e quelle tra i giocatori nei singoli settori. Noi non abbiamo il patentino preso a Coverciano, Longo sì. Lui sa cosa fare, noi commentiamo. Se il presidente si fida del suo mister però, è giusto che tutti provino a fare come Stirpe. Ciò non significa che non sia giusto lamentarsi o contestare, anche perché lo stesso allenatore ha detto che anch’egli avrebbe fischiato.

 

Il ritorno di Ariaudo e Terranova potrà dare di certo una grossa mano dietro, visto che non si tratta di due a caso, ma di due giganti per la categoria. E poi deve tornare l’occhio affamato del leone, non quello impaurito della gazzella.

 

Una squadra abituata a dominare l’avversario e che, rosa e numeri alla mano può e deve farlo, non può piombare sempre nella paura di essere ripresa.
Calma e fiducia, testa e cuore.

 

Il Frosinone ha le carte in regola per uscire da questo pantano, per guarire da questo male che non t’ammazza, ma neanche ti fa vivere al meglio. Si deve ripartire sabato, dritti verso il futuro. Battendo Marino e dimostrando che il passato, è davvero un capitolo chiuso.

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