Frosinone, se i fischi diventano applausi

Foto © Mario Salati

Il pallone è rotondo, rotola e ad ogni giro cambiano le prospettive. Come è avvenuto per il Frosinone. Passato dai fischi agli applausi in una sola gara. Combattivo, tignoso, finalmente con il carattere che sugli spalti piace

Giovanni Lanzi
Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

Il gioco del calcio è bello. Dare per scontate cose non conviene. Succede che il Frosinone a Salerno gioca con un’autorevolezza per certi versi inedita, sbaglia gol (una costante da limare il più possibile se si vogliono cullare sogno di gloria), va sotto immeritatamente, non subisce il contraccolpo per niente, domina nel gioco e sfiora il pareggio più volte trovando sulla propria strada un attentissimo Micai e pure un arbitro poco attento. Infine centra la rete granata a 10” secondi dal triplice fischio finale, con un assalto degno di quello a Fort Apache.

Salernitana-Frosinone © Laura Collinoli

Il Frosinone di Salerno non ha mostrato solo un cuore grande così ma ha saputo mettere in campo sostanza, quindi qualità e quantità. Che Nesta è riuscito a liberare dalle teste dei suoi giocatori, consci di essere al punto di non ritorno più di quanto non fosse il loro allenatore.

Succede pure che vista dall’altra parte, quindi dalla sponda granata, la partita sarebbe stata dominata dagli avversari. Ma è proprio questa la bellezza del calcio. I ‘se’ e i ‘ma’ non hanno mai scritto una riga di storia. E allora non si potrà mai dire se 11 contro 11 avremmo potuto assistere ad un’altra partita.

Magari i 10 ‘reduci’ hanno sentito maggiormente il peso delle responsabilità. Sicuramente hanno dato l’anima.

PERCHE’ PRIMA I FISCHI E ORA GLI APPLAUSI?

Ma non è questo il problema. L’Italia del calcio – e quindi anche Frosinone che dell’Italia è l’ombelico – è quella dove tra gli esercizi migliori c’è quello di lasciarsi condizionare nei giudizi dai risultati.

Nesta sulla graticola per i 5 punti ottenuti in 6 partite, ora improvvisamente idolo per il pareggio di Salerno che pure lascia il Frosinone là sotto.

Foto © Mario Salati

Mancanza di equilibrio? Diciamo di sì. A Salerno il Frosinone ha semplicemente giocato quasi una partita intera con la stessa intensità che aveva espresso nei secondi tempi di tutte le altre in cui si è scontrato con i legni e le parate del portiere avversario, tranne le parentesi negative di Pordenone e Perugia.

E allora qual è stata la differenza che ha portato a meritare applausi incondizionati invece dei fischi? Ovvero: quanto sono condizionati dai risultati i fischi di prima e gli applausi di domenica?

Nesta ha parlato a fine gara di volere un “Frosinone con questo marchio di fabbrica”. È troppo intelligente per non sapere che un giocatore che sente l’acqua alla gola reagisce tirando fuori le qualità migliori. Vuole, il tecnico romano, che quelle caratteristiche siano costanti nel tempo. Solo così il Frosinone avrà dimostrato di aver davvero svoltato la stagione.

RECUPERI IMPORTANTI

Facile dire che Maiello è un giocatore fondamentale, un nome ed una garanzia. Altrettanto facile dire Ciano, il genio della Lampada che deve fare anche i gol perché è un feeling che ha innato. Facilissimo dire tutti gli altri, nessuno escluso. Dai nuovi che finora si sono visti come le luminarie di Natale, a corrente alternata, allo zoccolo duro che in quanto tale la Società non ha confermato a caso.

La sosta è arrivata nel momento giusto? Probabilmente sì.

LE ALTRE

La settima giornata era iniziata con la sentenza dell’attaccante Iemmello, colpo di testa implacabile a due passi dalla porta e settima rete stagionale: basta al Perugia per battere il Pisa dopo che Vicario aveva detto no a Gucher e Marconi. Il Crotone onora al meglio la scomparsa tragica del suo preparatore atletico, professor Mascheroni, battendo 3-1 l’Entella che però grida per il gol del provvisorio 1-2 annullato. Protagonista per i calabresi l’attaccante Simy, autore di una doppietta ma in evidenza anche il compagno di reparto Messias che ha dato il là alla seconda rete.

Alessandro Nesta

Quinto ko dello Spezia, battuto allo scadere da una rete del beneventano Tello partito sul filo del fuorigioco ma anche bravo a sfruttare una evidente indecisione del portiere spezzino Scuffet. Italiano confermato dal ds Angelozzi contro il parere del club che chiede un cambio. Il Benevento si gode il momento anche se Inzaghi vuole i gol degli attaccanti.

All’Armando Picchi di Livorno, padroni di casa e Chievo sulle montagne russe. Alla squadra di Breda non basta il doppio vantaggio al 30’ del primo tempo, alla fine incassa zero punti e pure la contestazione della tifoseria. Salgono in cattedra per i veneti Meggiorini (doppietta) e l’ex laziale Djordjevic in versione assist-man ma soprattutto si addormentano i granata che alla fine perdono 4-3. Affatto impeccabili per il Livorno, Plizzari sul primo gol e la difesa in generale, nel Chievo il portiere Semper e il suo reparto arretrato. Lo specchio della giornata negativa dei toscani è l’attaccante Marsura: firma due reti e si fa cacciare sul 3-4. Spinelli ha tenuto la barra a dritta su Breda.

A proposito di cartellini rossi, il più veloce della stagione (e probabilmente degli ultimi anni di A e B) è quello rimediato dall’empolese Bandinelli (ex Latina): al 1’ rifila un pugno da pugile di spessore a Pobega e per l’Empoli sono montagne da scalare soprattutto dopo il vantaggio di Burrai e ancora di più dopo il rigore gettato al vento da Mancosu subito dopo. Il 2-0 del gioiellino Pobega porta il Pordenone a 11 punti.

© Photo Ianuale

Cosenza 1-1 tra la squadra di Braglia e il Venezia e nervosismo tra il portiere locale Perina e l’attaccante Montalto dopo il rigore del definitivo pari. Gran gol di Riviere per i calabresi, poi Lezzerini salva il 2-0 su Carretta e il Venezia si tiene a galla. Trapani in emergenza, prima vittoria della Juve Stabia che va sotto e ribalta i granata. Baldini, tecnico dei siciliani, confermato dalla Società. Nella domenica Cadetta, successi esterni di Cittadella (ai danni della Cremonese, che cambia Rastelli con l’ex canarino Baroni) e del Pescara (ai danni dell’Ascoli). Ancora a segno il solito Diaw per i veneti, una sentenza.

LA CURIOSITA’

Metti due compagni di una squadra che dettava legge a cavallo tra la fine del Primo Millennio e l’inizio del Secondo.

Due compagni di reparto della stessa squadra, due campioni: Alessandro Nesta e Sinisa Mihajlovic. Quella squadra è la Lazio. E domenica i due, sulle panchine di Frosinone e Bologna, hanno dato un dispiacere quasi in contemporanea al patron di Salernitana e Lazio, Claudio Lotito.

Nesta grazie al pareggio al 95’ di Capuano e Mihajlovic grazie alla traversa colpita dal laziale Correa su rigore all’87’ che gli ha permesso di salvare il pareggio. Incroci a distanza, perché il calcio è bello anche per questo.