Terzo pareggio consecutivo negli anticipi per il Frosinone, che contro il Palermo gioca una gara equilibrata ma non la chiude. Tra numeri in equilibrio, difesa solida e attacco poco incisivo, resta il rimpianto per due punti lasciati per strada.
Tre anticipi, tre pareggi. Il venerdì del Frosinone si conferma un territorio scivoloso, quasi una comfort zone al contrario: prestazioni solide, a tratti convincenti, ma incapaci di produrre quel dettaglio in più che sposta l’inerzia. Dopo Sudtirol ed Empoli, anche contro il Palermo finisce in parità, dentro una partita vera, fisica, con pochi fronzoli e molte letture tattiche, in un match deciso da un botta e risposta sul finale, con due episodi capitalizzati da due dei centrocampisti più importanti e decisivi della stagione corrente di SerieB.
Un pareggio per i ciociari che, alla vigilia sarebbe stato accolto decisamente meglio di come è effettivamente maturato e che, adesso, lascia un po’ di amaro in bocca per il mezzo match-point sprecato nei confronti del Palermo.
I numeri

I numeri, stavolta, non mentono e restituiscono la sostanza di un equilibrio vero, tutt’altro che di facciata. Il Frosinone accetta di lasciare il pallino del gioco al Palermo (46% contro 54% di possesso), ma non si fa schiacciare, restando anzi incollato al match con una produzione offensiva che, per volume, supera quella rosanero: 14 conclusioni a 13.
Una partita che, seppur dettata dall’equilibrio, è stata giocata e interpretata su spartiti diametralmente opposti: il Palermo ha preferito optare per un match di palleggio (312 passaggi contro 273 dei Ciociari), mentre i giallazzurri hanno scelto la via della verticalità, meno fronzoli in costruzione e più ferocia nell’attaccare gli spazi, con qualche errore di troppo nell’ultimo quarto di campo.
A pesare sulla bilancia, però, è il dato degli xG (0.46 a 0.70) e quello delle grandi occasioni (una per parte): numeri che fotografano alla perfezione un 1-1, figlio di pochi squilli ma sfruttati con assoluto cinismo.
Cittadini dominante, Palmisani decisivo

Nel cuore della difesa, Cittadini si prende la scena, dominando in lungo e in largo il reparto offensivo siciliano e, più nello specifico, Pohjampalo, attuale capocannoniere del campionato. Per il centrale ciociaro un’unica sbavatura, proprio in occasione del gol del pareggio, quando deve arrendersi ad una gran giocata del centravanti finlandese che lo usa da perno per suggerire l’assist a Ranocchia. Per il resto, i numeri parlano per la sua partita, che chiude con 15 duelli vinti (12 di testa) e ben 18 chiusure difensive.
Accanto, Monterisi alterna buone chiusure all’episodio che rischia di complicare tutto, con una gestione superficiale del retropassaggio a Palmisani che apre un varco pericoloso alla zampata dell’esperto Pohjanpalo che termina la sua corsa sul legno. Tra i pali, Palmisani conferma il buon momento di forma: reattivo nei due tempi, presente, decisivo quando chiamato in causa. Nelle situazioni chiave c’è sempre. E questo, nel calcio di oggi, fa tutta la differenza. Chiude il match con un xGOT (gol evitati) di 0,87 (senza il gol sarebbe stato ben più alto, 1,85).
Un lampo di luce nelle ombre del centrocampo

Il reparto che per mesi ha fatto la fortuna del Frosinone “tradisce” Alvini, con una prestazione non pienamente all’altezza del reparto avversario. Ilcentrocampo del Frosinone vive di contrasti e geometrie essenziali, più sostanza che brillantezza. La partita si gioca soprattutto lì, in una zona intasata, dove ogni pallone pesa doppio.
Cichella (17 tocchi e 0 contrasti vinti) e Koutsoupias (nessuna conclusione a rete e appena 3 duelli vinti su 14) non riescono a prendere il ritmo del match e Calò appare fin dalle prime battute sottotono (appena il 67% di passaggi completati), alla ricerca di giocate difficili e compagni spaesati. E proprio quando la manovra sembra incartarsi, arriva l’episodio: il numero 14 ciociaro accende la luce con una giocata di qualità superiore, una punizione “alla Del Piero” che rompe l’equilibrio, si insacca sotto al sette e indirizza momentaneamente la gara.
È un gol che fotografa il suo valore nella stagione, con la capacità, anche in una giornata no, di riuscire ad essere ugualmente decisivo.
Attacco poco incisivo

È davanti che il Frosinone lascia qualcosa. Pochi palloni giocabili per Raimondo (appena 17 tocchi) e azioni estemporanee e poco concrete di Ghedjemis e Kvernadze (appena 1 tiro nello specchio nei 6 tentativi a rete dei due esterni). Le occasioni arrivano, ma non con la frequenza e la qualità necessarie per chiudere la partita.
Manca l’ultimo passaggio, manca la scelta giusta negli ultimi sedici metri e, soprattutto, manca brillantezza e imprevedibilità a vantaggio ottenuto, con il Frosinone che abbassa troppo il baricentro subendo il forcing finale del Palermo. E poi c’è l’episodio che riequilibra tutto: sul pareggio dei siciliani a pesare è il grave errore di Zilli, una lettura sbagliata che concede spazio e tempo a Ranocchia, lasciato libero da una marcatura troppo leggera fuori dall’area. In un match importantissimo e sbloccato da una perla, sono i dettagli che diventano macigni. E il Frosinone, questa volta, li paga a caro prezzo.
Le ultime quattro battaglie

Il calendario entra nella fase decisiva. Quattro partite, quattro finali, con una classifica corta in testa, con ogni punto che vale doppio e pesano macigni. Il Frosinone arriva a questo sprint con la base solida delle undici partite consecutive senza sconfitte, ma con l’amaro in bocca di non aver portato, ancora una volta in un big match, a casa l’intera posta in palio.
Contro Venezia, Monza e Palermo, dirette avversarie nella corsa alla promozione diretta, sono arrivati appena 3 punti sui 18 disponibili, frutto di tre pareggi (nei due match contro il Palermo e nella trasferta di Monza) e altrettante sconfitte (in casa con i brianzoli e nella doppia sfida contro il Venezia).
Un dato che, classifica alla mano al momento non pesa sul bilancio ciociaro ma che, in caso di parità di punti a fine anno, diventerebbe un macigno sulla stagione del Frosinone.


