Hines, il campione americano con Veroli nel cuore

Il forte pivot statunitense lascia il Cska Mosca e dopo 10 anni torna in Italia dove ha iniziato la carriera. Giocherà con l'Olimpia Milano di coach Ettore Messina. Avrà l'occasione di riabbracciare la cittadina ciociara che nel 2010 lo ha adottato e lanciato nella pallacanestro internazionale

Alessandro Salines

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Grazie Veroli per tutto quello che mi hai dato. Grazie per le persone che mi hai fatto incontrare e per le esperienze che ho vissuto. Chissà, forse ci rincontreremo presto“. Era la speranza con la quale Kyle Hines chiudeva una lettera aperta scritta qualche anno fa ed in cui raccontava i suoi trascorsi in Ciociaria. Un auspicio che potrà avverarsi molto presto.

Il pivot statunitense, infatti, a 33 anni torna in Italia a giocare. Ha firmato un contratto biennale per la gloriosa Olimpia Milano di coach Ettore Messina (lo ha allenato a Mosca) e quindi avrà l’occasione di riabbracciare finalmente Veroli e la sua gente. Magari saltando su un treno Freccia Rossa e arrivando direttamente a Frosinone grazie all’alta velocità che da luglio toccherà pure la Ciociaria.

Dal suo entourage fanno sapere che non vede l’ora di ritrovare gli amici verolani e quei luoghi che gli sono rimasti nel cuore. Anzi c’è chi azzarda che Veroli abbia addirittura influito nella scelta di rientrare in Italia a distanza di dieci anni. 

Veroli trampolino di lancio

Kyle Hines con la maglia della Prima Veroli Basket

Il “pivot-bonsai” (è alto 198 centimetri), come viene soprannominato Hines, è molto legato a Veroli. Con il club giallorosso ha iniziato la sua avventura nel basket professionistico europeo dove ha vinto scudetti e soprattutto 4 Euroleghe con i migliori club (Brose Bamberg in Germania, Olympiakos in Grecia e Cska Mosca in Russia).

Per Hines Veroli è un angolo speciale, quasi magico. “Il paese sul versante della montagna“, come lo ha ribattezzato in maniera quasi fiabesca. E’ arrivato da “rookie” a nemmeno 20 anni e se n’è andato dopo due stagioni fantastiche ingaggiato dai tedeschi del Brose Bamberg. 

Senza Veroli non avrei avuto successo in Eurolega perché quegli anni mi hanno fornito gli strumenti per diventare un giocatore vero e mettere i primi mattoni della mia carriera professionistica“, ha spesso sottolineato Hines nelle sue interviste. Ma al di là del lato sportivo, Kyle ha sempre rimarcato i valori umani che ha trovato a Veroli. Si è sentito a casa sin dai primi giorni. Una grande famiglia di cui si sente ancora parte malgrado le strade si siano divise.

Trinchieri e Riva i suoi mentori

Andrea Trinchieri Photo © Archivio Rytas

Hines nasce a Siklerville, cittadina di 50 mila anime nel New Jersey. Nel basket si mette in mostra nel campionato universitario nelle file dell’UNCG Spartans fino al 2008. La stoffa c’è ma resta fuori dal draft della NBA.

Deluso dalla bocciatura, decide di provare l’avventura nel basket europeo. L’incontro che gli cambia la vita arriva a Las Vegas nel corso della tradizionale NBA Summer League. Andrea Trinchieri, giovane neo coach del Veroli al secondo anno in A2, è a caccia di talenti e vuole parlare con Hines.

L’appuntamento è al McDonalds del Palm Casino Food Court (“Mi sarei aspettato di vederlo in un ristorante elegante, magari italiano“, ha ricordato una volta scherzando). Tra un cheeseburger ed una fetta di torta di mele, Trinchieri convince Kyle ad accettare le lusinghe della società della famiglia Zeppieri.

Due stagioni straordinarie

Antonello Riva

Lo abbiamo voluto fortemente“, ha ricordato spesso Antonello Riva, general manager del Veroli. Per Hines è amore a prima vista, un colpo di fulmine. La città lo accoglie a braccia aperte. I tifosi gli vogliono bene. Il feeling scatta subito.

I veterani Pietro Bianchi e Michele Mian lo prendono sotto la loro ala protettrice e gli svelano i segreti del basket italiano. Il connazionale Jerome Allen gli fa capire cosa significa essere un  professionista a tutto tondo. Il giovane pivot statunitense diventa un punto di forza della squadra tanto che il suo nome finisce sui taccuini dei principali scout europei. Il Veroli di Hines sfiora per due volte la promozione in A1 e centra la doppietta in Coppa Italia. 

Hines è il profeta di quella piccola grande squadra che fa parlare di sè ovunque. “C’era una atmosfera speciale, una chimica particolare dentro e fuori dal campo – ha detto più di una volta – La società era una famiglia e non ci faceva mancare niente. Abbiamo fatto la storia anche se non siamo riusciti a centrare l’obiettivo della promozione“.

Il 13 giugno del 2010 Hines gioca l’ultima partita col Veroli dopo 50 presenze e 885 punti. Gara-4 della finale contro Sassari. Una sconfitta cocente che spegne i sogni dei giallorossi. Per Hines una delusione atroce. Una ferita mai guarita completamente. “La peggiore sconfitta della mia vita. Alla fine ero distrutto, sentivo la responsabilità di aver deluso una città che era pronta ad esplodere per la gioia. Ogni volta che sono tornato a Sassari ho ripensato a quei momenti“, confessò qualche tempo dopo.

Da Veroli a “re d’Europa”

La Prima Veroli nell’anno della finalissima per la A

Hines lascia Veroli ed approda in Germania al Brose Bamberg. Inizia una carriera a dir poco fantastica. Vince lo scudetto tedesco oltre alla Coppa e alla Supercoppa. E’ mvp dei playoff. L’anno seguente sbarca in Grecia all’Olympiakos di Atene e continua la raffica di successi. Un titolo nazionale e due Euroleghe: è il bilancio delle due stagioni sul Pireo. Nel 2013 approda a Mosca al Cska. Conquista altre due Euroleghe e sei scudetti. Viene eletto miglior difensore d’Europa. 

Ma Veroli è sempre nel suo cuore. Tanto che nel 2015 quando la società giallorossa chiude baracca e burattini, Hines non nasconde la sua delusione: “Mi si è spezzato il cuore perché so quanto i verolani tengano alla propria squadra“.

Adesso il “pivot-bonsai” torna in Italia e Veroli è lì ad aspettarlo di nuovo a braccia aperte come 12 anni fa. “Ho giocato in alcuni dei migliori team europei ed ho vissuto in città molto importanti ma il legame con quel piccolo paese sul versante della montagna non ha eguali. Dentro di me, spero sempre di finire la carriera proprio a Veroli“.

Sarà difficile ma  come canta Antonello Venditti: “Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano.              

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