Frosinone, il primato del made in Italy

[L'ANALISI] Malgrado una proprietà americana e un mercato condotto soprattutto all'estero, la formazione giallazzurra è la più autarchica della Serie A: nelle prime 5 giornate utilizzato il 69,9 % di giocatori italiani. Un dato controcorrente: in A aumenta la presenza di calciatori provenienti da oltre confine con una quota che ha toccato il 71,8 %

Alessandro Salines

Lo sport come passione

Una proprietà americana, un mercato condotto soprattutto all’estero ma alla fine trionfa il made in Italy. Il Frosinone è stata finora una delle rivelazioni (sesto posto, 10 punti) grazie ad una squadra composta perlopiù da calciatori italiani. Nelle prime 5 giornate infatti il tecnico Max Alvini ha utilizzato il 69,9 di giocatori nostrani.

Un record nell’attuale Serie A tanto da meritarsi una menzione speciale dal ct dell’Under 21 Silvio Baldini che non a caso ha convocato ben 5 giallazzurri (Palmisani, Calvani, Cichella, Fini e Raimondo che ha lasciato il ritiro per infortunio) per gare degli Europei con Armenia e Polonia. “Io non ho niente contro il Como ma ho fatto il tifo per Alvini, perché il nostro calcio è rappresentato più dal Frosinone che dal Como”, ha chiosato Baldini.

Passa lo… straniero

Dopo le prime 5 giornate della Serie A sono stati 454 i calciatori impiegati dalle 20 squadre di Serie A in 50 partite. Secondo un’analisi de Il Fatto Quotidiano (dati Transfermarket.it) il 28,2 % è italiano, mentre il 71,8 % è straniero. Rispetto alla stagione scorsa c’è stato un calo dei calciatori nostrani: erano pari al 30,9%. Un dato che, al di là delle belle parole, arriva in un momento delicato per il calcio italiano che cerca di ripartire dopo la terza eliminazione di fila dalla fase finale dei Mondiali.

Silvio Baldini (Foto © Figc)

L’Italia del Mancini-bis ha iniziato la Nations League tra luci e ombre con la debacle in casa contro il Belgio e il gran colpo in Turchia. Si spera nell’Under 21 di Baldini che cerca il pass per l’Europeo di Serbia e Albania nel 2027. L’ipotesi di introdurre un numero minimo di italiani in Serie A era stata accolta con cautela dal ministro per lo Sport Andrea Abodi. Il principio della libera circolazione dei lavoratori in Europa potrebbe diventare un ostacolo insormontabile.

Il primato di Alvini

Max Alvini

Il Frosinone è stata finora la squadra più italiana dell’intera Serie A. Il tecnico di Fucecchio ha ruotato 22 giocatori, utilizzando il 69,9 % di italiani e il 30,1 % di stranieri. Nella formazione base sono stati 2 gli elementi provenienti dall’estero (Schmid e Kvernadze) nelle prime 3 giornate. Poi sono diventati 3 con il rientro di Ghedjemis dopo le vicende del calciomercato che gli avevano fatto saltare le prime due. Alle spalle della squadra giallazzurra l’altra neopromossa Monza (24 calciatori utilizzati, 56,8 % italiani e 43,2 % stranieri). Restando sulle neopromosse il Venezia è ultima nella speciale classifica con lo 0,4 % d’italiani e 99,6 % di giocatori provenienti dall’estero.

Completa il podio l’Atalanta di Sarri (20 giocatori, 46,2 % italiani e 53,8% stranieri). Quarta e quinta Cagliari (24, 43,6 % e 56,4 %) e Lazio (22, 36,2 % e 63,8 %), altre formazioni rivelazioni. In generale sono soltanto Frosinone e Monza le squadre di Serie A ad aver utilizzato più italiani che stranieri.

Tra le big Inter e Roma le più italiane

Luciano Spalletti

Analizzando la situazione dei club più importanti, Inter e Roma sono quelli con la percentuale più alta di italiani: 29,3 % e 29 %. I nerazzurri hanno utilizzato 21 calciatori nelle prime 5 giornate, mentre la Roma ne ha impiegati 21. Più indietro la Juventus con appena il 15,2 % di italiani sui 24 calciatori utilizzati. Un dato confermato nelle scelte di formazione contro Sassuolo e Atalanta: Spalletti infatti non ha schierato italiani di movimento dal 1′. Un aspetto in controtendenza con il passato: la Juve storicamente ha sempre avuto un zoccolo duro di italiani.

Ancora meno autarchico il Milan, che si ferma al 7,7 % su 21 giocatori impiegati. Fa peggio il Como, con il 4,5 %. La società lombarda aveva anche investito sul mercato italiano, acquistando tra gli altri Moise Kean, Samuele Ricci e Mattia Liberali, ma nelle prime cinque giornate il loro utilizzo resta limitato. Da qui la stoccata di Baldini.

Quasi un paradosso

L’autarchia del Frosinone in queste prime 5 giornate sembra stridere con una società che guarda all’estero e vuole avere sempre di più un profilo internazionale. Dalla proprietà americana del fondo Clara Vista ad un mercato con 10 rinforzi provenienti da federazioni straniere (Bobcek, Schmid, Terzic, Birligea, Tchato, Grillitsch, El Azzouzi, Fayed, Akpoguma e Hasa calcisticamente albanese pur nato in Italia).

L’identità fortemente italiana può essere sicuramente un valore ma alla fine le scelte di Alvini sembrano essere solo tecniche: schiera i calciatori che meritano senza guardare la provenienza. Altrimenti Schmid non avrebbe giocato titolare sin dalla prima giornata diventando un riferimento. Così come Kvernadze, tra i punti di forza dei canarini, e Ghedjemis, tornato nell’undici dopo la telenovela di mercato.