Frosinone, coraggio e follia di un anno “zapatista”

Foto: Mario Salati

Una squadra che non si piega mai, né sul campo men che mai fuori, dove le avversità di Covid e regole-capestro possono affossare ogni sogno. Perché il Frosinone calcio è più di quel che è successo nel 2020.

Giovanni Lanzi
Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

“E’ meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”. La famosa frase di Emiliano Zapata, storico e famoso rivoluzionario messicano del Novecento, calcisticamente parlando combina (quasi) a pennello sull’impresa del Frosinone nell’ultima giornata del campionato di serie B. (Leggi qui Frosinone dei miracoli: rimonta il Pordenone 1-1).

Il coraggio di non piegarsi mai, anche dinanzi alle montagne da scalare a mani nude. Il Frosinone se l’è giocata senza tentennare, senza paura, se l’è giocata anche di fino in taluni frangenti. Con un assetto nuovo di zecca almeno dal 1’ in gare ufficiali (il 4-3-3 che una tantum è più una sorpresaccia per gli avversari che un percorso da proseguire in maniera strutturale).

Frosinone-Entella, Zampano sul pallone

Con uomini che il campo finora lo avevano visto da seduti (Vitale, bella sorpresa non c’è che dire e Iacobucci, davvero puntuale per risposta). Oppure per un piccolo scampolo (Boloca, un moto perpetuo di qualità e quantità). Con due terzini – Zampano e Beghetto – che per abnegazione sembravano la riedizione di Gentile e Cabrini, con Gori centrale di difesa che nelle 24 ore precedenti avrà fatto una full immersion di Mascherano.

Se l’è giocata con un cambio solo e pure rinunciando ad un certo punto anche a Ciano, sfortunato dopo una prestazione di grande dedizione.

Se l’è giocata dando fiato alla corsa di Tribuzzi, alla serenità ritrovata di Szyminski, alla duttilità di Kastanos, al sacrificio del ‘polaccone’ Parzyszek che mette a segno solo gol pesanti (4). E all’impegno di Tabanelli che anche in condizioni precarie si è gettato nella mischia come se fosse anche per lui una finale mondiale. (Leggi qui Podio e contropodio di Frosinone-Pordenone 1-1).

Nulla si improvvisa

Un miracolo sportivo che al triplice fischio finale ha scomodato un po’ tutti in Italia nella corsa all’elogio del modello-Frosinone. Un miracolo sportivo che non viene a caso, però. E’ tutto da ricercare nelle scelte della Società giallazzurra, del presidente Maurizio Stirpe e dei suoi collaboratori. Uomini che hanno tenuto la barra dritta sulla rotta della concretezza e serietà senza piangersi addosso. In quelle del tecnico Nesta e del suo staff che hanno saputo fare di necessità virtù.

Alessandro Nesta. Foto © Emiliano Grillotti

E sul campo, nell’applicazione costante di un manipolo di ragazzi che hanno spinto il motore oltre il loro massimo per 95’. Pareggiando una partita che probabilmente avrebbero anche meritato di vincere se non si fosse inceppato in un paio di occasioni il fischietto del direttore di gara.

Alle ore 15 di domenica 27 dicembre 2020 erano saliti a 13 i giocatori impossibilitati a scendere in campo perché colpiti da Covid più 2 infortunati lungodegenti ma Nesta non si è fatto tremare i polsi. L’esperienza di tante battaglie giocate da protagonista sui campi di calcio del mondo intero ad altissimo livello gli è valsa da bagaglio. Perché nulla si improvvisa. E un giorno l’allenatore dei giallazzurri potrà raccontare anche questa ai nipotini dopo quelle di aver alzato Coppe di tutti i tipi nei più grandi palcoscenici del pianeta Terra.

Intanto tutti si godono un punto che muove la classifica nel momento di peggiore emergenza stagionale per il Frosinone. Ma soprattutto toglie fiato e certezze all’avversario e mette anche in soggezione quelli che verranno. (Leggi qui Perché ogni bimbo ciociaro dovrebbe sognare di essere Mirko Gori).

Protocollo da rimescolare ma sul calcio pure il macigno deli Titolo V della Costituzione

Poi, a bocce ferme, viene anche da pensare ad altro. Non solo calcio giocato. Domanda sorge spontanea: quanto è giusta e complicata l’attuazione di un protocollo che obbliga i Club a dover comunicare di poter giocare a 48 ore dal fischio d’inizio? E magari con la spada di Damocle di altri possibili positivi? Con un calendario già compresso in partenza? Con organici bloccati? Poi con l’impedimento di poter chiamare giocatori della Primavera se non hanno fatto almeno due tamponi di fila? E’ il tema che ha toccato il presidente Maurizio Stirpe in una intervista sul CorSera.

Maurizio Stirpe con Salvatore Gualtieri

E poi c’è un regolamento che permette un solo jolly anche nel campionato di serie B (il Frosinone giustamente se lo è giocato per la gara di Pisa, ndr). Campionato che non ha certo le Coppe Europee a fare da vincolo. Un regolamento che assegna oltre lo 0-3 a tavolino anche la penalizzazione. Questo se la squadra già sotto scacco dal Covid non dovesse riuscire a giocare pure la gara post-jolly.

E ancora: quanto è giusto che la famigerata modifica del titolo V della Costituzione conduca in materia di Salute Pubblica le singole Asl italiane a non dover dare mai risposte univoche su tutto il territorio italiano?

E’ vero allora che c’era necessità di far ripartire la terza o quarta azienda italiana per fatturato diretto e indiretto ma ora è il momento dei correttivi.